domenica 29 marzo - Aggiornato alle 16:07

Brexit, ecco cosa rischia l’Umbria in attesa di nuovi accordi con Gran Bretagna

Preoccupazione per l’attuale situazione di ‘attesa’ c’è chi si è messo parzialmente a riparo: scenari

Prosciutto di Norcia Igp

Il Brexit, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea potrebbe essere percepito come un problema ben più vicino di quello avvertito attualmente dagli umbri e dagli italiani in generale se, ad esempio, gli accordi commerciali tra i due paesi non dovessero arrivare in tempo.  Secondo Coldiretti, che ha lanciato l’allarme, a rischio sarebbe il 30% dei prodotti agroalimentari italiani, che corrispondono a forniture stimate pari a circa 3,4 miliardi di euro (nel 2019).

Dati L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica riconosciuti dall’Unione Europea. In particolare si tratta di 823 prodotti di cui 300 agroalimentari e 524 vini. Nel sistema risultano inoltre coinvolti circa 200.000 operatori e 283 Consorzi di tutela.

Mario Rossi «Con l’uscita dall’Unione Europea – afferma Mario Rossi direttore Coldiretti Umbria – c’è il timore che in Gran Bretagna si affermi una legislazione sfavorevole anche per le nostre esportazioni agroalimentari umbri, che comunque ammontano a qualche decina di milioni di euro. Il rischio è che i nostri prodotti diventino più onerosi per i cittadini di oltremanica. È chiaro che a spaventare è anche la possibilità che si affermi di più il falso made in Italy, per la mancanza di tutela giuridica dei marchi nostrani»

Scenari L’Umbria detiene 34 tipicità enogastronomiche della regione, di cui 11 prodotti agroalimentari (5 Igp, 4 dop e 2 Stg) – tra cui il prosciutto di Norcia Igp, 2 liquori e ben 21 vini. «Affinché si possa salvaguardare il ‘Made in Italy’ agroalimentare – commenta Rosa Mosca di Rödl & Partner, agenzia internazionale nella consulenza legale – è necessario stipulare un accordo nel quale vengano garantiti i principi fondamentali  dell’agricoltura europea: ovvero la tutela dell’ambiente e della salubrità degli alimenti, la salvaguardia dell’agricoltura in quanto tale, il riconoscimento dell’origine dei prodotti e delle materie prime. Non solo – continua – il riconoscimento delle indicazioni geografiche protette Igp o denominazione di origine protetta dop, senza intesa, non sarebbero più garantite sul mercato britannico, con il conseguente avanzamento delle imitazioni e delle contraffazioni. In attesa degli auspicati accordi commerciali – conclude – per ciò che concerne i titoli di privativa quali i marchi collettivi, che informano i consumatori che il produttore dei beni o il fornitore di servizi appartiene a una determinata associazione di categoria, ci sarà la possibilità entro 9 mesi dall’uscita definitiva del Regno Unito dall’Ue di creare un corrispettivo parallelo marchio nazionale, così da avere una tutela, seppur minima, del prodotti italiani nel Regno Unito».

Esempi Ad esempio il Consorzio di Tutela della la mozzarella di bufala campana DOP, già registrato come marchio collettivo dell’Ue (atto che copre tutti i Paesi intesi come unica area geografica), nel momento in cui si è concretizzata l’ipotesi della Brexit, si è attivato tempestivamente provvedendo alla registrazione del marchio collettivo direttamente in Gran Bretagna, ottenendo il ‘Grant of Protection’, ovvero la protezione nel Regno Unito. Grazie a questa azione, esiste dunque una protezione del marchio come titolo di privativa nazionale.

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