mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 21:55

ElectroTerni chiude, sindacati sul piede di guerra: girandola di vertici istituzionali

Lavoratori a rischio, per alcuni proposta di trasferimento al Nord o in Marocco ma dovevano decidere in una settimana

 

Chiusura certa del sito ElectroTerni di viale Centurini, 16 lavoratori a rischio «e dai primi segnali di crisi l’azienda non ha fatto nulla per invertire la rotta. Il management del gruppo Coppo ha solo alimentato false speranze, non ha preso in considerazione le soluzioni proposte dalla Regione, né ha mai avviato investimenti per rilanciare l’attività industriale». Organizzazioni sindacali dei metalmeccanici tentano in tutti modi di salvaguardare produzione e occupazione: il 2 e il 3 maggio in programma due distinti tavoli, uno col sindaco Leonardo Latini e l’atro con il prefetto Paolo De Biagi.

Vertenza ElectroTerni Alla porta 16 dipendenti, 14 operai e due impiegati «si tratta di un dramma sociale» commenta Stefano Garzuglia della Fiom, «Terni non è nelle condizioni di ricollocare quelle persone» fa notare Simone Lucchetti della Uilm. I rappresentanti dei lavoratori metalmeccanici, venerdì mattina si sono riuniti nella sede ternana della Fismic per alzare il livello di attenzione su una vertenza che «per ‘la ridotta portata’ rischia di non avere la visibilità che merita». I segnali, già un anno fa, non erano incoraggianti e la sensazione è che la famiglia Coppo abbia voluto solo prendere tempo per poi comunicare ufficialmente quello che i sindacati temevano da tempo, ovvero la chiusura del sito Centurini.

Chiude il sito Centurini «Per ora 16 lavoratori rischiano il posto – ribadisce Emilio Trotti della segreteria Fim Cisl -, ma nulla di incoraggiante per il sito di Maratta è stato messo sul tavolo di Confindustria dalla famiglia Coppo che, come se nulla fosse, per 8 dipendenti a inizio aprile ha aperto alla possibilità di un trasferimento nei siti industriali del Nord Italia, se non addirittura in Marocco, ma obbligandoli eventualmente a decidere nel giro di una settimana». «Quella di ElectroTerni è una storia di ‘prenditori’ più che imprenditori – dice Giovacchino Olimpieri di Fismic -. Dopo mesi e mesi di temporeggiamento senza tentare davvero una soluzione, al termine di una discussione animata i Coppo hanno firmato per la cassa integrazione. Solo per alcuni proposto il trasferimento ma un 50enne con famiglia, per una paga talvolta inferiore, può su due piedi decidere di trasferirsi a migliaia di chilometri di distanza?». ‘Una proposta offensiva’ la definisce Trotti.

Sindacati «Solo a parole l’azienda ha tentato di salvaguardare Terni, ora con investimenti, ora con l’ingresso di nuovi soci – ma di fatto non ha tentato nessuna via» sottolinea Garzuglia. «Anzi – fa eco Trotti – ha solo indebolito il sito». «Siamo di fronte ad un management inaffidabile – tuona Simone Lucchetti della Uilm – che in tanti mesi ha lanciato segnali confusi mirati solo a prendere tempo. È una volontà politica quella di chiudere il gruppo a Terni come pure quella di vendere i capannoni, per recuperare risorse». «Dobbiamo invece aprire – dichiara  Olimpieri – ad altre iniziative imprenditoriali, sfruttando l’area di crisi complessa». «La famiglia Coppo – concludono – vorrebbe gestire vertenza tramite accordo coi sindacati ma le premesse non sono buone». Tra le ragioni poste dalla proprietà come fattori di crisi per l’azienda ternana, quello dell’approvvigionamento delle materie prime, quel lamierino magnetico che a Terni non si produce più. Parlando con gli addetti ai lavori, si scopre però che, intanto l’azienda ha mercato sia in Italia che all’estero poi che per l’attività ad Alessandria, i Coppo sfruttano il porto di Genova per le merci. Il commento: «Volessero, potrebbero usufruire di Civitavecchia».

 

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