venerdì 24 maggio - Aggiornato alle 23:03

Da London Bridge a Ferentillo per fare impresa: la storia di Carol Piermarini

L'opposto di un cervello in fuga: un cervello e un'idea imprenditoriale da mettere in atto nella propria terra. E' il caso di Carol Piermarini che da Londra è tornata a Ferentillo

Carol Piermarini

di Giovanni Ruggiero

Non tutte le giovani laureate lasciano per non ritornare e a non tutte pesa il rilevare o l’integrare l’impresa di famiglia. E’ il caso di Carol Piermarini, ternana di Ferentillo, che dopo la laurea in economia del turismo a Perugia e il trascorso londinese di studio e lavoro ha deciso di tornare in Valnerina per reinvestire studi e conoscenze in una azienda agricola, che non ha soppiantato ma integrato l’originaria attività paterna fatta di ricettività e ristorazione.

Divenutane titolare nel dicembre del 2002 Carol l’ha ripensata e riprogettata trasformando l’Azienda in una vera e propria impresa, in cui accanto all’attività turistico-ricettiva si produce olio e tartufo nero pregiato della Valnerina, farro e lenticchia. Così, nel corso di 8 anni il fatturato è cresciuto ogni esercizio mediamente del 10%. E’ divenuta famosa per aver ideato per prima  una “fattoria didattica” per bambini e con il contributo dell’intera famiglia (fratello, nonna e genitori) ha attivato percorsi studiati di scuola di cucina e di didattica per adulti, accompagnati da cani addestrati sui percorsi naturali e micotizzati per la produzione del tartufo.

“E’ l’amore infinito per questa terra e per la mia gente che mi ha fatto tornare da Londra – dichiara la giovane imprenditrice ternana – per dar vita all’Azienda Piermarini. Certo, l’inizio ha rappresentato una incognita, ma eravamo e rimaniamo convinti che la qualità premia, anche se bisogna essere sempre pronti a riequilibrare in corsa, perché il mercato comunque richiede grande precisione e professionalità, che non consentono improvvisazioni e approcci spontaneisti. Per questo stiamo pianificando una maggior internazionalizzazione, attraverso contatti con soggetti stranieri interessati al prodotto (scuola di cucina e didattica agraria), accanto all’idea, da sviluppare, della fattoria sociale».

«Abbiamo già sperimentato l’iniziativa con delle cooperative sociali in un settore (la terza età e la disabilità) – prosegue –  in cui vi è non solo un mercato ma una grandissima necessità di dare a persone svantaggiate un nuovo modo di concepire ogni giorno. L’idea di tornare alle proprie origini, riscoprendo valori e sapori di un tempo, una quotidianità più serena legata ai ritmi della natura e una riscoperta dimensione della dignità personale. Il problema riguarda, ora, il campo dei finanziamenti, a causa dei tagli di cui sono rimaste vittime non solo le Asl ma sia il fondo per l’assistenza sia quello per la non autosufficienza. Occorre, perciò, studiare forme giuridiche di società diverse, sul modello olandese, e far riconoscere le fattorie sociali quali istituti rilevanti, permettendogli così di accedere più facilmente a forme di finanziamento pubblico».

 

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