martedì 24 ottobre - Aggiornato alle 11:44

Dai terremoti agli tsunami: Regioni chiedono impegno UE per prevenzione

Comitato enti locali approva parere per ‘riqualificazione edifici e infrastrutture’ anche a livello energetico: in Italia, Grecia e Romania rischio più alto

di Chia.Fa.

Dopo il terremoto del Centro Italia, il Comitato delle Regioni europee (Cdr), con un parere approvato in seduta plenaria, ha chiesto all’Unione europea di finanziarie ‘Una politica per la riqualificazione sismica del patrimonio edilizio e infrastrutturale’. Si è partiti dalla tragedia indicibile dei 299 morti sotto le macerie di Marche, Lazio e Abruzzo e si è arrivati a parlare di nuovo di modello Umbria, giovedì mattina a Bruxelles nell’ambito della Settimana europea delle Regioni e delle città, che oggi ha acceso i riflettori sugli improrogabili interventi di mitigazione del rischio sismico, ambito nel quale il Cdr ha avviato un percorso con l’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi (UNISDR). Obiettivo: proteggere le comunità europee dai danni causati dalle calamità naturali.

Parere del Cdr tra prevenzione ed efficientamento energetico In seduta plenaria, relatore del parere per il CdR è stato Vito Santarsiero, consigliere regionale in Basilicata, a Bruxelles nel gruppo del Pse: «Il piano per la riqualificazione sismica degli edifici e delle infrastrutture costerà soldi, ma potremo combinarlo con interventi di efficientamento energetico, centrando risparmi e sopratutto difendendo l’ambiente. L’Ue – è andato avanti – anche in passato si è mostrata solidale nelle operazioni di recupero post terremoto, ma dovrebbe investire di più nella prevenzione, tenendo presente il rischio sismico nelle decisioni su dove dovrebbero essere spesi i fondi regionali dell’UE e ponendo come requisito che tutte le infrastrutture costruite con tali fondi siano resilienti alle catastrofi. Queste misure ci aiuterebbero inoltre a far fronte ad altri eventi naturali, quali inondazioni e ondate di calore, che stanno diventando sempre più frequenti per effetto dei cambiamenti climatici».

Dal dramma del Centro Italia al pressing sull’Ue Italia, Grecia e Romania vengono indicati nel parere come i paesi con il più elevato rischio sismico, a cui si aggiunge quello tsunami nell’area del Mediteranneo, mentre livelli moderati di rischio vengono segnalati in Portogallo, Spagna, Francia, come emerso giovedì mattina durante il convegno organizzato con le Nazioni Unite e a cui hanno partecipato la commissaria per gli affari regionali Corina Cretu, e il segretario generale della speciale rappresentanza Onu che si occupa di riduzione del rischio da disastri Robert Glasser, presenti anche rappresentanti della Banca europea per gli investimenti, della Banca mondiale e del gruppo Zurich Insurance. Nell’ambito del percorso che ha portato al via libera al parere del Cdr, il presidente Lambertz, il primo vicepresidente e i leader dei cinque gruppi politici, su proposta della governatrice dell’Umbria Catiuscia Marini, che è capogruppo del Pse al Cdr, hanno compiuto una missione conoscitiva nel Centro Italia terremotato per capire l’entità dei danni.

Modello umbro al centro della scena Intervenendo sulla richiesta di una politica di riqualificazione del rischio sismico, Marini ha evidenziato come l’Umbria «negli ultimi cinquanta anni ha dovuto più volte misurarsi con queste drammatiche esperienze ed ha saputo costruire norme, regole, tecniche e una conoscenza scientifica che hanno determinato una vera e propria cultura della prevenzione e del convivere con il rischio sismico. Ha saputo inoltre dotarsi di un sistema di protezione civile per intervenire con rapidità ed efficienza in emergenza e per assistere in primo luogo la popolazione, mentre è cresciuta molto anche la conoscenza delle tecniche e dei materiali per la ricostruzione, a cominciare dalla microzonazione sismica». Tuttavia la presidente dell’Umbria ha affermato che «non esiste un modello di ricostruzione esportabile per tutti e ovunque, perché una cosa è ricostruire o intervenire per adeguamento sismico in centri storici antichi di oltre mille anni, come il caso dell’Umbria, altra cosa è fare ciò in aree di recente urbanizzazione, tuttavia la nostra esperienza può essere messa a disposizione delle comunità locali di tutta Europa».

Commissaria: «Già previsti 8 miliardi per prevenzione» Al convegno anche la commissaria rumena Corina Cretu, a Norcia nel febbraio scorso e in prima linea per l’intervento finanziario Ue nel Centro Italia, che giovedì a Bruxelles ha evidenziato come «I disastri naturali hanno causato, solo negli ultimi dodici anni, oltre centro miliardi di euro di danni in tutto il continente europeo. Ecco perché oggi è cruciale affrontare il tema della riduzione del rischio da disastri naturali. L’Unione Europea è impegnata con forza nel sostenere le autorità regionali e locali ad essere meglio preparati. Solo in questo recente periodo siamo impegnati nel sostenere, grazie alle politiche di coesione, investimenti per la prevenzione per oltre 8 miliardi di euro. In ogni caso è e sarà cruciale mettere in atto politiche per favorire il più possibile la prevenzione. E tanto più le città, le comunità locali, gli amministratori si parlano e si confrontano sui temi della prevenzione, si scambiano esperienze e buone pratiche, tanto più l’Europa sarà più sicura e più forte».

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