lunedì 18 novembre - Aggiornato alle 23:29

Bankitalia, economia umbra rallenta: imprese smettono di investire ma famiglie ottimiste

Nel 2018 Pil a +0,6%. Buono andamento export ma brusca frenata a inizio 2019. «Si fa poca innovazione». Per ora l’occupazione tiene

Al centro il direttore Bankitalia di Perugia Nicola Barbera

di Ivano Porfiri

«Avrei voluto lasciare una situazione più sorridente». Usa i toni eufemistici e misurati consoni all’istituto, il direttore della filiale della Banca d’Italia di Perugia, Nicola Barbera, per descrivere un quadro economico che, dalla seconda metà del 2018, per l’Umbria va verso un deciso peggioramento. «Il 2015 e il 2016 facevano sperare in un’evoluzione diversa – aggiunge – ma ora siamo decisamente in fase di rallentamento». Una difficoltà, al momento percepita in modo forte dalle imprese, che hanno smesso di investire, e non dalle famiglie, che ostentano un cauto ottimismo, figlio anche del calo della disoccupazione. Ma questi anni ci hanno insegnato che le fasi di crisi sono prima economiche e poi occupazionali e sociali, dunque il timore è che le nubi arriveranno presto anche nei conti correnti dei consumatori.

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Fattori strutturali di freno Secondo il rapporto sull’economia dell’Umbria, presentato nel pomeriggio alla sala dei Notari di Perugia, nel 2018 «l’attività economica umbra ha continuato a crescere a un ritmo modesto, ancora inferiore a quello dell’Italia (+0,9%)» e la regione «tra le più colpite dalla crisi economica e finanziaria, mostra difficoltà anche nella fase di ripresa». Tra i fattori strutturali che frenano lo sviluppo, secondo Bankitalia, ci sono «la bassa produttività del lavoro e il contenuto grado di innovazione delle imprese».

Verso un peggioramento E se il Pil del 2018 è comunque rimasto in campo positivo, per il 2019 si temono numeri peggiori, così come nel resto d’Italia. «Non abbiamo ancora stime ufficiali – rileva Paolo Guaitini, coordinatore del gruppo che ha redatto il rapporto – ma il quadro è peggiore dello scorso anno. I segnali sono molteplici. Ad esempio l’export nel primo trimestre ha azzerato la crescita. Le cause sono senz’altro legate all’incertezza sia per un quadro internazionale deteriorato che per il contesto nazionale, anche sul sistema degli incentivi alle imprese. Questo fa rallentare gli investimenti».

2018: bene export ma stop investimenti Tornando al 2018, tra i settori l’agricoltura regge dopo il calo dei due anni precedenti. Ma è l’industria a destare preoccupazione. Bankitalia parla di «progressivo rallentamento» in cui ha influito «il calo degli ordini registrato nel secondo semestre, concentrato tra le piccole imprese». Gli indicatori, in realtà restano col segno più, ma con numeri in discesa: produzione +1% (contro +2,7% del 2017), ordini +1.2% (3,3%), fatturato +2,1% (+3,1%). A trainare è ancora l’export (+8,7% contro il +6,1% dell’anno prima), che anzi accelera con la spinta della siderurgia, tornata ai livelli del 2013 dopo anni difficili. Bene l’esportazione di mezzi di trasporto (che però nel primo trimestre 2019 precipita a un -23%), di abbigliamento e agroalimentare. Ma il segnale della fine dell’ottimismo è la diminuzione importante (-8,3%) della spesa per investimenti industriali.

Altri settori Dopo 10 anni a precipizio, l’edilizia vede una luce in fondo al tunnel, con «lievi segnali di recupero». A spingere è il mercato immobiliare, che è cresciuto, con prezzi che continuano a scendere. Il commercio (-1,2% di vendite), invece, risente della «modesta dinamica dei consumi delle famiglie», in crescita dello 0,6%. A soffrire di più i piccoli negozi. Nel turismo numeri invariati sul 2017 con conferma del recupero pieno rispetto al pre-terremoto. Ma Bankitalia segnala anche una «ridotta capacità di intercettare la straordinaria espansione dei flussi turistici mondiali».

I segnali positivi Nell’incertezza economica complessiva, ci sono due segnali in controtendenza. Il primo è nel mercato del lavoro, dove si registra un calo del tasso di disoccupazione al 9,2% nel 2018 con una crescita dei contratti a tempo indeterminato (figlia di stabilizzazioni e sgravi per gli under 35). Il secondo è la fiducia delle famiglie umbre, che giudicano la loro situazione economica lievemente migliorata. In effetti il reddito disponibile ha fatto registrare un +0,7%. Di contro, però, si è ulteriormente allargata la povertà assoluta: 9,3% delle famiglie contro il 6,9% di media nazionale.

Credito Se la dinamica del credito (soprattutto credito al consumo, ma anche i mutui) è cresciuta per le famiglie, quella per le imprese è scesa in campo negativo (-0,9%) con un irrigidimento nell’offerta nella seconda parte del 2018. La qualità del credito è migliorata, con flusso di nuovi crediti deteriorati sceso al 2,7%. La crescita dei depositi bancari che proseguiva da un quinquennio si è pressoché arrestata.

Enti locali Un ultimo sguardo alla finanza pubblica: nel 2018 la spesa corrente degli enti è cresciuta dell’1,8% con la sola componente della spesa del personale incrementata del 2,8%. La spesa in conto capitale, invece, è aumentata dell’8,4% con la spinta della spesa dei fondi comunitari. Proseguita infine la riduzione del debito: -5,1% contro -2,1% della media nazionale.

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