giovedì 22 ottobre - Aggiornato alle 02:52

Coronavirus, Ast resta chiusa: sindacati in pressing per ammortizzatori sociali

Tutela delle maestranze e timore crisi futura. Pd, Senso civico e Sinistra verde: «La salute dei lavoratori prima di tutto»

di M. R.

Blocco delle produzioni Ast fino al 3 aprile. L’acciaieria di Terni rientra fre le attività economiche non ritenute essenziali, almeno per questo particolare momento che sta vivendo il Paese.

Acciai speciali Terni Nell’ambito delle misure anti-Coronavirus adottate, anche e soprattutto sulla scorta delle prescrizioni Usl, Ast sarebbe stata in grado di garantire, da martedì 24 marzo, il termoscanner presso le varie portinerie di accesso ai propri siti: sindacati e Rsu ne avevano chiesto l’attivazione già diverso tempo fa, ma ormai è tardi. All’indomani delle comunicazioni del premier Conte, in attesa del testo del decreto arrivato diverse ore più tardi, nell’impossibilità di dare risposte certe ai lavoratori, l’acciaieria ha disposto il fermo impianti per lunedì e dopo ore di incertezze, da una nota diramata dalle segreterie territoriali di Fim, Fiom, Fismic, Ugl, Uilm e Usb, si apprende che lo stop sarà prolungato (da ultimo Dpcm in materia, fino al prossimo 3 aprile). I rappresentanti delle Tute blu hanno a questo proposito chiesto all’azienda di riprendere il confronto con l’azienda di viale Brin. «Siamo rimasti in attesa di un incontro per tutta la giornata di oggi (lunedì) – scrivono i segretari metalmeccanici -. Siamo a chiedere la ripresa dell’esame congiunto per l’immediata attivazione degli ammortizzatori in difesa dell’occupazione e del salario come previsto nel Decreto ‘Cura Italia’ visto il blocco produttivo della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (Codice Ateco24). Resta inteso – concludono – che i lavoratori per la giornata di domani 24 marzo 2020 saranno coperti con le stesse modalità dei giorni scorsi (aspettativa retribuita)». Le segreterie territoriali hanno inoltre chiesto alla direzione aziendale Ast di comunicare la sospensione per domani 24 marzo 2020 anche a tutte le ditte terze operanti nel sito.

Le sorti di Ast Dalla sinistra era arrivato già domenica l’auspicio che l’acciaieria resti chiusa: «Esprimiamo un forte apprezzamento per il decreto del presidente del consiglio dei ministri Conte, con cui si sospendono tutte le attività produttive ritenute non essenziali per la vita del Paese e per questa emergenza sanitaria. Questo – dichiarano i consiglieri del Pd Francesco Filipponi e Tiziana De Agelis – per la città di Terni ha un grande significato perché le grandi fabbriche come le Acciaierie potevano rischiare di far veicolare il contagio, non essendo certo e pedissequo il rispetto delle condizioni di sicurezza secondo quanto dichiarato dai sindacati. Ci auguriamo non si perpetui con un ulteriore tentativo per la prosecuzione dell’attività, interessando la Prefettura. Riteniamo altresì che al provvedimento del Governo si possano accompagnare provvedimenti del Sindaco e della Presidente della Regione, per quello che riguarda l’obbligarietà dello smart working per tutte le attività che rimangono aperte comprese quelle relative alle strutture residenziali e semiresidenziali di carattere sociale, relativamente al personale amministrativo, così come bisogna disporre con una ordinanza a nostro avviso l’obbligatorietà per gli amministrativi dei centri commerciali e di altri settori che rimangono aperti debbano del lavoro in smart working. Si chiede inoltre che si proceda celermente a fare il tampone ogni 48 ore anche usando i nuovi test rapidi, a tutto il personale sanitario del nostro ospedale, considerata anche le criticità conseguenti alla positività di alcuni operatori al virus».

Sinistra civica verde «È necessario e urgente – scrivono da Sinistra civica verde – dare immediato seguito al decreto del Presidente del Consiglio che impone la chiusura delle produzioni non essenziali, tra le quali la metallurgia. Per la salute e la sicurezza dei nostri concittadini è quindi inevitabile e obbligatoria la fermata di tutto il sito siderurgico di Ast, compreso l’indotto, come richiesto da tempo dalle organizzazioni sindacali. Ribadiamo il nostro fermo sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie riconoscendo il diritto alla salute come prioritario e imprescindibile e auspichiamo che almeno in questa occasione, il Sindaco di Terni e la Presidente della Giunta Regionale palesino la loro posizione, mettendo in campo l’autorità e le rispettive prerogative di autonomia previste dalla legge».

Senso civico «Il momento richiede a tutti uno sforzo di responsabilità ed una parola forte e pubblica da parte di tutte le istituzioni. Riterrei impensabile – dichiara il consigliere Alessandro Gentiletti – dopo l’evoluzione della situazione di queste ultime ore, che alcune attività industriali e produttive del nostro territorio, non strettamente essenziali, per le quali non è possibile attivare il lavoro a distanza, restino aperte e attive. Questo, infatti, costringerebbe i lavoratori a recarsi sul posto di lavoro, dove magari non è pienamente possibile rispettare le misure di prevenzione utili a contenere il fenomeno virale che sta tenendo in ostaggio il mondo. Una scelta di questo tipo sarebbe incomprensibile e rischierebbe di danneggiare la città. La preoccupazione è, inoltre, che possa creare inutili tensioni, che non giovano alla nostra comunità. Per questo esprimo sostegno e gratitudine a tutte le forze sindacali di ogni realtà lavorativa e a quegli imprenditori del territorio che hanno già dimostrato senso di responsabilità, nonostante le difficoltà economiche che si prospettano. Rivolgo un appello alle proprietà, investitori e dirigenze di ogni realtà perché siano assunte scelte coraggiose e collaborative».

La chiusura Intanto sui social si innesca un dibattito sugli effetti che produrrà la chiusura e laddove qualcuno esprime il forte timore di una futura crisi irreversibile, Emanuele Pica dell’Usb risponde: «Domani, ci sarà una vera emergenza economica che ci dovrà vedere protagonisti per la salvaguardia di un paese in uno scacchiere mondiale trasformato. Oggi, come sindacato abbiamo fatto una lotta in difesa della salute dei lavoratori chiedendo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali previsti nel decreto ‘Cura Italia’. Siamo stati avanguardia nello scacchiere nazionale, a differenza del Nord dove si continua a lavorare nonostante bollettini da guerra». Lo stesso concetto espresso dal segretario della Fim Cisl di Terni Simone Liti ai microfoni del Tg3: «Abbiamo sempre sostenuto che una commessa non vale più della vita dei lavoratori. Il governo deve occuparsi oggi di questo e domani di misure a favore della ripresa, che diano risposte ai dipendenti tanto quanto agli imprenditori». C’è da sperare che la non strategicità della produzione di acciaio di fatto dichiarata dal governo sia legata esclusivamente al periodo.

 

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