Currently set to Index
Currently set to Follow
mercoledì 24 febbraio - Aggiornato alle 18:29

Donne ai margini della nuova Camera di commercio dell’Umbria, caso sul tavolo del Ministero

La questione sarà portata all’assemblea nazionale delle consigliere di parità: «Estendere obbligo delle quote, non possiamo più permetterci questi ritardi»

La consigliera di parità della Regione Monica Paparelli

Solo cinque donne sui 33 membri del nuovo consiglio e una sugli otto che siedono nella nuova giunta. Il caso che riguarda la neonata Camera di commercio dell’Umbria, risultato della fusione tra quelle di Perugia e Terni, sarà portato dalle consigliere di parità dell’Umbria sul tavolo del Ministero del Lavoro, durante l’assemblea nazionale delle consigliere. Ad annunciarlo sono la consigliera di parità della Regione Monica Paparelli, Giuliana Astarita per la Provincia di Perugia e Maria Teresa Di Lernia per quella di Terni. «Il consiglio – scrivono le tre – rappresenta il tessuto produttivo in agricoltura, industria, artigianato, commercio, servizi alla persona, servizi alle imprese e cooperazione di questa regione, ragion per cui appare legittimo chiedersi: è così drammatica la situazione delle imprenditrici nella nostra regione?».

Donne ai margini Per le tre consigliere la composizione dei nuovi organi camerali «ci consegna un’immagine del tessuto imprenditoriale umbro che va oltre la contingenza, invero datato e immobile, con gli uomini in posizione apicali e le donne ai margini». Questa assenza della componente femminile nei posti apicali «si riflette inevitabilmente nelle scelte che ogni organo è chiamato a compiere e nella visione politica di sua competenza e, con amarezza, si evidenzia che a nulla valgono gli esempi in cui la presenza di un maggior numero di donne nei posti apicali ha portato a situazioni di sostanziale miglioramento e innovazione». Ecco perché, secondo le tre consigliere, se manza una vera visione paritaria «forse sono solo le quote obbligatorie a permettere la rappresentanza delle donne negli organi politici o nei consigli di amministrazione».

Le quote «Se interventi normativi di quasi dieci anni fa – che hanno imposto percentuali definite di presenza delle donne nelle giunte di comuni e province o nei consigli di amministrazione delle società quotate – hanno assicurato benefici, pur non producendo ancora quel cambiamento culturale necessario, bisognerà agire a livello centrale – aggiungono – per estendere tali normative alle società pubbliche e a enti di secondo livello». Tutti temi che saranno affrontati nel corso dell’assemblea nazionale: «Il nostro paese e la nostra regione – concludono Paparelli, Astarita e Di Lernia – non possano permettersi più quei ritardi culturali e quelle rendite di potere che di fatto ostacolano la crescita e la ripresa di tutti».

I commenti sono chiusi.