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lunedì 3 agosto - Aggiornato alle 20:10

Crisi economica da Covid, sindacati: «Lavoratori interinali i più colpiti in Umbria»

Superano la media nazionale, a rischio licenziamento anche quelli a tempo indeterminato. «Una voragine»

La perdita del lavoro tra i p

Nella grave crisi economica post lockdown dell’Umbria (a marzo -21,2% di contratti a fronte di una media nazionale del -17,1%) c’è una categoria di lavoratori, molto consistente, che è particolarmente a rischio. Sono i somministrati, lavoratori che dipendono dalle agenzie interinali, anche con contratti a tempo indeterminato. Parliamo di circa 18mila persone al terzo trimestre 2019, una categoria molto presente in Umbria nel settore dell’industria metalmeccanica, cartaria e nella logistica.

La questione somministrati «In questi mesi – spiegano i sindacati Nidil Cgil Felsa Cisl e Uiltemp Uil dell’Umbria – questi lavoratori vedono un utilizzo crescente e preoccupante di una procedura contenuta nel contratto di somministrazione, che è diventata preludio del licenziamento: l’art. 25, che definisce le misure da mettere in campo in mancanza di occasioni di lavoro, cioè quando l’azienda utilizzatrice, a cui il lavoratore dell’agenzia è somministrato, non rinnova la l’assegnazione del dipendente».
L’art. 25, in condizioni ordinarie, prevede un periodo nel quale il dipendente dell’agenzia di lavoro assunto a tempo indeterminato, per temporanea assenza di impiego, viene professionalmente riqualificato attraverso percorsi formativi e reinserito nel mercato del lavoro dall’agenzia che rimane titolare del rapporto, mentre il suo reddito è sostenuto attraverso un’indennità di 1000 euro mensili dall’ente bilaterale nazionale della somministrazione (Formatemp). «Tuttavia – continuano i sindacati – in una situazione come la presente, in cui il mercato del lavoro è asfittico e senza particolari sbocchi, la via dell’art. 25 si traduce in un tunnel verso il futuro licenziamento. Dal mese di marzo in Umbria, registriamo infatti un disimpegno importante e costante delle aziende utilizzatrici che non hanno rinnovato le assegnazioni ai somministrati a tempo indeterminato». Nidil, Felsa e Uiltemp riferiscono di ben 56 richieste di art. 25 attivate dall’inizio dell’anno, che si sommano alla messa in disponibilità in art. 32, l’anticamera dell’art.25, di altrettanti lavoratori e interruzioni di missioni a tempo determinato, con un picco in una azienda del folignate che vede interessati oltre 100 lavoratori.

La nota «Come organizzazioni sindacali che rappresentano questi lavoratori vogliamo lanciare un allarme affinché non si scarichino sui più deboli i costi di una crisi economica molto preoccupante – concludono Nidil, Felsa e Uiltemp – Nonostante il divieto di licenziamento previsto dal governo, che auspichiamo sia prorogato fino alla fine dell’anno, infatti, questi lavoratori che rimangono dipendenti delle agenzie di lavoro, sono con troppa facilità congedati dalle aziende in cui hanno meritoriamente partecipato alla produzione, spesso condividendo tutti i disagi delle restrizioni derivate dalle procedure di lavoro legate alla pandemia. Chiediamo, quindi, che questi lavoratori, che nel tempo hanno acquisito professionalità e competenze, diventino parte integrante di un progetto di rilancio dell’occupazione nel nostro territorio e non solo ‘possibili disoccupati’. Utilizziamo questo periodo di emergenza per rafforzare e qualificare la manodopera nella nostra regione, per garantire percorsi di formazione mirati ai bisogni delle aziende e ai processi di innovazione necessari per sostenere occupazione e crescita. Garantiamo l’occupazione di tutti i lavoratori, anche di quelli più ‘deboli’, per non disperdere livelli di preparazione di abilità utili a garantire i necessari livelli di qualità nelle produzioni».

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