mercoledì 24 luglio - Aggiornato alle 02:17

Cementificio di Spoleto, il sindaco bussa al Mise: «Colacem presenti il piano industriale»

Serve un altro summit per stabilire le sorti dei sette lavoratori della cava licenziati

Cementificio di Spoleto (foto Fabrizi)

di Chia.Fa.

«Colacem presenti piano industriale». A dirlo il sindaco Umberto De Augustinis e gli assessori della giunta comunale che, sul cementificio di Spoleto, acquistato il primo aprile del Gruppo di Gubbio, hanno anche chiesto «l’intervento del ministero dello Sviluppo economico» e il «rispetto degli impegni presi nel 2016 sui livelli occupazionali». L’iniziativa del primo cittadino segue il licenziamento dei sette operai della cava di Santo Chiodo, ma sui quali l’allora proprietà Cementir, dopo aver esternalizzato l’attività estrattiva, si era impegnata a mantenere invariati i livelli occupazionali fino al 2021.

Ma così non è stato, i lavoratori sono stati licenziati e per ora si è in attesa che vengano riassunti dalla ditta che per Colacem si occupa dell’attività estrattiva, così come garantito ai tavoli sindacali. L’operazione di ricollocamento è tornata martedì al centro di un nuovo incontro tra Emanuele Petrini della Cisl e i vertici del Gruppo di Gubbio, tuttavia servirà almeno un altro summit per conoscere i dettagli della riassunzione dei sette, che comunque dovrebbero andare a lavorare a Gubbio e che finora avevano un contratto a tempo indeterminato. Tutta da discutere, poi, la riorganizzazione del cementificio di Spoleto e degli 80 lavoratori dipendenti, dove il forno per ora non riparte e si procederà alla macinazione del clinker di Gubbio. In questo quadro De Augustinis è intervento per chiedere «la presentazione di un piano industriale che garantisca la continuità aziendale e tuteli gli equilibri e gli assetti occupazionali». A creare allarme in giunta sono anche «i dubbi e le preoccupazioni che, visti gli attuali sviluppi, si stanno ingenerando tra i lavoratori e nell’opinione pubblica circa la possibilità di una reale acquisizione del complesso produttivo». Da qui la chiamata al Mise, con cui ne è stato «sollecitato l’intervento diretto».  

I commenti sono chiusi.