Currently set to Index
Currently set to Follow
domenica 29 gennaio - Aggiornato alle 23:10

Ast verso nuovo bilancio sostenibilità: «Commercializzazione scorie dal 2023»

Al Terni festival spazio anche ai virtuosismi Tarkett e riflessione sul ruolo dell’Università e della Ricerca, appello alle istituzioni

di M.R.

Dimitri Menecali da un lato, Daniele Guerra dall’altro. Sono loro ad aver dominato la scena del Terni festival martedì pomeriggio al PalaSì. L’uno direttore di stabilimento di Acciai speciali Terni, l’altro della Tarkett, entrambi si sono laureati in ingegneria nel polo ternano dell’Università degli studi di Perugia e proprio davanti al professor José Maria Kenny hanno portato all’attenzione del pubblico le azioni messe in campo dalle rispettive aziende per traguardare processi e investimenti sempre più ambientalmente sostenibili pur avendo a che fare con produzioni totalmente differenti tra loro. Il pomeriggio è stato inoltre l’occasione per riflettere sul ruolo dell’ateneo nel territorio nella consapevolezza che ha contribuito a formare giovani manager prestati alle multinazionali che qui hanno investito nel tempo e quella di una tradizione sinergica in questo senso che rischia di interrompersi in assenza di adeguati investimenti. Proprio nella direzione della valorizzazione del polo scientifico e didattico di Pentima si inserisce il Terni festival.

Terni festival Tanto per citare un esempio di integrazione virtuosa con Unipg, Guerra ha ricordato come Tarkett sia riuscita a dar vita di recente ben tre brevetti donando al linoleum che il sito produce caratteristiche uniche. La società vanta numerosi stabilimenti e centri di ricerca in diversi Paesi del mondo. Il sito di Narni è un vero e proprio modello di sostenibilità: «Se non avessimo investito sulle rinnovabili oggi saremmo a rischio chiusura per i costi dell’energia». Ma soprattutto Tarkett ha attivato processi di recupero del pavimento a fine vita, reimmettendo nel ciclo produttivo parte dello scarto, in sostituzione di materie prime vergini. «La sostenibilità – dichiara quasi con uno slogan – è parte della nostra strategia». Tanto per citare un dato, la società del linoleum negli ultimi 11 anni ha ridotto del 51% le emissioni di Co2. Un modus operandi per il quale vuole caratterizzarsi anche Ast, che ha iniziato a farlo da tempo. Già durante l’era Morselli ad esempio si parlava di recupero delle scorie, modello la cui proposta la rivendicano oggi i sindacati. Solo allora però fu  indetta una gara europea nell’ambito della quale ha avuto la meglio Tapojarvi (con la quale l’acciaieria ha iniziato a collaborare durante l’amministrazione Burelli) e che solo a partire dal 2023 vedrà la commercializzazione dei prodotti ottenuti a fine trattamento scarti. A ufficializzare la data è stato proprio l’ingegnere Menecali che ha altresì annunciato la pubblicazione a breve di un nuovo bilancio di sostenibilità e ricordato come il primo investimento Arvedi prevede l’attivazione di un forno di preriscaldo a valle del laminatoio, alimentato a idrogeno. Tra le buone pratiche citato inoltre l’impianto di recupero del vapore inaugurato pochi anni fa. Sfide, è stato sottolineato, che richiedono importanti sforzi economici e tecnologici. Si registra intanto da parte di Ast una progressiva riapertura all’Università, dopo che nell’ultimo anno circa i rapporti erano stati pressoché congelati all’arrivo della nuova proprietà. Da parte del direttore di stabilimento Ast, al terni festival non è mancato il monito più o meno velato ai decisori politici perché l’acquisto di prodotti generati da processi ambientalmente sostenibili sia incentivato a dispetto di quei competitor asiatici che non hanno vincoli sugli inquinanti. Menecali porta ad esempio l’Indonesia e come noto, anche Ast si è trovata negli anni, più volte, a processare semilavorati provenienti da quel Paese. Ecco allora che la sostenibilità sfocia anche in discorsi economici che rendono il tema ancor più complesso nella sua dimensione globale.

 

I commenti sono chiusi.