mercoledì 21 novembre - Aggiornato alle 19:24

Confindustria, Alunni annuncia: «In Umbria una scuola per diventare imprenditori»

Il numero uno degli industriali: «Aziende devono crescere e basta scetticismo verso imprese». Marini: «Smontare Industria 4.0 non aiuta economia»

Antonio Alunni all'assemblea di Confindustria Umbria

di Ivano Porfiri

«Vi sono molte condizioni necessarie per avere un forte e diffuso sviluppo economico. Vi è bisogno di infrastrutture immateriali e di infrastrutture materiali. Ma non saranno le infrastrutture a generare la prosperità generale se non ci sarà un forte e diffuso spirito imprenditoriale. Se non ci saranno imprenditori capaci, innovativi, che abbiano un profondo senso di responsabilità nei confronti delle proprie comunità locali e della comunità nazionale tutta». È una forte rivendicazione di orgoglio, quella pronunciata dal numero uno degli industriali umbri, Antonio Alunni, davanti all’assemblea annuale riunita al teatro Lyrick di Assisi. «L’industria – ha detto – non è parte dei problemi dell’economia e della società italiana. L’industria è parte della soluzione». E verso la politica: «Abbiamo il dovere di richiamare le istituzioni al fatto che se il clima politico, civile e sociale intorno all’industria non muterà da quello attuale, che è almeno di scetticismo, se non di rivendicazione in negativo, a uno di condivisione, il nostro lavoro sarà più difficile».

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Scuola di impresa E il fare passa in primis dalla formazione. «Vi annuncio che è nostra intenzione aprire una scuola rivolta sia ai giovani dell’ultimo anno delle scuole superiori, sia a studenti universitari, che insegni come fare impresa, come diventare imprenditori. Vi sono molte istituzioni pubbliche e private che insegnano come diventare manager. Ma non come diventare imprenditori, come mettere in pratica la vocazione a intraprendere, se la si possiede. Solo gli imprenditori possono insegnare ai giovani come si può diventare imprenditori. La bellezza dell’impresa, ma anche le difficoltà, la fatica, che essi dovranno affrontare se diventeranno imprenditori. Noi vogliamo insegnarlo ai giovani che non sono figli di imprenditori, e quindi non hanno l’opportunità di essere educati dall’esempio dei genitori. L’impresa è un mondo aperto, e noi vogliamo aprirlo sempre di più nella realtà della nostra Regione».

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Protagonisti nel territorio Quello della formazione è solo uno dei modi in cui l’impresa deve tornare protagonista. «Dobbiamo – esorta Alunni – ritornare vicini alle esigenze dei nostri territori attraverso un rinnovato impegno nella vita culturale, educativa, artistica, nel sostegno ai meno fortunati. L’industria trae la sua ricchezza dai territori, e se i territori non saranno prosperi in benessere materiale e in capitale umano la fonte della ricchezza verrà meno». Questo perché «la globalizzazione non ha fatto venir meno le ragioni antiche della responsabilità che le élite economiche hanno nei confronti delle comunità. Al contrario, ha aggiunto alle ragioni antiche nuove ragioni. Modernizzazione e globalizzazione hanno indebolito gli antichi vincoli di solidarietà. Hanno determinato una polarizzazione dei redditi fortissima. Se vogliamo che l’impresa e l’industria abbiano il consenso dei cittadini dobbiamo agire positivamente per far sì che la prosperità generata dal capitalismo sia diffusa. Far sì che questo avvenga è compito delle istituzioni politiche, ma è anche nostro compito. Negarlo sarebbe rovinoso».

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I 4 obiettivi Quanto agli obiettivi che una associazione come Confindustria deve la nostra deve continuare a perseguire «con efficacia e con tenacia», Alunni ne indica quattro: favorire la crescita dimensionale delle imprese in quanto «se le nostre imprese non crescono dimensionalmente sono destinate a essere poste fuori mercato, oppure a essere acquisite da aziende straniere di dimensioni maggiori». Il secondo è «ritrovare un rapporto virtuoso e diffuso con il sistema bancario» il che non vuol dire è quindi solo «poter accedere al credito in condizioni di sostanziale parità con le aziende dei Paesi» ma, altresì, «poter dare quelle risorse indispensabili per la nascita di nuove imprese». Il terzo obiettivo è «promuovere e diffondere in tutto il Paese la cultura d’impresa» cui mira il progetto della scuola e a cui si collega anche il quarto: operare affinché il sistema universitario e della ricerca scientifica sia sempre più integrato con il sistema industriale.

Acceleratori del cambiamento Un ruolo, dunque, di forte consapevolezza, quello che va esercitato secondo Alunni. «Noi imprenditori – sottolinea il presidente degli industriali – dobbiamo continuare a rompere l’equilibrio nelle nostre imprese, nei nostri comportamenti, nelle nostre comunità. Dobbiamo in esse sempre più e sempre meglio svolgere quella funzione di acceleratori del cambiamento, favorirlo e cavalcarlo; far comprendere al Paese che stiamo vivendo un momento straordinario della storia umana. Un momento in cui l’uomo, e non la tecnologia, è finalmente al centro delle scelte. Vi sono molte condizioni necessarie per avere un forte e diffuso sviluppo economico. Vi è bisogno di infrastrutture immateriali e di infrastrutture materiali. Ma non saranno le infrastrutture a generare la prosperità generale se non ci sarà un forte e diffuso spirito imprenditoriale».

Marini: «Non tutti amici dell’impresa» La presidente della Regione, Catiuscia Marini ha raccolto gli spunti di Alunni, in particolare concordando sull’orgoglio degli industriali. «Ha sottolineato ‘giustamente’ – ha detto – che l’industria non è parte dei problemi dell’economia e della società italiana, ma la soluzione, in quanto rappresenta uno dei grandi fattori per sostenere la crescita ed il lavoro». «L’impresa e l’industria manifatturiera – ha aggiunto – è la sala macchine della crescita. Sorprende però che non tutti la pensiamo così. Penso al programma Industria 4.0 che in Umbria ha sviluppato investimenti privati per 60 milioni con un investimento pubblico di 26. La legge di bilancio con le scelte che lo indeboliscono, con un pacchetto di misure che sembrano prendersela con l’impresa strutturata. Noi non abbiamo bisogno di questo. Ci sono anche aspetti positivi per piccola e media impresa ma occorre continuare a sostenere la visione lunga insieme al mondo dell’impresa».

«Italia non può essere fuori l’Europa» In un altro passaggio la presidente Marini, riferendosi anche alle recenti dichiarazioni del Presidente nazionale di Confindustria Vincenzo Boccia sull’Europa, ha affermato che «abbiamo bisogno di più Europa. Un’Europa che deve essere riformata, cambiata, modernizzata, avvicinata alla dimensione quotidiana delle persone, delle imprese, delle istituzioni locali». Ed ha quindi ricordato di essere ormai giunta ad un anno e mezzo del termine del suo mandato istituzionale alla guida della Regione: «sapete con quanta attenzione ho seguito i fondi strutturali, la politica di coesione, quella agricola e le prospettive di bilancio dell’Unione europea. Posso dire che è falso dire che tenendoci i fondi che versiamo al bilancio Ue possiamo fare le stesse cose. Ecco perché continuerò a seguire con grande attenzione la fase di negoziato per la nuova programmazione 2021/2027, anche in funzione dell’importanza che avrà per le imprese. Siamo amministratori del territorio e sappiamo bene che senza imprese – ha concluso – non abbiamo futuro».

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