venerdì 13 dicembre - Aggiornato alle 10:37

Competitività, l’Umbria perde posizioni: «Male economia e infrastrutture, bene la sanità»

Presentato il terzo rapporto Sisprint: al 190esimo posto su 268 regioni europee. Allarme demografia, bene i dati sull’innovazione

Mencaroni presenta il progetto Sisprint

Per competitività territoriale l’Umbria si colloca al 190esimo posto su 268 regioni europee, in un quadrante in cui sia i fattori di base che quelli di efficienza sono di livello inferiore alla media continentale. A sottolinearlo è il 3° Report su economia, imprese e territori, elaborato nell’ambito del progetto Sisprint (Sistema integrato di supporto alla progettazione degli interventi territoriali), presentato dalla Camera di commercio di Perugia. «Il giudizio sintetico – ha evidenziato Paolo Cortese dell’Ufficio studi Si.Camera – è spostato verso il basso a causa di valori modesti assegnati a determinati indicatori elementari, quali la stabilità macroeconomica, l’offerta di infrastrutture e l’efficienza del mercato del lavoro».

Quadro non esaltante «Le risultanze del Rapporto Sisprint – ha commentato Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio di Perugia – ci mostrano un posizionamento dell’Umbria nella graduatoria stilata dalla Commissione europea, che ha aggiornato l’indice di competitività regionale, che può essere definita non esaltante. Si avverte la necessità di un recupero di competitività del sistema regionale nei confronti dei competitor europei». Per Mencaroni, «se il sistema di imprese regionale conserva una propensione ad innovare, come mostra anche la tendenza a formare start-up innovative in misura non indifferente rispetto alla media italiana, il sistema territoriale nel quale opera è caratterizzato da alcune criticità, di cui le principali sono di ordine infrastrutturale e di carenza di servizi avanzati alle imprese. Le imprese umbre, specie le Pmi, operano in condizioni di isolamento e incontrano difficoltà a costruire relazioni e partenariati, specie in ambito scientifico e tecnologico».

Luci e ombre Una situazione che nel complesso ha riflessi sociali evidenti: il tenore di vita non è fra i migliori, i giovani hanno difficoltà di reperire lavoro in regione, la popolazione invecchia e moltiplica i costi a carico del welfare regionale. Il ricercatore Paolo Cortese nel suo intervento ha evidenziato le criticità e i punti di forza dell’Umbria. Tra questi ultimi «il Sistema innovativo umbro, che si colloca al 95esimo posto su 195 regioni europee, ancora all’interno del quartile delle regioni a capacità di innovazione medio-alta. Posta pari a 100 la media europea 2011, fra 2011 e 2019 – – ha aggiunto – il valore per l’Umbria cresce del 17,9%, segnalando un significativo miglioramento della capacità innovativa. Questo posizionamento è attribuibile alla capacità di innovazione di design, che costituisce un punto di forza delle tante piccole imprese e dell’artigianato di qualità presente in regione». La qualità del Sistema educativo, sia quello di base, sia quello di livello più alto e della formazione permanente «sono anch’essi migliorabili». Il Sistema sanitario regionale, invece, rivela un posizionamento migliore rispetto alla media europea, buono nell’edizione del 2019.

Tenuta sociale «Nella valutazione della tenuta sociale, l’Umbria è 229esima sulle 281 regioni europee monitorate e fa parte del quadrante di quelle con più alta criticità». Un’Umbria in cui «il tenore di vita medio, misurato tramite il Pil pro capite, è in posizione medio bassa: al 166esimo posto su 281 regioni. Il fattore che si rivela complesso è il tasso di occupazione dei giovani: 245-mo posto, fra le 36 regioni europee peggiori per tale aspetto».

Emergenza demografica E ciò alimenta una dinamica demografica di declino: l’emigrazione dei giovani e la caduta della natalità comportano un invecchiamento della popolazione ed un incremento dell’indice di dipendenza degli anziani, che rischia di incidere sui costi del welfare regionale e sui bilanci delle famiglie. «L’evoluzione delle dinamiche demografiche sono allarmanti – ha avvertito Mencaroni -. Dal 2011 al 2018, l’Umbria vede scendere la popolazione dello 0,1% mentre l’Italia cresce dell’1,6%. I comuni di maggior dimensione registrano una crescita modestissima, ma lontana 2 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Le aree di minori dimensione scontano una perdita secca pari al -5,2%. Secondo i dati più recenti forniti dalla Regione nell’anno 2018 si è registrato un saldo negativo di 3 mila residenti: ogni mille abitanti ci sono stati 6,5 nati vivi a fronte di 11,4 decessi. Per dirlo in immagini, è come se nell’ultimo decennio in Umbria, il naturale movimento della popolazione si fosse mangiato ogni anno, un piccolo comune di 3 mila abitanti».

Turismo Interessante anche il dato di analisi dei flussi turistici. Premesso che prevale in Umbria la componente nazionale della domanda, le presenze di turisti stranieri, al 2018, in regione Umbria, pesano per il 36,8%. Tale componente si declina per il 35,7% nei comuni più grandi, per il 39% nei comuni medi e per il 53% nei comuni più piccoli. Si tratta di numeri che illustrano, proprio per i comuni di minor dimensione, una forte capacità attrattiva anche rispetto ai pubblici internazionali, il che giova alle strategie di promozione e comunicazione turistica della regione come sistema diffuso di attrattori.

 

I commenti sono chiusi.