domenica 22 settembre - Aggiornato alle 14:10

Cementificio di Spoleto verso la vendita: tremano 81 operai, subito stato di agitazione

Stop agli straordinari e paura alle stelle in attesa del summit e dell’assemblea: «Chiarezza e garanzie sul futuro»

Il cementificio di Spoleto (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

Stato di agitazione e tensione alle stelle tra gli 81 lavoratori del cementificio di Spoleto dell’Italcementi. Sì, perché è stato comunicato «l’avvio del processo di cessione» del sito produttivo di Sant’Angelo in Mercole da Cemitaly a Spoleto cementi srl «al momento non conosciuta dalle organizzazioni sindacali»: la società è stata registrata il 26 febbraio scorso alla Camera di Commercio di Bergamo, con 10 mila euro di capitale sociale e quote al 100 per cento in mano alla stessa Cemitaly, che a sua volta rientra nel Gruppo Italcementi.

L’operazione dovrebbe essere perfezionata entro il primo aprile, coi lavoratori che passerebbero a Spoleto cementi, di cui risulta amministratore unico l’avvocato Pasquale Luca Leonardo, responsabile degli affari societari, compliance e antitrust di Italcementi spa. Per i sindacati il messaggio è chiaro: «Spoleto non rientra più nel percorso di riassetto industriale del Gruppo». In effetti, trova conferme lo scenario che lo “scorporo” appena avviato prepari il terreno alla vendita a un altro soggetto dell’impianto dell’Alta Marroggia. Oltre «all’avvio del processo di cessione», Italcementi ha comunicato ai rappresentanti dei lavoratori dell’unico cementificio del cratere umbro del sisma la convocazione di un incontro per lunedì pomeriggio. Da decifrare nel dettaglio i contorni dell’operazione, che nel frattempo agita le maestranze:in azienda è già scattato lo stop agli straordinari e ai cambi di turno in attesa dell’assemblea dei lavoratori di martedì pomeriggio.

Ma i timori sulle sorti del cementificio di Spoleto si moltiplicano ormai da oltre un anno, tanto che Claudio Aureli della Fillea-Cgil  ed Emanuele Petrini della Filca-Cisl ricordano che «da tempo denunciamo il silenzio dell’azienda rispetto alle nostre preoccupazioni sul futuro dello stabilimento, che vengono alimentate da questa comunicazione improvvisa e non solo tra le 81 famiglie che vivono grazie allo stabilimento ex Cementir, ma per l’intera economia di un territorio, quello di Spoleto, che ha subito una crisi industriale senza precedenti». Nell’ultimo anno è più volte emersa l’assenza di investimenti e di manutenzioni per gli impianti, addensando sempre più nubi sulle sorti del cementificio di Spoleto, e anche per questo Aureli e Petrini tornano a chiedere «immediata chiarezza e garanzie sul futuro», con l’aiuto di Comune e Regione «subito informate».

@chilodice

 

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