martedì 20 novembre - Aggiornato alle 16:46

Bps, gli ispettori sulle offerte per il 26% di Mps: «Due improcedibili, una del tutto preliminare»

La sede della Banca popolare di Spoleto (foto Fabrizi-U24)

di Chiara Fabrizi e Daniele Bovi

«Entro il 15 ottobre Bps avrà un nuovo socio». Era la fine di settembre quando Giovannino Antonini, dominus di Scs, la coop che detiene il 51% della Banca popolare di Spoleto, annunciava Urbi et Orbi con un’intervista a Bloomberg che di lì a breve si sarebbero concluse le trattative per trovare un compratore di quel 26% di azioni in mano a Mps di cui il Monte, disdicendo a fine luglio i patti parasociali, aveva deciso di disfarsi. Quelle trattative però non si sono mai chiuse e a fornire alcune motivazioni del perché sono gli ispettori di Bankitalia. Nelle pagine con cui la Spoleto credito e servizi viene commissariata infatti c’è un passaggio in cui Bankitalia riferisce dell’interlocuzione avuta con Banca Imi, il soggetto individuato dal management spoletino come advisor al quale ha affidato il compito di trovare un compratore per le azioni del Monte.

Le trattative Cinque, «di cui è stata fornita documentazione» da Banca Imi, le manifestazioni di interesse. Di queste, secondo quanto scrivono gli ispettori di palazzo Koch, «due si sarebbero rilevate palesemente improcedibili», mentre una era ad uno «stadio del tutto preliminare, neppure qualificabile come manifestazione di interesse». L’analisi delle offerte, più o meno presunte, va avanti e prende in considerazione la quarta, che presenta «aspetti dubbi sotto il profilo autorizzativo». L’ultima è invece «meritevole di approfondimento» ma «una volta verificata l’effettiva consistenza della partner off-shore del gruppo». Un’offerta, quest’ultima, «condizionata al buon esito dell’ispezione presso Bps».

Fragili condizioni finanziarie Insomma, nessuna delle trattative, nonostante l’ottimismo più volte manifestato dalla dirigenza spoletina, va in porto. La banca spoletina di questo partner aveva ed ha bisogno perché di liquidità a sufficienza nelle casse per comprare quel 26% dal Monte dei Paschi di Siena non ce n’è. Tra le motivazioni del commissariamento infatti compare «la situazione venutasi a determinare tra i soci», non certo idilliaca a leggere le carte, nonché le «fragili condizioni finanziarie e reddituali di Scs che rendono assai improbabile il riacquisto diretto della partecipazione detenuta da Mps nella banca spoletina». Sul fronte borsistico inoltre, giovedì in Piazza Affari il titolo della Banca popolare di Spoleto ha lasciato un altro 4,65%, con una chiusura a quota 2,052 euro.

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