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martedì 24 maggio - Aggiornato alle 18:37

Chimica: novità Exolon, nodo bioplastiche Novamont e rebus Treofan. Mise sblocca 750 mln

Green new deal e restrizioni Ue, ancora incertezze su rilancio del Polo chimico di Terni: 121 i lavoratori in attesa di ricollocazione

di M.R.

La svolta green può avere inizio. Il nuovo corso dell’industria, sostenibile ed ecocompatibile, gode da oggi di incentivi per 750 milioni, sbloccati dal ministero dello Sviluppo economico. Risorse che potrebbero fare la differenza per il rilancio della manifattura italiana e rappresentare un barlume di speranza, ad esempio, per il settore della Chimica nel Ternano. Sotto i riflettori, per ovvie ragioni, c’è Treofan, ma per motivi differenti sono diverse le realtà delle quali parlare anche in virtù delle misure ambientali restrittive imposte dall’Ue che rischiano di penalizzare aziende del calibro di Novamont.

La Chimica Il comparto, in Umbria sud, vanta un passato di tutto rispetto in termini di ricerca, occupazione e produzione e ancora una volta vede in chiaro scuro le realtà che insistono sul territorio. Non possono che essere buone ad esempio le previsioni di Sangraf, attiva a Narni nella produzione di elettrodi di grafite per i forni d’acciaieria, dati i numeri previsti per consumi e produzione d’acciaio. Sempre nel comune del Gattamelata, altra realtà con buone opportunità, soprattutto in tempi di rismparmio energetico, si rivela l’ex Bayern e Covestro di Nera Montoro, oggi Exolon. Come riporta Polimerica, la società ha introdotto sul mercato nuove lastre alveolari in policarbonato a parete multipla, caratterizzate da una geometria studiata per ridurre i consumi energetici degli edifici. «Grazie a una combinazione complessa di pareti e camere d’aria – spiega l’azienda tedesca – la lastra massimizza la trasmissione luminosa, apportando agli ambienti interni più luce diurna a temperatura costante e favorendo così il risparmio energetico che si stima sia superiore al 30% rispetto alle lastre tradizionali».

La bocciatura Ue Sul rilancio del polo chimico di Terni invece, oltre all’incertezza Treofan pesa ora la bocciatura che l’Unione europea ha riservato all’Italia rispetto alle bioplastiche, di cui Novamont è leader. Secondo la Commissione europea, la plastica biodegradabile è sempre plastica, in modo indipendente dalle materie prime usate e dal tempo in cui si dissolve, quindi inutilizzabile. Simile la considerazione per il cartoncino politenato, perché la pellicola di plastica resta dopo la dissoluzione della parte di cellulosa. «La bocciatura da parte della Ue della normativa italiana sull’utilizzo di plastica biodegradabile – ha detto l’europarlamentare Fdi Nicola Procaccini – rappresenta l’ennesima posizione miope e furiosamente ideologica da parte di Bruxelles che rischia di provocare danni enormi alle nostre aziende del settore, oltre che in generale all’ambiente. Quella di Bruxelles è una posizione inammissibile su cui il governo italiano deve intervenire. La normativa con cui l’Italia dal 14 gennaio recepisce la direttiva UE sulla messa al bando di alcuni prodotti di plastica, come piatti e posate usa e getta, autorizza l’utilizzo di alcune plastiche biodegradabili e ammette la produzione di beni che contengano meno del 10% di plastica. Una tecnologia ecologista, quella delle plastiche biodegradabili e compostabili, di cui l’Italia è leader in Europa e che va proprio nel senso dell’economia circolare di cui tutti si riempiono la bocca. Abbiamo centinaia di aziende e migliaia di addetti, che operano nel rispetto dei target Ue, ma che l’Europa tenta di affossare, minacciando la procedura d’infrazione contro l’Italia».

Plastiche biodegradabili Una questione normativa di non poco conto insomma che, a voler vedere sempre tutto grigio, come purtroppo la storia Treofan ci ha abituati a fare, potrebbe minare in qualche modo anche il percorso verso la reindustrializzazione di quel sito. Per quel processo, oggi legato a una potenziale cassa integrazione per crisi complessa, il coinvolgimento di Novamont è infatti stato richiamato più volte anche in sede di tavolo ministeriale una settimana fa. Il dottor Filippo Varazi, in quella occasione ha precisato che quando è stato nominato liquidatore della Treofan, nel mese di aprile 2021, l’organico della forza lavoro era di 136 unità mentre oggi esso è composto da 121 dipendenti. Ha informato i presenti che con i lavoratori che hanno lasciato in modo definitivo la Treofan è stato raggiunto un accordo transattivo senza contenziosi in corso e che sta lavorando affinché altre unità trovino ricollocazione a tempo indeterminato. Sta svolgendo inoltre interlocuzioni con diversi investitori interessati e, oltre all’opportunità di Novamont annunciata in occasione del tavolo precedente, vi sono due operazioni concrete in corso delle quali si sta valutando l’affidabilità del progetto industriale di riconversione, la solidità finanziaria e il numero delle persone che verrebbero ricollocate. Ha ribadito infine che il progetto di riconversione industriale del sito richiede tempistiche adeguate e pertanto si sta lavorando per poter estendere l’attuale cassa integrazione.

Futuro Treofam Come il progetto Sustainable valley possa trovare attuazione, insomma, resta un nodo da sciogliere e la preoccupazione dei lavoratori coinvolti è tornata a farsi cosi così forte che dal profilo Facebook aperto durante la vertenza, un gruppo di dipendenti da qualche settimana ha ripreso a scrivere. Sulla roadmap suggerita dai sindacati c’è la necessità di tornare al ministero per gli ammortizzatori sociali ma una data per un nuovo incontro non è stata ancora fissata e ora una speranza è rappresentata dai fondi sbloccati dal ministro Giorgetti per il Green new deal che potrebbe attivare meccanismi virtuosi anche nell’ambito della siderurgia, Possono richiedere l’incentivo le imprese di qualsiasi dimensione che svolgono attività industriali, agroindustriali, artigiane, di servizi all’industria e centri di ricerca, e che presentano progetti – anche in forma congiunta tra loro – di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale finalizzati alla realizzazione di nuovi prodotti, processi, servizi o al notevole loro miglioramento, con particolare riguardo agli obiettivi di: decarbonizzazione dell’economia; economia circolare; riduzione dell’uso della plastica e sostituzione della plastica con materiali alternativi; rigenerazione urbana; turismo sostenibile; adattamento e mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico.

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