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martedì 24 maggio - Aggiornato alle 18:36

Dal Trasimeno a Las Vegas: l’idea del vino sottovuoto nelle case e al ristorante

Diego Pepini presenta il distributore che evita gli sprechi: «Il liquido avanzato delle bottiglie mantiene aroma e sapore nelle buste»

di Enzo Beretta 

Un ingegnere di Passignano sul Trasimeno rischia di rivoluzionare per sempre le abitudini di bere vino nel mondo. La sua startup è appena stata presentata al Consumer Electronics Show di Las Vegas vale a dire la più grande fiera di elettronica del consumo del pianeta.

Diego Pepini, cosa si è inventato questa volta?
«Un distributore di vino intelligente».

Mi faccia capire meglio.
«Metto il vino sottovuoto prolungandone la vita per mesi. Quante volte stappiamo una bottiglia e non la finiamo? Con ‘Albicchiere‘ Il liquido avanzato finisce in una busta sigillata e il vino mantiene l’aroma e il sapore. E in più non crea problemi di spazio».

Una cosa alla volta. Prima ci spieghi perché il vino dovrebbe continuare a essere buono.
«È una questione chimica: quando l’aria entra a contatto con il vino rimasto nella bottiglia aperta ecco che inizia il processo di ossidazione e quello finisce inevitabilmente per rovinarsi».

E, invece, così?
«Con le smart bags il vino si preserva fino a 26 settimane. Sarà sufficiente scattare col cellulare una foto all’etichetta della bottiglia per abbinarla al bollino Nfc che si trova sulla busta, al momento della mescita la macchina è già impostata per erogare il prodotto alla temperatura ottimale».

Fino a questo momento il mondo si era posto la questione dello spreco alimentare, non del vino.
«Insieme agli altri componenti della Beexlab ci siamo messi a pensare come andare incontro a tutti coloro che stappano bottiglie di vino per versare solo un calice o, al massimo, un paio di bicchieri. Nelle case degli italiani, nei giorni feriali, rispetto a qualche anno fa, non esiste più la tradizione del vino a tavola, se non ci troviamo in compagnia di amici molte volte rinunciamo perfino ad aprire le bottiglie proprio per evitare sprechi. In questa maniera, invece, nelle famiglie non si dovrà più discutere se stappare un bianco o un rosso perché il rimanente finirà nelle buste da conservare in frigo o nella credenza fino al successivo brindisi».

Certo, una busta occupa meno spazio della bottiglia e può essere infilata dappertutto.
«Le stavo dicendo esattamente questo. Vede, l’idea nasce per tentare di risolvere un problema a una cantina del Trasimeno: il vino e l’e-commerce non vanno particolarmente d’accordo perché se si rompe una bottiglia si interrompe l’intero processo logistico e per questo motivo molte volte ci si deve rivolgere a siti specializzati che devono comunque fare i conti con il packaging e i costi dei corrieri. Pensi che una bottiglia di vino in media pesa 1,3 chili, 750 grammi di liquido più mezzo chilo di vetro, ai quali devono aggiungersi l’imballo e gli scatoloni. Ecco, la cantina ci chiedeva di ottimizzare il trasporto e così abbiamo pensato a un formato flessibile, difficile da rompere, applicato a una tecnologia: l’idea migliore era sotto i nostri occhi, una busta riciclabile e resistente pesa solo 20 grammi».

E il dispenser?
«Inizialmente è nato per i privati, per un consumo domestico, nei giorni scorsi a Las Vegas abbiamo presentato la versione per i ristoranti, i wine-bar e le cantine per le degustazioni: il senso è lo stesso ma arrivano fino a 8 erogatori. Provate a pensare che risparmio può esserci per un locale…».

Il mercato risponde?
«Direi proprio di sì. In pochi mesi abbiamo piazzato 1.300 macchine in tutto il mondo, il 36 per cento delle vendite negli Stati Uniti, nell’ordine poi vengono l’Europa, Singapore e la Thailandia, paesi in cui lo spazio casalingo rappresenta un limite oggettivo. Nel Paese del vino, l’Italia, è un fatto di abitudini, il risparmio però è notevole e non si perde niente della qualità del vino. Per un buon calice, d’ora in avanti, basterà premere il rubinetto. Dalla seconda volta, si intende…».

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