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giovedì 26 novembre - Aggiornato alle 05:09

Dalle multinazionali al Pampepato, ecco perché Terni rifiuta la Camera di commercio dell’Umbria

Ente camerale chiede al Senato il mantenimento dell’autonomia, documento in V commissione in vista del voto al Dl Agosto

Giuseppe Flamini

di M. R.

Secondo un rapporto Unioncamere depositato in V commissione al Senato, l’accorpamento delle Camere di commercio, laddove il processo è già terminato, avrebbe apportato benefici agli utenti, risparmi ed efficienza, ma negli ultimi giorni, quando più che mai anche a livello politico la difesa dell’ente ternano è trasversale, all’attenzione dello stesso organismo di Palazzo Madama è stato depositato un nuovo dossier, siglato dai vertici di quei presidi che rifiutano il modello dell’acccorpamento e spingono per il mantenimento dell’autonomia. Non mancano le ragioni del presidente Giuseppe Flamini e un approfondimento dei risparmi vantati da Camere di commercio neonate per fusione, a dimostrare che questi non derivano direttamente dal processo che il Dl Agosto vuole accelerare. Tra i 2.660 emendamenti depositati, oltre a quello annunciato dai senatori umbri di Italia Viva e Lega, ce n’è uno a firma di un esponente Pd che vuole sopprimere quell’articolo 61 che prevede proprio di semplificare e accelerare i procedimenti di accorpamento delle Camere di commercio.

Ente camerale di Largo Don Minzoni «L’accorpamento della Camera di Terni, che conta 26.710 imprese, con la Camera di Perugia che ne conta oltre 83.000 a formare la Camera di commercio dell’Umbria avrà competenza su un territorio molto grande (8.456 km2) – si legge nel documento – con specificità diversissime e bisogni di intervento differenti. Perugia e Terni distano fra loro oltre 80 km e allo stato attuale il collegamento più rapido è quello stradale (più di un’ora d’auto) mentre per quello ferroviario occorre utilizzare la linea Roma-Ancona che impiega circa 2 ore e mezza. Per contro la facilità di collegamento Terni-Roma ha fatto sì che da sempre il baricentro naturale d’interesse della popolazione e delle imprese della provincia di Terni fossero la capitale e le vicine città laziali di Rieti e Viterbo (20 minuti in auto), sedimentando reciproci scambi su tutti i fronti. È un legame storico e culturale instauratosi anticamente e tutt’oggi forte che ha generato anche una cultura imprenditoriale di base molto differente. La distanza fisica fra le imprese e la sede principale dell’ente prevista a Perugia comporterà un dispendio notevole di tempo e costi, aumentando ancora di più il divario tra le imprese che hanno facile accesso ad alcuni servizi e le altre e depauperando ulteriormente territori ed economie già marginali».

Terni e il legame con la Capitale «Inoltre – è spiegato  – i territori a Sud sono proiettati verso Roma (30 min) mentre quelli a Nord verso l’Emilia e la Toscana. L’imprenditoria della provincia di Perugia si caratterizza per dimensioni medie aziendali (il 46% sono in forma societaria contro il 43% di Terni) e settori d’attività (alta moda, meccanica, agroalimentare) molto diversi da quelli presenti in provincia di Terni (siderurgia, chimica, edilizia) dove la presenza di circa 20 multinazionali condiziona sia il mercato del lavoro che le specializzazioni. A Terni su 100 addetti del manifatturiero, 35 lavorano nelle multinazionali: una percentuale tripla rispetto al resto d’Italia e di 10 volte superiore rispetto a quella di Perugia. Ciò ha generato un indotto fatto di microimprese (quasi il 54% sono ditte individuali) scarsamente strutturate. Queste caratteristiche impongono quotidianamente di pensare in termini originali le strategie di sviluppo di Terni, che non possono essere sovrapponibili a quelle di altre realtà. A Terni il sistema economico sta risentendo della crisi in maniera più intensa e più prolungata, con un tasso di disoccupazione giovanile che nel 2018 sfiora il 41% contro il 28% di Perugia».

L’area di crisi industriale complessa Un territorio che è stato toccato marginalmente dal sisma 2016, il quale ha però prodotto danni indotti di grande rilevanza sia in termini di immagine che di fiducia nel futuro da parte degli operatori economici. Inoltre il territorio di Terni e Narni è stato di recente dichiarato dal Governo “area di crisi complessa” e quindi destinatario di ingenti investimenti che necessitano di essere gestiti ed indirizzati, anche con il supporto dell’ente camerale. La Cciaa di Terni nel tempo ha costruito forti relazioni istituzionali nell’ambito della governance locale, assicurando il coinvolgimento di tutti i soggetti del territorio (istituzioni, associazioni di categoria, fondazioni bancarie, diocesi ecc…) ed è riconosciuta quale ente che “super partes” che coordina e gestisce il network composto da eccellenze istituzionali e imprenditoriali».

I risultati della Camera di commercio di Terni Nel documento si fa riferimento all’avvio del «Piano di Marketing Turistico ‘Terre di San Valentino’, voluto dall’ente per individuare direttrici di sviluppo territoriale diverse rispetto alla siderurgia e alla chimica e che ha visto la recente costituzione della Cabina di Regia e del Comitato di coordinamento al cui interno siedono 19 comuni e tutte le associazioni; l’attivazione di un tavolo periodico di ascolto e proposta sulla situazione del territorio composto da istituzioni, associazioni imprenditoriali, ordini professionali, sindacati ecc.; la costituzione di una Rete d’imprese della meccanica per offrire ulteriori sbocchi, in ambito internazionale, ad imprese cresciute all’ombra dell’acciaieria; l’aggregazione di 45 imprese artigiane e 12 soggetti promotori nel gruppo Produttori del Pampepato di Terni per chiedere il riconoscimento Igp e valorizzare il prodotto tipico e così via. È fondamentale – sostiene Flamini – che tutte queste funzioni e le nuove, importanti di cui il sistema camerale è stato investito possano essere svolte in via diretta sul territorio e vicino alle imprese, in particolare in un’area fragile come quella di Terni». Per convincere la commissione Bilancio e tramite quella l’intero ramo del parlamento, la Camera di commercio ha fornito all’organismo di Palazzo Madama anche tutta una serie di numeri sui conti dell’ente e le misure di efficientamento in programma.

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