Un impianto fotovoltaico

Le imprese umbre guardano con interesse alla costituzione delle comunità energetiche rinnovabili. Il dato emerge da un’indagine condotta da Cna, Confcommercio e Confcooperative Umbria, presentata mercoledì nella sede perugina di Cna. «Le comunità energetiche rinnovabili (Cer) sono comunità che possono essere costituite da più soggetti – imprese, privati, istituzioni e altri enti – interessati a produrre energia e a consumarla sul posto, perseguendo le finalità del risparmio energetico, della sostenibilità ambientale e delle reti elettriche esistenti e dello sviluppo territoriale», ha spiegato Lorenzo Mariani, direttore regionale di Confcooperative Umbria.

Incentivi Per chi volesse costituire una Cer esiste la possibilità di accedere a incentivi modulati in base alle dimensioni degli impianti e alla quantità di energia prodotta e condivisa tra i membri: un meccanismo attualmente all’approvazione dell’Ue. Anche il Pnrr prevede ingenti risorse a sostegno delle Cer costituite nei comuni fino a cinquemila abitanti.
L’indagine è stata condotta – spiegano i promotori – su un campione composto da 544 imprese che operano in diversi settori. Le imprese interessate a installare un impianto fotovoltaico sono 225, cui se ne aggiungono altre 35 già dotate di impianti ma interessate a implementarli. Un dato importante riguarda l’assenza di vincoli di sorta per oltre il 57 per cento di queste imprese, che quindi potrebbero procedere a installare un impianto in tempi rapidi. Più del 79 per cento delle imprese si è detto interessato a collaborare con altre nella produzione o nell’acquisto di energia.

L’incontro «Anche per fare chiarezza sul tema e fornire tutte le informazioni disponibili abbiamo organizzato insieme un convegno sulle Cer e sulle opportunità disponibili che si svolgerà nel pomeriggio del 13 aprile all’hotel Cenacolo di Santa Maria degli Angeli», ha annunciato Michele Carloni, presidente di Cna Umbria. Per Stefano Lupi, vice presidente di Confcommercio Umbria, «agli incentivi nazionali dovrebbero affiancarsi strumenti regionali che, nella prima fase potrebbero essere funzionali alla predisposizione di questi studi di fattibilità, mentre in un secondo momento potrebbero supportare la fase di start-up delle Cer, soprattutto per ciò che riguarda i costi di gestione».

Riduzione dei costi La costituzione di una o più Cer potrebbe rappresentare un tassello importante nella riduzione dei costi energetici delle imprese – ha affermato il presidente regionale di Confcooperative, Carlo di Somma – ma si potrebbe rivelare utile anche a favorire il riuso e riciclo dei prodotti di scarto delle diverse lavorazioni e, più in generale, per diminuire le emissioni inquinanti. Dall’altro lato contribuirebbe a valorizzare le risorse umane all’interno delle singole aziende».

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