mercoledì 24 ottobre - Aggiornato alle 07:54

Economia, per l’Umbria 2011 di stagnazione. Banca d’Italia: «Crescita prossima allo zero»

Dopo i timidi segnali di ripresa registrati nei primi sei mesi è la Banca d'Italia, nel suo aggiornamento congiunturale sull'economia umbra, a certificare come quei timidi segnali «si sono progressivamente affievoliti nel corso dell'anno»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I timidi segnali di ripresa dei primi sei mesi lasciano spazio a previsioni fosche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Daniele Bovi

Per l’economia umbra il 2011 sarà l’anno della stagnazione. Dopo i timidi segnali di ripresa registrati nei primi sei mesi è la Banca d’Italia, nel suo aggiornamento congiunturale sull’economia della regione diffuso martedì mattina, a certificare come quei timidi segnali «si sono progressivamente affievoliti nel corso dell’anno». A fronte di un recupero degli ordini e della produzione da gennaio a giugno, ora l’istituto registra un «marcato rallentamento» nei mesi successivi. E così se il Pil umbro nel 2010, dopo il biennio di tregenda del 2008 e 2009, era salito dell’1,5% per quanto riguarda il 2011 «la crescita – è stato spiegato nel corso della presentazione del rapporto – sarà vicina allo zero». O almeno così la pensa il campione di imprese protagoniste del sondaggio di Bankitalia.

Il sondaggio I risultati del sondaggio congiunturale condotto ad ottobre dalla Banca d’Italia su un campione di imprese regionali con oltre venti addetti delineano quindi «un quadro congiunturale caratterizzato da forte incertezza». Pesano in particolar modo, sui piani degli imprenditori, le turbolenze dei mercati finanziari: un’impresa su tre di quelle ascoltate dalla Banca d’Italia ritiene infatti che quelle turbolenze avranno un impatto negativo su investimenti (il 60% non prevede incrementi dei livelli già modesti fino al 2012), occupazione e produzione nel medio termine.

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Il fatturato In questo quadro da gennaio a settembre il fatturato è aumentato per la metà delle imprese ma di certo non in modo omogeneo: gli aumenti sono infatti concentrati nel tessile (storicamente un settore in crisi), nei metalli e nella meccanica. La maggior parte di questi aumenti però riguarda aziende che hanno marcata propensione all’export. E dato che le aziende umbre che esportano sono una minoranza è facile dedurre che la crescita del fatturato riguarda poche realtà. Profondo rosso invece per la lavorazione dei minerali non metalliferi mentre aumenta la quota (dal 10% al 50%) di quelle società che prevedono di chiudere il bilancio in utile.

Mattone, crisi continua A livello settoriale non conosce sosta la crisi del mattone. Crisi che si aggrava specialmente per quanto riguarda il residenziale con sempre più imprese che chiudono i battenti, sempre più ore di cassa integrazione e sempre meno posti di lavoro. Le imprese edilizie soffrono e prevedono un volume di produzione in calo per il 2011 con prospettive negative per il 2012. Aspettative negative alle quali va aggiunto il calo degli investimenti in opere pubbliche. Segnali non confortanti arrivano dal commercio, che risente dell’andamento negativo della distribuzione nazionale. Pessimi anche i dati relativi alle immatricolazioni di automobili, scese del 17,6% tra gennaio e settembre rispetto allo stesso periodo del 2010.

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Turismo e occupazione In controtendenza invece i numeri del turismo regionale forniti nei giorni scorsi dalla giunta Marini, con un aumento del numero degli arrivi (7,7%) e delle presenze (7,2%) specialmente per agriturismi e affini. Segnali importanti corroborati dalle ottime performance dell’aeroporto di Sant’Egidio dove il numero dei passeggeri, specialmente italiani, è aumentato di oltre il 60% rispetto al 2010. I dati del mercato del lavoro umbro non riservano invece nessuna novità rispetto a quanto già noto: nei primi sei mesi dell’anno  l’occupazione cresce dell’1,1%  su base annua, performance positiva imputabile soprattutto grazie a nuovi contratti a tempo determinato che, nel complesso, rappresentano il 25% della forza lavoro della regione. Anche la cassa integrazione rimane su livelli stabili rispetto al 2010, con 16 milioni di ore tra gennaio e settembre e con le imprese che prevedono, nell’ultimo trimestre dell’anno, di fare meno ricorso agli ammortizzatori sociali.

Una replica a “Economia, per l’Umbria 2011 di stagnazione. Banca d’Italia: «Crescita prossima allo zero»”

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