mercoledì 21 novembre - Aggiornato alle 19:01

Confindustria, Boccia attacca il governo: «Crescita non si fa a parole, manovra debole»

Il numero uno degli industriali picchia duro sul reddito di cittadinanza: «Divario enorme tra paese reale e paese che si vorrebbe»

Vincenzo Boccia

di Iv. Por.

«La manovra è debole perché depotenzia strumenti come Industria 4.0, ricerca e sviluppo, in alcuni casi c’è un dibattito forte sul blocco di alcuni cantieri come la Tav e questo non comporta un’accelerazione sulla crescita ma addirittura un rallentamento. Se poi annunciamo che l’economia globale è in fase di rallentamento queste due cose insieme non fanno pensare bene». Ribadisce la linea fortemente critica di Confindustria verso le scelte del governo, il presidente Vincenzo Boccia, intervenendo all’assemblea annuale dell’associazione industriali umbri, al teatro Lyrick di Assisi.

BOCCIA: «REDDITO CITTADINANZA CREA NEGATIVITA’»

Manovra debole su crescita «Purtroppo negli ultimi giorni non è cambiata la nostra visione – dice Boccia -, la manovra è debole sul fronte della crescita, ha bisogno di essere consolidata e rafforzata. Il governo ha ritenuto di affrontare una sfida con l’Europa che è quella di sforare la regola europea del rapporto deficit/Pil e lo stesso governo dichiara che questo sarebbe possibile con una crescita che l’esecutivo dichiara in termini teorici».

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Governo al bivio «La manovra – spiega il numero uno degli industriali – ha due pilastri, uno è il contratto di governo che riguarda le pensioni, la flat tax sugli autonomi, il reddito di cittadinanza. Il secondo pilastro che rende sostenibile il primo che è la crescita che è molto debole». Secondo Boccia «il governo è a un bivio, potrebbe dimostrare che questa regola che vuole sforare è l’inizio di una stagione riformista europea, dove si pensa alla crescita come fattore di stabilità, trasformando il patto di “stabilità e crescita” nel patto di “crescita e stabilità”. Il punto poi è che la crescita si determina con i risultati e non con le dichiarazioni, con le scelte di politiche economica che noi ad oggi non vediamo».

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Duro su reddito di cittadinanza Boccia, dal palco ha attaccato duramente anche provvedimenti come il reddito di cittadinanza. «Non discutiamo il voler aiutare fasce di popolazione – ha detto – ma come si fa a immaginare che si possano rifiutare fino a tre proposte di lavoro in un paese col 34 per cento di disoccupazione giovanile dove, al Sud, se te ne arriva una è un miracolo. E poi 780 euro per lavorare 8 ore a settimana: dove è la proporzionalità con chi deve lavorare 40 ore a settimana con uno stipendio di primo impiego tra i 1.200 e i 1500 euro? La proposta ti deve poi anche arrivare nei 53 chilometri di distanza perché giustamente viviamo in un Paese di piena occupazione. Allora c’è un divario culturale, tra chi vive il Paese reale e chi comincia a immaginarne uno che in un futuro tutti ci auguriamo diventi. Ma in questo presente diventa un errore perché questa + una pedagogia formativa negativa verso i nostri giovani, disincentiva il lavoro, aumenta i salari prescindendo dalla produttività e crea una negatività incredibile».

Industria 4.0 e Tav «Grazie ad Industria 4.0 – ha detto Boccia – abbiamo avuto un incremento di investimenti ed è stato anche un atto di responsabilità con un percorso condiviso per premiare chi investe nel Paese. Abbiamo perso di vista questo percorso, le sue ragioni, gli effetti sull’economia reale e diamo per scontato che tutto possa continuare come era, depotenziando in questa manovra economica Industria 4.0». Sulla Tav Torino-Lione. «Il progetto – secondo Boccia – vale 9 miliardi di euro, di cui tre che mette l’Europa, tre noi e tre i francesi, e di cui si è speso già circa un miliardo e mezzo. Quando diremo ai francesi e all’Europa che non faremo più quest’opera pubblica che ci diranno?».

Problema non è deficit Boccia ha ribadito che «il problema non è aver previsto un deficit al 2.4% ma per cosa si utilizzano quelle risorse. Se il M5s avesse coraggio dovrebbe destinare tutte le risorse destinate alla flat tax della Lega alla scuola per garantire risorse strutturali. Se avessero coraggio dovrebbero distinguere le povertà dal lavoro. Sulle povertà vanno concentrate risorse immediate, sommando quelle stanziate per il Rei a quelle recuperabili dal mancato pagamento Ici della Chiesa, fino a una parte delle risorse del reddito di cittadinanza. Ma tutto il resto del debito che viene fuori dal maggior deficit va concentrato sulla riduzione delle imposte sul lavoro. Gli italiani vogliono lavoro non sussidi. Il problema vero di questa manovra è la concentrazione di spese, quasi 30 miliardi, che non incidono su investimenti e crescita. Mentre aumenterà, purtroppo, la pressione fiscale, per via dell’eliminazione del blocco dell’aumento delle imposte locali».

Occupazione legata a crescita Sul tema dell’occupazione, Boccia ha sottolineato che «bisogna puntare sulla crescita, precondizione per costruire occasioni di lavoro strutturale nel paese. E le imprese e le infrastrutture sono il luogo dove nasce l’occupazione. Occorre lavorare affinché l’industria italiana sia ad alto valore aggiunto, alta intensità di investimento e ad alta intensità di produttività. Questo significa una politica economica che aiuti il paese verso queste scelte e uscire dalla percezione secondo cui il cambiamento può essere solo positivo ma non negativo. Questo significa non fare errori, puntare sulla questione industriale, che non è la questione degli industriali, e ripartire da questa per ricreare occasioni di occupazione sana, virtuosa e di grande livello».

 

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