martedì 17 settembre - Aggiornato alle 08:29

Bankitalia, in Umbria aumenta la ricchezza ma anche i poveri: così si assottiglia la classe media

Ogni famiglia umbra possiede in media 133.500 euro. Si allarga però la fetta dei senza reddito e torna a salire la disuguaglianza

Per il 65% delle famiglie il reddito non basta

di Ivano Porfiri

In Umbria cresce la ricchezza, ma anche la povertà. Può sembrare un controsenso ma non lo è. Il dato è registrato dall’ultimo rapporto sull’economia regionale della Banca d’Italia e dà il segno di un divaricamento tra le classi sociali con un assottigliamento di quella che un tempo – per dirla all’inglese – si chiamava “middle class”.

IL RAPPORTO BANKITALIA

La ricchezza Le famiglie umbre – dato aggiornato al 2017 – posseggono una ricchezza netta pari a 119 miliardi di euro, 7,2 volte il reddito disponibile lordo. Diviso per le 385.209 famiglie fanno 133.500 euro cadauna, dato inferiore al resto d’Italia ma con un aumento maggiore nel 2018 (+5,3%). È significativo rilevare come dal 2008 (quando era circa 113 miliardi) la ricchezza netta sia aumentata quasi costantemente (tranne il biennio 2013-14 e tra il 2015 e il 2016). Anche quella pro capite è cresciuta, contrariamente alla media nazionale che ha lasciato sul campo quasi il 10% in dieci anni.

Cosa è cresciuto? Posto che la componente principale è il valore delle abitazioni, il cui valore è aumentato del 3% dal 2008, ad crescere sono state anche le altre “attività reali” cioè oggetti di valore o partecipazioni in aziende (+3,4% contro il -2,9% di media italiana), ma soprattutto la ricchezza finanziaria con un +9% a prezzi correnti. Al netto delle passività (mutui e prestiti personali) nel 2017 la ricchezza finanziaria era pari al 2,4 volte il reddito disponibile. Un terzo del portafoglio delle famiglie umbre – rileva Bankitalia – è costituito da “attività liquide” cioè circolate, depositi bancari e postali (un valore lievemente superiore alla media nazionale). È in crescita il risparmio gestito come fondi comuni e assicurazioni, mentre è in calo la ricchezza investita in titoli di Stato.

La povertà Sull’altro piatto della bilancia, però, va messo l’aumento della povertà assoluta: le famiglie umbre con un livello di spesa inferiore allo standard minimo accettabile, secondo l’Istat, sono in Umbria il 9,3% contro il 6,9 della media nazionale. Bankitalia riporta anche i dati sui sussidi, sia nazionali che le integrazioni regionali, come il Sia e il Rei che si sono succeduti negli ultimi anni. Ne hanno beneficiato circa quattromila nuclei familiari con un importo medio di 270 euro mensili a famiglia (98 euro pro capite).

La disuguaglianza La discrepanza sui dati riportati qui sopra è l’indice di un aumento del divario tra chi ha molto o, comunque, può contare su un “tesoretto” di famiglia, e chi è senza paracadute. La perdita o la precarizzazione del lavoro hanno senz’altro inciso molto negli anni della crisi. E anche la disuguaglianza dei redditi da lavoro anche se, secondo Bankitalia, è inferiore che altrove. Secondo le ultime stime dell’istituto – basate su un campione di famiglie – la disuguaglianza è aumentata rispetto al 2009, e comunque dopo una riduzione che c’era stata tra 2014 e 2017 lo scorso anno è tornata a crescere. Stesso dato fotografato dall’indice Gini, generalmente utilizzato per misurare la disuguaglianza. Anche qui è inferiore al resto d’Italia ma è andato crescendo nel 2018, tornando vicino al picco raggiunto nel 2013.

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