mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 22:39

Cassa integrazione Ast sotto la lente: sindacati attenti alle strategie aziendali

Fim Cisl: «Bene l’Europa a tutela dell’inox, sfida è sostenibilità delle produzioni. Stop appalti al massimo ribasso». Zaffini: «Preoccupato, in Ast 0,2% Pil»

L’apertura della cassa integrazione preoccupa l’intero arco delle sigle sindacali rappresentate all’interno di Ast e il vertice di lunedì pomeriggio in Confindustria sarà decisivo per capire effettivamente quale sia la portata della crisi degli ordinativi che sta investendo il polo siderurgico ternano. Se il ricorso all’ammortizzatore sociale rischia di modificare gli obiettivi del recente accordo ministeriale la Fim Cisl ammonisce: «Auspichiamo che il management sia in grado di chiarire quali misure intenda mettere in atto come strategia aziendale, anche rispetto l’introduzione dell’Indonesia all’interno dello schema delle misure di salvaguardia, e come questo possa ridurre l’impatto sulla richiesta della Cigo, mantenendo per quello che ci riguarda, la forza lavoro nel perimetro dell’azienda».

Antidumping, l’Europa si muove «Come più volte auspicato e sollecitato dalla Fim Cisl, è arrivata finalmente da Bruxelles la decisione di includere anche l’Indonesia nell’elenco dei Paesi in via di sviluppo soggetti alle misure di salvaguardia a tutela della produzione europea di alcuni prodotti di acciaio inossidabile. Si poteva fare prima? Sì.
Si dovrà fare di più? Sì. La Fim – spiegano da via del Cassero -, insieme alle altre organizzazioni sindacali, sta seguendo con attenzione lo sviluppo di prodotti ad alto valore aggiunto, tipo i superaustenitici, per supportare l’approccio della siderurgia sartoriale. Tuttavia questo percorso, pieno ancora di insidie, non può essere compromesso da scelte che finiscono col mettere in discussione l’organizzazione del lavoro in alcuni reparti, se non
addirittura la sicurezza che resta la priorità da perseguire insieme all’Azienda e ai lavoratori, operai, impiegati e quadri». Il riferimento è alle recenti modifiche apportate dai piani alti di viale Brin presso l’impianto Bramme 3, novità che hanno portato le Rsu a proclamare uno sciopero di 4 ore per tutto il reparto Acciaieria; circa 300 operai più impiegati e Quadri.

Sostenibilità «Ast – riconosce la Fim – ha messo nero su bianco le sfide e le opportunità per il settore siderurgico
ternano, rispetto ai percorsi tecnologici plausibili che l’azienda sta considerando rispetto alle politiche ambientali per raggiungere gli obiettivi di convivenza tra fabbrica e territorio, come tra l’altro succede in molti paesi europei dove
non viene messo in competizione il diritto al lavoro con il diritto alla salute. Peccato che questo non abbia generato nel comprensorio un dibattito costruttivo. Il Coordinamento pensa che sia auspicabile che la Comunità cominci a pensare al futuro che verrà; che necessariamente dovrà passare sempre attraverso un’industria manifatturiera sostenibile capace di innovare ed innovarsi. Per fare ciò serve l’analisi del fabbisogno territoriale con la relativa
programmazione delle risorse, pubbliche e private, per i conseguenti investimenti». Velato riferimento ai tanti impegni che la politica ha disatteso. «Questa della sostenibilità – riferisce il sindacato di categoria, capitanato dal segretario Simone Liti – è la sfida delle sfide, da portare avanti anche con le altre multinazionali operanti all’interno del perimetro di Ast, a cominciare dalla Tapojarvi che sta scommettendo sul progetto scorie con un traguardo che deve essere comune per tutti i soggetti che è quello di valorizzare il brand di Terni nella consapevolezza che questo rappresenta un processo collettivo che coinvolge più attori, pubblici, privati, e naturalmente le forze sociali».

Ditte operanti in Ast Lunghissima la lista dei cosiddetti soggetti terzi che operano all’interno dei siti Ast, il tema è sempre caldo e il coordinamento della Fim Cisl di Terni rispetto agli appalti esprime «forte preoccupazione per la logica del sistema al massimo ribasso che ricade come conseguenza negativa sui lavoratori. Questa mancanza di chiarezza, di programmazione a lungo termine, crea un forte stato di precarietà, originando rapporti di lavoro con contratti temporanei, senza mai dare certezza, non creando condizioni per un lavoro stabile, elementi questi che rischiano di abbassare anche gli standard di qualità nello svolgimento del servizio e della sicurezza. Pertanto riteniamo che non sia più rinviabile una discussione sull’intero sistema degli appalti, dove i lavoratori rappresentano
l’anello debole e rischiano di essere sempre più penalizzati».

Zaffini: «Preoccupato, in Ast 0,2% Pil» Su Ast è intervenuto sabato mattina anche il senatore Franco Zaffini (Fd’I)  parlando di «grande preoccupazione sull’annuncio della cassa integrazione per 1.200 lavoratori di Terni, praticamente la metà dei dipendenti dell’intero stabilimento ternano».  Zaffini ricorda come «le problematiche di mercato di Ast sono dovute all’introduzione dei dazi sull’acciaio da parte degli Stati Uniti, che hanno provocato un’eccedenza di prodotto proveniente dall’Asia e reso il portafoglio ordini dell’Ast instabile. Non è un caso, infatti, che in questi ultimi mesi a Terni sia stato lavorato l’acciaio arrivato dall’Indonesia, con costi molto più bassi rispetto a quello prodotto in loco, lo stesso Paese che è il più grande produttore di nichel, materiale necessario alla produzione dell’acciaio inox, il cui costo è salito a circa 18.000 dollari la tonnellata. Vale la pena ricordare – conclude il senatore umbro – che la ThyssenKrupp a Terni produce il 0,2% del Pil nazionale. Lo scorso anno la fabbrica ha prodotto un utile di circa 90 milioni, ma l’esercizio di quest’anno non sarà all’altezza del precedente».

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