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lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 23:49

Ce ne sono tanti da farne un percorso: i molini di Perugia, da qui nasce la nostra industria

Chi conosce i nostri molini? Oggi sarebbero le start up dell’industrializzazione. La nostra vita ci ruotava intorno

di R.B.

In questi primi giorni di quasi primavera, aiutati anche dal fatto che si spera stiamo uscendo dalla pandemia, si possono fare delle belle camminate nel nostro territorio (con la mascherina e rispettando il distanziamento) per ri-scoprire la bellezza attorno a noi attraversando i luoghi del nostro territorio. Per individuare alcuni percorsi può esserci di aiuto il portale dell’ Ecomuseo del Tevere. (www.ecomuseodeltevere.it)

 

Porta Sole Il contado di Porta Sole Partiamo dalla zona che sottostava a Porta Sole, il cui simbolo è un Sole, essendo questa parte di Perugia volta a levante, appoggiato su un fondo bianco, per ricordare il colore della farina, che si ricavava dal grano coltivato nella fertile valle del Tevere che comprendeva i paesi di Ponte San Giovanni, Ponte Valleceppi, Pretola, Ponte Felcino, Villa Pitignano e Ponte Pattoli, tutti caratterizzati dai molini a ruota, alimentati dalle acque del fiume.

I Molini lungo il Tevere Oggi la zona dei Ponti è collegata dal “percorso verde” parallelo al corso fluviale. Partendo da Villa Pitignano, dalla chiusa di Lippi (così conosciuta), in località Rivoltola, si apprezzano ancora gli edifici del Molino, oggi riconvertiti ad altre mansioni. Questo Molino era proprietà del Monastero di Santa Maria di Monteluce. Si prosegue prendendo poi il sentiero che affianca il canale e ci conduce al Molino della Catasta a Ponte Felcino (proprio all’ingresso del Bosco didattico) che apparteneva in parte all’ ospedale della Mercanzia ed in parte al monastero di Monteluce. Poi continuando verso l’ex-Lanificio di Ponte Felcino si attraversa il ponte per entrare nella pineta della zona del “molinaccio”, dove ancora ci sono i ruderi di un antico molino che affiorano dalle acque del fiume. Camminando lungo il “percorso verde” si arriva alla chiusa di Pretola dove domina la Torre medievale, il Molino apparteneva alla famiglia Boccoli, poi ceduto all’ ospedale di Santa Maria della Misericordia. Continuando oltre il ponte di Ponte Valleceppi si nota, in superficie, uno sbarramento fatto di pietre, ed è quello che resta della chiusa utilizzata dal Molino (su cui è cresciuta e si è sviluppata la distilleria) di proprietà del Collegio della sapienza nuova. Andando ancora più avanti si arriva alla diga di Ponte San Giovanni con annesso il complesso dell’ antico Molino dell’ Ospedale di Collestrada. E ancora più a valle il Molino del monastero di Santa Giuliana.

L’inizio dell’industria Per una storia economica del nostro territorio Questa sequenza di siti e presenze hanno un grande valore storico e paesaggistico, utile anche per ricostruire una storia economica della nostra realtà. Il molino con la sua ampia diffusione è stato senza dubbio, l’elemento che ha maggiormente segnato la nascita della società industriale: da strumento per trasformare l’energia idraulica in energia meccanica utilizzata sia per macinare le granaglie sia per azionare altre macchine, come nell’industria tessile o nell’industria metalmeccanica.

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