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giovedì 21 ottobre - Aggiornato alle 16:44

Complanare Orvieto, il grido degli agricoltori: «Non uccidete le nostre terre»

Viaggio di Umbria24 tra le coltivazioni del Fagiolo secondo del piano, allarme Cia e Slow food: «Oro bianco del Paglia in pericolo»

di Maria Sole Giardini

A lanciare il grido di allarme è la Cia di Orvieto e quella Umbra, insieme alla comunità Slow food Umbria. Ci sono i campi e le tradizioni di antiche terre da salvare. Il nuovo progetto della Complanare di Orvieto proprio non và giù ai piccoli e medi agricoltori che su quelle terre hanno riposto speranza nel futuro. Un futuro che secondo Alessandra Cannistrà fiduciaria condotta del presidio Slow food di Orvieto dovrebbe tutelare le antiche tradizioni come le piccole coltivazioni per dare basi sempre più solide alla lotta ai cambiamenti climatici: «Dobbiamo fare resistenza per mantenere ancora vive le piccole realtà» afferma. A difesa di quelle terre nasce ora un comitato, formato da quei piccoli agricoltori, anche di eccellenze come il Fagiolo secondo del piano.

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Il progetto ‘Complanare’ La realizzazione della complanare di Orvieto da anni è al centro del dibattito politico e cittadino. Sono tutti concordi che una nuova arteria stradale sia necessaria per agevolare il traffico della città della rupe e favorirne un eventuale ritorno economico ma quello che preoccupa i coltivatori dei campi, dove quella strada dovrebbe sorgere, è un recente cambio di progetto. Ricordiamo che il primo stralcio ha già visto la luce nel novembre 2017. Il secondo sta suscitando non poche polemiche: «Il progetto originale ci aveva trovato tutti d’accordo– commenta Costantino Pacioni, presidente Cia di Orvieto –. In quel tratto già esiste una strada, ampliarla e migliorarla avrebbe fatto comodo a tutti. Invece nel nuovo progetto approvato la complanare è spostata – racconta sempre Pacioni -, andando così a tagliare i nostri campi. L’interruzione dei terreni potrebbe portare alla definitiva rinuncia della coltivazione lasciando intere strisce di terra completamente abbandonate. Le coltivazioni, tra cui quella del Fagiolo secondo del piano, saranno ancor più colpite se si andasse a costruire, come previsto dal progetto, una nuova rotonda, che occuperebbe enormi quantità di suolo. Problemi si creerebbero anche a chi ha delle case in quella zona rendendo difficile anche solo raggiungere l’abitato». Sulle osservazioni mosse da Cia e Slow food, il Comune di Orvieto, interpellato anche da Umbria24, dovrebbe presto esprimersi e chiarire nel dettaglio il piano.

Orvieto slow food A detta dei proprietari terrieri il precedente progetto del secondo stralcio della strada, prevedeva la costruzione di questo collegamento nelle immediate vicinanze dell’autostrada. L’ente Autostrade – ricostruiscono – aveva concesso per il primo tratto, già concluso, la deroga di costruzione ravvicinata. Quello approvato dalla giunta nel giungo scorso e che dovrebbe dare inizio ai lavori nel 2022 invece è cambiato suscitando in noi forti dubbi. Altro problema annoso sarebbe l’esproprio di quei terreni perché come ci conferma un agricoltore della zona «secondo quanto abbiamo letto dai giornali la strada dovrebbe sorgere proprio sopra questa mia pianta di fichi. A me non è stato ancora comunicato nulla ma certo se vogliono la terra dovranno fare un esproprio forzato perché non gli venderò mai i miei terreni».

I campi da salvare Che possano essere tagliati da una srteria viaria i campi, agli agricoltori proprio non va giù. «Questo terreno è unico – racconta ancora Pacioni a Umbria 24 –. Questa è una terra alluvionale altamente fertile che si è formata in secoli di storia. Un fazzoletto prezioso a livello ambientale ed economico, molto permeabile, dove, storicamente, operano decine e decine di aziende agricole impegnate nella produzione di ortaggi, grano, e, in particolare, nella coltivazione di uno dei presidi Slow food della nostra regione il Fagiolo secondo del piano». La zona infatti è davvero adatta a coltivazioni, lo dimostrano le piante rigogliose di cereali, pomodori, fagioli che si possono incontrare facendo un giro tra i campi. C’è profumo di storia quando si attraversano quelle strade. I nostalgici ricordano ancora come i loro nonni e bisnonni raggiungevano le terre in sella agli asini quando ancora non era praticabile la strada. La vicinanza col fiume Paglia poi gioca un ruolo fondamentale per l’irrigazione di quelle colture. Tutti elementi che rendono unica quella zona e impossibile da ricreare altrove, ecco perché i coltivatori lotteranno per mantenere intatto questo tesoro prezioso tramandato da generazioni. Proprio per difendere le loro terre si è di recente costituito un comitato. Piccoli e medi agricoltori hanno unito le loro forze per far sentire le loro ragioni ai palazzi comunali affinchè ripensino il progetto per accontentare tutti. Complanare sì dunque ma con un passo indietro sulle decisioni prese.

Il fagiolo secondo del piano Umbria24 è andata a vedere da vicino quello che tutti chiamano l’oro bianco del Paglia. Una varietà di legume molto tenera che veniva coltivata in quelle terre già secoli fa e che era quasi scomparsa. Alcuni anziani contadini della zona ricordano abbondanti coltivazioni di fagioli proprio nei terreni adiacenti al fiume Paglia. Dai racconti, su questi terreni alcune particolari tipologie di fagioli a ciclo molto breve venivano coltivate in secondo raccolto, cioè a giugno dopo la trebbiatura, e per questo venivano chiamati ‘fagioli secondi del piano’. Di quelle tipologie una sola è sopravvissuta, conservata da un anziano agricoltore del posto. Questo fagiolo denominato addirittura ‘l’oro bianco del Paglia’ è raccontato in documenti antichi che risalgono alla fine dell’800. Alcuni racconti vorrebbero il sindaco di Orvieto del 1915 impegnato nella battuta di questi fagioli. I coltivatori lo vendevano o lo barattavano per acquistare l’olio di oliva, che non veniva prodotto nella zona del Piano. Il recupero di questo tesoro risale a circa 10 anni fa quando proprio Costantino Pacioni recuperò questo fagiolo da un anziano agricoltore suo vicino e cominciò a coltivarlo nella zona del Piano di Orvieto. Da allora la coltivazione si è estesa anche ad altri agricoltori, una decina in tutto, che sono riusciti ad ottenere il riconoscimento come presidio Slow food.

Slow food A lottare con gli agricoltori c’è anche la comunità Slow food di Orvieto e dell’Umbria tutta. «Ci siamo noi a fianco dei produttori – commenta Alessandra Cannistrà fiduciaria condotta del presidio Slow food di Orvieto – . La comunità Slow food è un laboratorio nato per portare avanti le tradizioni e la produzione di cibo buono, pulito e giusto. Mantenere le tradizioni e rilanciarle dovrebbe essere sentimento condiviso da tutta la comunità – commenta  -. Il fagiolo secondo del piano è l’unico presidio slow food di Orvieto e importante anche per tutta l’Umbria. Siamo pronti a dare supporto per trovare una soluzione condivisa». Quello che però preoccupa più di tutto i rappresentanti dei presidi di slow food è la mancanza di una visione su più larga scala della città della Rupe: «Vediamo giovani che lottano per il clima (riferendosi a Greta Thumberg e soci) e per fermare la cementificazione e poi nel concreto dobbiamo fare resistenza per mantenere ancora vive le piccole realtà. Ci si aspetterebbe da chi governa una maggior tutela e non si capisce se queste sono scelte fatte con leggerezza o per un beneficio evidente. Il nostro compito come presidio è dare voce e fare emergere queste realtà».

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