sabato 23 marzo - Aggiornato alle 13:43

Crisi Astaldi, Umbria e Marche al governo: «Attivare strumenti straordinari per imprese e lavoratori»

Lettera dei presidenti Marini e Ceriscioli a Conte, Toninelli e Di Maio: «Credito e cigs anche a subfornitori». Edilizia: sciopero generale il 15

©️Troccoli Fabrizio

Chiedono una «procedura straordinaria» le Regioni Umbria e Marche «a sostegno delle numerose imprese del territorio umbro-marchigiano coinvolte nella crisi Astaldi, con rischio di continuità aziendale». È riportato in una lettera firmata dai presidenti Catiuscia Marini e Luca Ceriscioli inviata al premier Giuseppe Conte e ai ministri per le Infrastrutture, Danilo Toninelli, dello Sviluppo economico, Lugi Di Maio, e al presidente di Anas, Claudio Andrea Gemme. Marini e Ceriscioli, nel rimarcare il fatto che la Perugia-Ancona «rappresenta una viabilità strategica per i collegamenti tra Umbria e Marche, ma anche per il resto dell’Italia Centrale», auspicano la «necessità urgente di una proficua collaborazione» al fine di individuare «possibili soluzioni sia per ultimare in tempi brevi l’infrastruttura che per la tutela del sistema delle imprese coinvolte», e assicurano la piena disponibilità delle due Regioni a partecipare a tale confronto.

Un fondo ad hoc Nella lettera si ricorda, infatti, che ad oggi i crediti vantati dalle imprese ammontano a circa 40 milioni di euro, «con evidenti ripercussioni sull’intera rete economica locale, già significativamente compromessa dal sisma». Si rendono necessari quindi «ulteriori e più incisivi interventi economici a sostegno di un tessuto imprenditoriale di primaria importanza per le infrastrutture locali attraverso l’istituzione di un fondo specifico che tuteli queste particolari situazioni, così come è già stato fatto a tutela di altri comparti imprenditoriali». Ciò in quanto «gli ordinari strumenti di legge demandano la gestione debitoria alla procedura concorsuale e, in base alla normativa vigente, la stazione appaltante può agire solo nel controllo dei flussi economici tra Contraente generale e affidatari di primo livello, non tutelando il resto dei fornitori e dei subappaltatori».

Credito e cigs Marini e Ceriscioli ritengono che «nell’immediato potrebbero essere rimodulati ed estesi ai subfornitori e subaffidatari di imprese del settore delle costruzioni che abbiano carattere sistemico e siano interessate da procedure concorsuali, gli strumenti di garanzia per l’accesso al credito ed il consolidamento delle passività bancarie già previsti per l’indotto delle imprese in amministrazione straordinaria ovvero che gestiscono stabilimenti strategici di interesse nazionale. In pari tempo appare necessario prevedere eventuali deroghe alla normativa in tema di ammortizzatori sociali che possano consentire di superare i limiti temporali ad oggi vigenti ovvero prevedere indennità o specifiche misure a favore dei lavoratori dipendenti di imprese non coperte dalla Cassa integrazione guadagni straordinaria. Il tutto anche alla luce del fatto che i cantieri relativi al completamento dell’asse viario della SS 76 ricadono all’interno dell’area di crisi della Antonio Merloni oggetto di specifico accordo di programma tra Governo e regioni Umbria e Marche».

Ripresa dei lavori Sottolineate le criticità per tutto il sistema delle imprese coinvolte, comprese quelle dei sub affidatari e sub fornitori della procedura Astaldi, e ribadite anche le preoccupazioni per il futuro del sistema delle imprese umbro-marchigiane e dei livelli occupazionali, Marini e Ceriscioli ribadiscono contestualmente «la necessità della ripresa dei lavori della Quadrilatero spa per il completamento dell’adeguamento della SS 76 Perugia – Ancona, auspicando il coinvolgimento delle imprese coinvolte nella crisi anche nella realizzazione dei lavori ancora da eseguire. Il completamento dei lavori di tale viabilità, ormai per la gran parte realizzati, costituisce rilevanza economica per il tessuto economico e sociale delle due regioni». I due presidente nella lettera evidenziano inoltre anche la necessità che «per il completamento dei lavori della SS 76 siano assicurate dalla società Quadrilatero spa e dal General contractor adeguate forme di tutela in ordine alla certezza dei pagamenti a favore dei sub affidatari e sub fornitori in modo tale da non doversi trovare a dover prendere atto di ulteriori crisi delle aziende coinvolte nella realizzazione dell’opera, come più volte già accaduto per l’esecuzione di questa arteria stradale».

Sciopero costruzioni E la situazione Astaldi pesa come un macigno su un settore già gravemente in crisi come quello delle costruzioni, che si fermerà anche in Umbria per lo sciopero generale venerdì 15 marzo. «Il settore delle costruzioni contribuisce da solo ad oltre il 10% del Pil regionale, ma se partissero i cantieri del cratere sismico e quelli delle infrastrutture questo dato potrebbe aumentare sensibilimente – hanno spiegato in conferenza stampa i segretari di Fillea, Filca e Feneal dell’Umbria, Augusto Paolucci, Emanuele Petrini e Stefano Paloni –. E questa è una delle motivazioni che ci porteranno venerdì a scioperare per otto ore e a manifestare a Roma». I sindacati umbri dei lavoratori delle costruzioni hanno sottolineato che nell’ultimo decennio il settore è stato attraversato da una crisi senza precedenti: 600 mila posti di lavoro persi a livello nazionale, 20 mila in Umbria, con 3 mila aziende chiuse. «Numeri che fanno tremare i polsi – hanno sottolineato Paolucci, Petrini e Paloni – e che impongono l’apertura di un confronto serio con il governo. Tanto più per l’Umbria che soffre di un ritardo infrastrutturale drammatico, basti pensare alle tante situazioni aperte, dalla E45 alla Perugia-Ancona, dalla Due Mari alla Terni-Civitavecchia, dalla Pian d’Assino a tutta la rete ferroviaria regionale». E come dimenticare la vertenza della ex Cementir di Spoleto, sul cui futuro pesano oggi grande incertezze: «Si tratta dell’unica cementeria all’interno del cratere – hanno sottolineato i segretari – per di più in un territorio, lo Spoletino, fortemente in crisi. Anche questa vertenza sarà al centro della nostra mobilitazione».

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