sabato 8 agosto - Aggiornato alle 05:38

Questione di giorni ma chiude il ‘Caffè di Perugia’ nel «salotto buono» del centro storico

Quella rinascita del centro storico appare più auspicata che compiuta. Un altro pezzo viene giù. Lavoratori a casa. Non sono bastati i quattrini e motivazione

di Maurizio Troccoli

Non è, evidentemente, un buon segnale. Né per quell’ottimismo che, da più parti si tenta di sollecitare, anche quando le premesse non lo suggerirebbero, né per quella rinascita del centro storico, auspicata quanto ostentata, ma non compiuta. Tant’è, il ‘Caffè di Perugia’ chiude.

CAFFE’ DI PERUGIA. ECCO COME E’ ANDATA

Chiude il ‘Caffè di Perugia’ E’ questione di giorni, o di settimane e, quando le decisioni diventano perentorie, può persino trasformarsi in questione di ore, ma quella saracinesca tornerà ad abbassarsi. Dopo che con uno sforzo di quattrini e di motivazione, fu rialzata nel 2013. Lo imponeva, allora – forse oggi non più – il prestigio di quegli spazi, la location nel salotto buono di Perugia, la sua storia. Oggi, invece, si fa di conti. Che non tornano.

Il borbottio di Perugia E quand’anche Mencaroni, presidente della Camera di Commercio, ma soprattutto timoniere della compagine che ha tentato di rilanciare ‘Il Caffè’ sostenga (a La Nazione che oggi diffonde la notizia) che le ragioni sarebbero di diversa natura, il borbottio di Perugia ha motivo di sostenere che se ci sono i guadagni, alla fine tutto si aggiusta. A tirare i remi in barca, come ricorda il quotidiano, nell’articolo a firma di Michele Nucci, anche l’Università dei Sapori, il cui consiglio di amministrazione ha decretato la fuoriuscita da quella che aveva progettato essere la vetrina delle proprie eccellenze. Il resto del gruppo, composto da Giorgio Mencaroni, l’Università dei Sapori, la Cantina di Spello e la famiglia Servadio, che detiene l’immobile non ha potuto fare altro che constatare di «averci provato» ma – dichiara Mencaroni alla Nazione – «non siamo stati in grado di tenere in piedi questa attività». Resta sospesa la questione dei lavoratori, la definizione del loro prossimo destino.

Cosa accadrà adesso? I segnali, sono un triste presagio per il futuro di quell’angolo importante di Perugia. In troppi sono pronti a scommettere che il ‘Caffè’ non risorgerà più e che quello spazio sarà destinato a rimanere chiuso. Troppo presto, per tentare di scorgere se all’orizzonte ci possa essere il bagliore di un interessamento, chissà, magari con altri obiettivi, tenuto conto anche della mutazione veloce dell’anima commerciale del centro storico perugino.

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