mercoledì 16 ottobre - Aggiornato alle 22:59

Competitività, Umbria 184esima tra le regioni europee. Sopra la media solo per la sanità

La Commissione Ue ha pubblicato lunedì l’edizione 2019 dell’Indice di competitività: ecco tutti i numeri sulla regione

La mappa della competitività

di Daniele Bovi

Dalla vetta di Stoccolma, prima in classifica, al 268esimo e ultimo posto occupato dal complesso di isole greche della regione del Nord Egeo, mentre l’Umbria si piazza al 184esimo. Lunedì a Bruxelles nell’ambito della «Settimana europea delle regioni e delle città» è stata presentata l’edizione 2019 dell’«Indice di competitività», un approfondito e prezioso strumento realizzato ogni tre anni dalla Commissione europea con l’obbiettivo di paragonare le regioni europee in termini d’innovazione, governance, trasporti, infrastrutture digitali, sanità e capitale umano. In tutto vengono presi in considerazione 78 indicatori riuniti in 11 diversi gruppi, con risultati basati nella maggior parte dei casi su dati del periodo 2015-2017, anche se non mancano numeri aggiornati al 2018.

In rosso i valori dell’Umbria, in blu quelli della media UE

Umbria 184esima Ma cosa intende la Commissione per competitività? Nel paper metodologico si parla della capacità delle regioni di offrire, alle persone e alle aziende, un ambiente attrattivo e sostenibile per vivere e lavorare. Il punteggio massimo assegnato è pari a 100, conquistato o appena sfiorato da città come Stoccolma, dall’area di Londra, da Utrecht, da alcune regioni inglesi (Berkshire, Buckinghamshire e Oxfordshire), olandesi (Flevoland & Noord-Holland), tedesche (l’area di Monaco di Baviera), danesi (Hovesdstaden) e finlandesi (Helsinki-Uusimaa). La media italiana è invece di 42,1 punti, con l’Umbria che si piazza appena sopra (43,5); le cose vanno un po’ meglio se si considera il Pil pro capite (152esimo posto). Nel complesso alla regione viene assegnato il livello 3 (su 5) per quanto riguarda lo stadio di sviluppo.

L’INDICE DI COMPETITIVITÀ

I numeri La performance dell’Umbria viene paragonata a quella media dell’Ue e a quella di alcune regioni considerate simili (dall’Abruzzo ad altre aree di Germania, Francia, Inghilterra, Belgio e Spagna). L’Umbria è ben sopra la media (+0,6) solo per quanto riguarda salute e sanità, mentre tutti gli altri indici sono negativi: istituzioni (-1,43), stabilità macroeconomica (-0,57), infrastrutture (-0,89), istruzione di base (-0,39), istruzione superiore e apprendimento permanente (-0,36), efficienza del mercato del lavoro (-0,65), dimensioni del mercato (-0,17), capacità di adattarsi alle nuove tecnologie (la cosiddetta «technology readiness», -0,79) e innovazione (-0,45); il dato più vicino alla media Ue è invece quello sulla «business sophistication» (-0,01). Prendendo invece come punto di riferimento le regioni considerate simili, l’Umbria ha performance peggiori solo per quanto riguarda istruzione di base, istituzioni, technology readiness e istruzione superiore, mentre per tutti gli altri gruppi di indicatori i numeri sono simili.

I confronti Quella presentata lunedì è la quarta edizione dell’Indice (la prima risale al 2010) ma paragonare le performance rispetto agli anni passati può essere un’operazione complicata: benché si sia cercato di dare una certa uniformità infatti, la presenza o l’assenza di alcuni indicatori nel corso del tempo possono variare anche sensibilmente il dato complessivo. Detto ciò, il raffronto con le edizioni precedenti non fa emergere per l’Umbria peggioramenti o miglioramenti considerati significativi, anche se il rapporto 2016 (che mostra un arretramento dell’Indice dello 0,08 rispetto al 2013 contro il -0,01 del 2019) mostra tutti i segni della crisi che ha colpito duramente l’Umbria. La classifica a livello nazionale mostra la spaccatura tra Nord e sul del paese. Da una parte infatti c’è la Lombardia (145esima) con 57 punti, mentre la Calabria (244esima) è il fanalino di coda con 18 punti insieme a tutte le regioni del Sud.

Le altre E se si guarda alle altre regioni del Centro Italia? La dinamica, benché i punti di partenza siano diversi, mostra per Lazio, Umbria, Marche e Toscana un calo dell’Indice dal 2010 al 2016, mentre nel 2019 Umbria e Marche continuano ad arretrare (anche se di poco); al contrario, Toscana e Lazio rialzano la testa. Tutti numeri messi a disposizione dei decisionmakers nazionali e locali, compresi i candidati alla presidenza della Regione.

Twitter @DanieleBovi

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