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mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 15:44

Gubbio, Colacem spegne i forni e rimette al centro il dossier rifiuti. Parte della produzione ad Arezzo

Stop almeno fino a dicembre dovuto all’impossibilità di bruciare Css. Preoccupazione nelle stanze di Regione, Comune e sindacati. Cento in cassa integrazione

Lo stabilimento Colacem di Ghigiano

di Daniele Bovi

Ha un impatto che va ben oltre il perimetro locale la decisione di Colacem di spegnere i forni dell’impianto di Ghigiano, a Gubbio. Gli impianti sono stati disattivati mercoledì e, in un certo senso, si tratta di un fatto storico: dal 1970 infatti, cioè da quando è iniziata la storia moderna di Colacem in seguito all’acquisizione dello stabilimento fino ad allora detenuto dalla Marn, a parte i normali fermi tecnici per manutenzione i forni hanno sempre lavorato. Lo stop, comunicato al sindaco Filippo Maria Stirati e al resto delle istituzioni all’inizio di luglio (e poi formalizzato a fine mese con una lettera), durerà fino a metà dicembre, poi è in programma una ripresa per due mesi dopo la quale si vedrà.

Nodo Css L’azienda della famiglia Colaiacovo ufficialmente non commenta la decisione, spiegando però informalmente che è stata presa essenzialmente per l’impossibilità di bruciare il Css, il combustibile solido secondario; un elemento che conferisce alla decisione di Colacem una valenza regionale, dato che in ballo ci sono le scelte della giunta regionale – non ancora prese – sul modo in cui chiudere il ciclo dei rifiuti in Umbria. Insieme alle cementerie Barbetti infatti, Colacem ha da tempo chiesto la possibilità di bruciare il Css nei propri forni, abbattendo così i costi e, hanno spiegato le aziende, anche le emissioni di Co2 come imposto dalla normativa europea. Nel frattempo, da Colacem riferiscono che parte della produzione sarà spostata nello stabilimento aretino di Rassina, dove c’è la possibilità di bruciare Css al posto del pet-coke.

La Via A metà maggio la Regione ha comunicato che le richieste delle aziende avrebbero dovuto essere sottoposte a Via, la Valutazione di impatto ambientale, rendendo così il percorso molto più lungo e articolato, con l’obiettivo di «miglior tutela dell’interesse pubblico». Nel frattempo, però, nel decreto Semplificazioni è stata data la possibilità ad aziende come Colacem di poter sostituire combustibili tradizionali con il Css, semplicemente dandone comunicazione alle autorità competenti o aggiornando le autorizzazioni. L’impianto eugubino di Colacem dà lavoro a circa cento persone (più l’indotto) e così, ora, lo spegnimento dei forni ha fatto suonare l’allarme rosso nelle stanze di istituzioni e sindacati a proposito delle possibili conseguenze sul fronte occupazionale che, spiegano da Colacem, l’azienda si impegnerà a evitare nonostante le forti preoccupazioni. Per il momento, per i dipendenti scatterà la cassa integrazione.

Fioroni «Per noi – dice a Umbria24 l’assessore allo Sviluppo economico Michele Fioroni – le cementerie rappresentano una parte importante del Pil regionale, in grado di attivare filiere anche nuove. Cemento vuol dire pure sviluppo e lavoro e a pochi km da noi, in Toscana, c’è la possibilità di bruciare Css». Poi l’appello che suona anche come una stoccata nei confronti del Comune di Gubbio, schierato in modo compatto contro il no al Css: «Le istituzioni locali – dice Fioroni – non facciano sponda con chi chi vuol soffiare sul fuoco, anche perché ci sono di mezzo molti posti di lavoro». Dalla sua il sindaco Stirati ribadisce a Umbria24 che «per l’intero consiglio comunale la strada maestra rimane quella della Via; noi siamo contrari al Css per ragioni di vocazione territoriale: se sarà scelto come soluzione per la chiusura del ciclo beh, noi abbiamo altre vocazioni».

Stirati Pochi giorni prima di Ferragosto Stirati ha parlato con la presidente Donatella Tesei, che tornerà in Umbria lunedì: «Si è detta preoccupata – spiega il sindaco – per le sorti dello stabilimento e ha ribadito, anche sulla base delle indicazioni di Arpa, che il Css non comporterà problemi per la qualità dell’aria; noi però non possiamo fermarci qui. Il procedimento della Via è quello in cui i portatori di interessi potranno fare tutti gli approfondimenti tecnici. Dopo lo spegnimento dei forni, da parte nostra c’è grande preoccupazione e chiediamo alla Regione di fare chiarezza e di attivare tutti i tavoli necessari». I sindacati da parte loro hanno già chiesto un momento di confronto ma è chiaro che la vicenda riguarda da vicino le scelte di Palazzo Donini.

Chiusura del ciclo Un anno fa la Regione ha nominato un comitato tecnico-scientifico, composto da tecnici di Palazzo Donini, professori universitari e personale di Arpa e Auri, che ha il compito di «fornire strumenti, metodologie scientifiche e proposte volte a effettuare una valutazione dello stato attuale e degli scenari di Piano in termini di sostenibilità ambientale, sanitaria ed economica». In quell’occasione l’assessore all’Ambiente Roberto Morroni, come ribadito poi in altre circostanze, ha spiegato che il Css e la chiusura del ciclo al momento sono dossier separati. L’obiettivo dichiarato da Morroni è quello di rendere autosufficiente il sistema umbro mettendolo in sicurezza per 15-20 anni, senza preclusioni sul Css. Nei prossimi mesi la partita, una delle più delicate dell’intera consiliatura, andrà chiusa, con o senza Css.

Twitter @DanieleBovi

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