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martedì 25 gennaio - Aggiornato alle 01:59

Dimezzati i contributi per le quattro città santuario dell’Umbria: «Rifinanziate la misura»

Il bonus era previsto per Assisi, Orvieto, Preci e Cascia. Presentate richieste per 19 milioni ma quelli stanziati sono dieci

Cascia

Si dimezza il contributo per le città santuario dell’Umbria. A denunciarlo è la Confcommercio dell’Umbria a proposito del bonus, previsto dal «decreto Agosto», tramite il quale venivano stanziati 10 milioni di euro per garantire contributi a fondo perduto per le imprese che lavorano nelle città santuario, pesantemente danneggiate dalla pandemia. Il 9 settembre l’Agenzia delle entrate ha pubblicato le istruzioni per accedere al beneficio, destinato in Umbria alle imprese di Assisi, Cascia, Orvieto e Preci.

La sforbiciata In tutto sono state presentate istanze per 19 milioni di euro, e così l’Agenzia ha deciso di al 51,6 la percentuale del contributo da erogare in favore delle attività economiche e commerciali svolte nei centri storici dei comuni dove sono situati santuari religiosi. «Il risultato è che alle nostre imprese andrà la metà di quanto si aspettavano», dice Vincenzo Di Santi, presidente di Confcommercio Assisi. «E la delusione, a questo punto, è veramente tanta. Noi chiediamo che la misura si rifinanziata, perché a fronte di perdite di fatturato che in alcuni casi sono arrivate addirittura all’80%, avremo solo poche briciole, totalmente insufficienti come risarcimento minimo, ma anche per darci la spinta per guardare con fiducia al futuro e ripartire».

La battaglia «Già in partenza – aggiunge – l’importo del contributo per le nostre imprese massacrate dall’emergenza economica era poco più che simbolico. Oggi è davvero irrisorio. Non chiediamo l’impossibile». La battaglia per ottenere questo tipo di aiuto era partita proprio dagli imprenditori di Assisi, «protagonisti di una lunga mobilitazione sostenuta da Confcommercio – ricorda l’associazione – che aveva coinvolto alla fine anche gli imprenditori di altre città italiane che avevano vissuto la stessa drammatica esperienza della perdita assoluta di turismo e quindi di reddito, senza poter accedere ai ristori previsti per altre categorie».

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