lunedì 18 febbraio - Aggiornato alle 04:08

Borsa, nell’anno nero di Piazza Affari tutti perdono e Cucinelli cresce: +10%

Il re del Cachemire tocca 30 euro a azione. Bene anche la umbertidese Smre. Dimezzano il valore Ternienergia e Ecosuntek. Male anche Vetrya e Go Internet

Brunello Cucinelli ©Fabrizio Troccoli

Un anno nero per la Borsa italiana e le società umbre quotate a Piazza Affari non potevano uscirne indenni, a parte un paio di esempi virtuosi in controtendenza. E chi altri se non Brunello Cucinelli, il re del cachemire e dell’impresa “umana” poteva guidare la riscossa? Male invece realtà importanti come Ternienergia, che ha lasciato sul campo quasi metà del suo valore. L’analisi è di Esg89, che ha confrontato il valore uninominale delle azioni tra inizio e fine 2018.

Chi sale Come detto, la Brunello Cucinelli spa non conosce crisi e tra le tempeste di borsa veleggia alta, forte di una capitalizzazione in Borsa di oltre 2 miliardi di euro. Le sue azioni sono passate da un valore di 27,13 euro di inizio 2018 a 30,05 euro di fine anno con una performance positiva del 10,76%, in controtendenza rispetto all’andamento negativo del mercato generale. Bene anche Smre spa, società altamente tecnologica guidata dal ceo Samuele Mazzini con sede ad Umbertide con più di 138 milioni di capitalizzazione di borsa. Quotata da aprile 2016 a Milano, a inizio anno 2018 aveva un valore di 6,03 euro per azione e a fine 2018 ha raggiunto 6,1. La performance positiva è stata quindi dell’1,16%.

Chi scende Male Ternienergia spa, la società di Nera Montoro che ha trascorso un 2018 di grande trasformazione a seguito dei dati non confortanti del 2017: è passata da un valore ad inizio 2018 di 0,6125 euro per arrivare a fine 2018 a 0,32 euro con una perdita secca di valore del 47,76%. Ecosuntek spa la società specializzata nelle rinnovabili con sede a Gualdo Tadino ha iniziato il 2018 con un valore di listino di 8,165 euro per arrivare a fine 2018 a 4,35 lasciando sul terreno il 46,72%. Anche Vetrya spa la società digitale con sede a Orvieto e guidata dal patron Luca Tomassini ha perso tanto: quotava a gennaio 2018 7,955 euro per chiudere l’esercizio a 4,75 con una riduzione del valore del 40,29%. Più contenuta la perdita di Go Internet spa, l’azienda eugubina che offre soluzioni per internet, passata da un valore di 1,374 euro di inizio 2018 a 1,115 di fine dicembre 2018 registrando una perdita del 18,85%.

Imprese restie a quotarsi «Le imprese quotate in Borsa hanno maggiori opportunità di crescita e sono più profittevoli di quelle non quotate – commenta Giovanni Giorgetti di ESG89 Group che ha coordinato l’analisi -. Nonostante questo, però, in Italia e in Umbria le aziende, soprattutto quelle di medie e piccole dimensioni, non mostrano grande propensione ad affacciarsi su Piazza Affari. I risultati non troppo esaltanti in Borsa nel 2018, poi, stanno mettendo a dura prova le decisioni del management di alcune interessanti imprese locali che ufficialmente stanno esplorando il percorso della quotazione. Effettivamente va detto, però, che essere in Piazza Affari diventa uno strumento di forza rispetto alle aziende non quotate anche nei momenti più turbolenti dell’economia nazionale, con una maggiore attitudine alla resistenza alla crisi e alla ripresa. Effetti positivi dalla quotazioni – termina Giorgetti – si riversano inevitabilmente anche sul mercato del debito e del finanziamento bancario: per le aziende quotate l’accesso è agevolato potendo contate su una cassa interna meno limitata rispetto alle azienda non presente in Borsa. Infine, da non sottovalutare è il contributo che un’azienda quotata offre alla crescita economica del territorio.

 

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