giovedì 27 giugno - Aggiornato alle 02:20

Cementificio di Spoleto, i forni restano spenti: si fa largo la macinazione

Primo incontro sindacati e Colacem, che prende tempo sulla cava e i lavoratori. Lunedì assemblea

Cementificio di Spoleto (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

Macinazione del clinker che arriverà da Gubbio. Non c’è la riaccensione dei forni tra i piani della nuova proprietà del cementificio di Spoleto acquistato da Colacem il primo aprile insieme alla cava. Incertezza anche sul sito estrattivo e sui sette lavoratori che fino al 31 marzo lì operavano, su entrambi i fronti il capo del personale Massimo Angeli e il responsabile relazioni industriali Paolo Rogari hanno preso tempo. Sul tavolo per ora non sono stati messi esuberi, con gli ottanta lavoratori diretti del cementificio di Spoleto che sarebbero in questa fase impiegati per la macinazione. Senza riaccensione dei forni, comunque, si rischia un forte ridimensionamento dell’organico.

«La proprietà – dice Claudio Aureli della Cgil – è stata almeno franca e diretta, dicendo che se il mercato tornerà a crescere potranno essere riaccesi i forni, diversamente no». Il settore prova a dare fiducia alla ricostruzione post sisma e alle infrastrutture, entrambi al centro di un decreto del governo di cui è attesa da qualche giorno la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Per gestire il presente si è quindi fatta subito avanzata l’unica ipotesi, ossia quella di trasformare l’impianto di Spoleto in un centro di macinazione. Lunedì Aureli ed Emanuele Petrini della Cisl dettaglieranno ai lavoratori quanto emerso dal primo faccia a faccia con la nuova proprietà, durato quasi quattro ore, dopodiché si deciderà come procedere. «Speranze qualcuna, garanzia nessuna» è il commento a margine di Petrini, che pressa sulla prima emergenza del cementificio di Spoleto, ossia la lettera di licenziamento attesa dai sette lavoratori della cava, ex dipendenti del Cementificio da due anni circa della Team network, che li aveva assunti nell’ambito della procedura di mobilità con esternalizzazione della cava del 2016: «Non credo – dice Petrini – sia il caso di iniziare con sette licenziamenti alla cava, va trovata una soluzione per ricollocarli». Giovedì nuovo confronto tra Colacem e sindacati.

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