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mercoledì 28 ottobre - Aggiornato alle 08:28

Dl Agosto, autonomia Camera di commercio di Terni: speranza ridotta a 7 emendamenti

Terminate le segnalazioni dei gruppi politici, ecco gli appigli che restano per evitare l’accorpamento dell’ente con quello di Perugia

di Marta Rosati 

Il Dl Agosto approderà in aula al Senato il prossimo 5 ottobre: fino ad allora la commissione Bilancio ha il tempo di esaminare gli emendamenti presentati; un numero assai ridotto rispetto ai 2.660 iniziati. Sotto la lente dell’organismo parlamentare ormai, solo quelli segnalati dai gruppi politici una volta terminato anche il periodo di presentazione dei sub-emendamenti. Sale allora l’attesa per il destino della Camera di commercio di Terni, visto il decreto accelera gli accorpamenti previsti dal 2016 e non ancora portati a termine. Perché l’ente mantenga l’autonomia come chiesto dai vertici della stessa Camera di commercio, dai sindaci del Ternano e dal presidente della Provincia Giampiero Lattanzi, nelle pieghe delle proposte presentate da diversi senatori, ci sono almeno sette possibilità: questo il numero di emendamenti all’articolo effettivamente tesi a fornire una misura di salvaguardia al presidio di servizi alle imprese del territorio, anche se alcune avrebbero effetto per un periodo di tempo limitato.

Camera di commercio di Terni C’è ad esempio il Pd che in questo senso suggerisce di sopprimere l’articolo; ma certo poi rimarrebbe comunque il decreto del 2016 rispetto al quale 38 camere di commercio devono ancora adeguarsi. Essendo la misura tesa a semplificare ed efficientare, in un’ottica di spending review, la Lega cerca di intervenire in un altro modo, ovvero «escludendo dagli effetti dell’articolo 61 del Dl Agosto, gli enti che presentano equilibrio finanziario». Terni è tra questi. Tra i segnalati c’è anche l’emendamento Mallegni (Fi), teso a sospendere le disposizioni di accorpamento, ma solo fino al 30 novembre 2020, che vale a dire a questo punto meno dei 60 giorni dall’entrata in vigore del Dl Agosto (periodo previsto dall’articolo 61 per portare a compimento i processi del caso).

ACCORPAMENTO, PERCHÉ NO

L’esame del Dl Agosto Altra possibilità di evitare l’accorpamento con l’ente camerale perugino potrebbe derivare per Terni dall’approvazione dell’emendamento del M5s che chiede di escludere quelle in attesa della definizione con sentenza dei procedimenti giudiziari amministrativi pendenti».  La questione, come noto, era arrivata alla Corte costituzionale che il 23 giugno scorso si è pronunciata stabilendo come legittima la riforma delle Camere di commercio basandosi sul principio di leale collaborazione tra lo Stato e le Regioni. Pare però che debba ancora pronunciarsi il Tar del Lazio e sembra che non lo farà prima della prossima primavera.

Commissione Bilancio al Lavoro Un’ancora di salvezza piuttosto valida potrebbe allora essere l’emendamento del Pd a firma Marcucci, Ferrari, Boldrini e Collina che tra le altre cose recita:  «I presidenti delle Regioni nelle quali sono in corso i procedimenti di accorpamento delle Camere di commercio disciplinati dal decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 219 possono, con apposito decreto, sospendere tali procedimenti per un periodo massimo di tre anni, in ragione degli effetti dell’epidemia da Covid-19 sul tessuto economico produttivo del territorio di riferimento e della necessità di consentire a istituzioni, rappresentanze associative e operatori economici, di operare per la ripartenza dei sistemi economici-produttivi regionali. Gli organi delle camere di commercio in corso di accorpamento continuano ad esercitare tutte le loro funzioni fino al giorno dell’insediamento del consiglio della nuova camera di commercio, ancorché scaduti o decaduti alla data di entrata in vigore della presente legge». Ma probabilmente al termine dei tre anni sorgerebbe nuovamente la necessità di concludere gli accorpamenti.

L’autonomia dell’ente camerale ternano Gli stessi senatori infine, sono firmatari di un’altra proposta emendativa al Dl Agosto, la più strutturata e del tutto simile a quella di Barachini di Forza Italia. Entrambe le soluzioni, seppure stabiliscono il 31 dicembre 2021 come termine ultimo per concludere gli accorpamenti, prevedono la possibilità di rivedere il numero massimo di Camere di commercio in Italia, in deroga al decreto legislativo del 2016. Come terminerà la partita è difficile prevederlo: molto dipenderà dai lavori della V commissione di Palazzo Madama, poi dal dibattito in aula e infine, eventualmente passasse la possibilità di deroga, avranno un gran peso i tavoli tecnico-istituzionali per stabilire i nuovi criteri.

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