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giovedì 15 aprile - Aggiornato alle 01:17

Covid-19, movida sospesa da un anno: Terni tenta di resistere

Il virus spezza le vite o le mette in pausa, ristoratori e gestori di locali: «Siamo imprenditori, non untori»

 

di M. G. P.

«Non è di certo il lavoro a cui siamo abituati, ci siamo dovuti reinventare». Sono queste le parole usate da Simone Manetti, proprietario di ‘Rolando’, noto cocktail bar sito al centro della città. Tra luci spente e serrande abbassate sulle vie della movida, gli imprenditori nel Ternano cercano di non lasciarsi andare, di adeguarsi alle disposizioni del Governo e della Regione, di portare avanti le proprie attività, rincorrendo l’ombra fuggente di una pseudo normalità, ormai tanto ambita da un anno a questa parte.

Movida sospesa «Non è stato semplice all’inizio, abbiamo dovuto modificare il menù, adeguarlo al servizio d’asporto, acquistare tutto l’occorrente necessario al delivery e questo ha comportato ulteriori spese. D’altra parte siamo un ristorante a conduzione familiare, altrimenti grosse sarebbero state le difficoltà e forse non ce l’avremmo fatta» racconta a Umbria24 Camilla Pieramati, giovane ristoratrice ternana proprietaria del ‘Lilliput – Street&Food’.  Da dietro la mascherina emerge tenacia, resilienza, ma anche una non tanto velata disillusione nei confronti del futuro che appare incerto.

Ristori Entrambi gli esercenti, infatti, lamentano un aiuto irrisorio da parte dello Stato e delle istituzioni locali, vorrebbero maggiore chiarezza: chiudere ed avere rimborsi adeguati alla perdita economica o restare aperti ed essere messi in condizione di lavorare. Se per questi gestori l’asporto e la risposta dei cittadini a questa novità sono stati quasi un’ancora di salvezza, c’è chi non ha introiti minimamente paragonabili alle spese sostenute. È quanto lamenta Angela Esposito, la proprietaria de ‘L’invito’: «Non vediamo la luce in fondo al tunnel, non solo noi, ma tanti altri imprenditori in vari campi, alla mercé delle incertezze del Coronavirus. Quel poco che facciamo non basta. Non bastavano nemmeno le aperture a pranzo: Terni non è una città da pranzi fuori casa durante la settimana».

Covid-19 Il sentimento prevalente è la tristezza di fronte ai tavoli accatastati, ai tanti, troppi, mesi di parziale attività che non permetteranno a molti locali di risollevarsi. In attesa del nuovo Dpcm i gestori chiedono di essere ascoltati, di essere concretamente aiutati, ora e subito; di essere considerati imprenditori e non untori.

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