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lunedì 25 ottobre - Aggiornato alle 11:41

Ast verso Arvedi col Tubificio che arranca e scadenze cruciali: magnetico «allettante»

All’Antitrust il cavaliere si candida come quarto player Ue dell’inox. Lavoratori e sindacati riuniti: è stato di agitazione

di Marta Rosati

È definita dagli esperti del settore una delle maggiori operazioni siderurgiche degli ultimi 20 anni quella dell’acquisizione di Acciai speciali Terni da parte di Arvedi che completa così la filiera con l’acciaio inossidabile e con Terninox candidandosi al cospetto dell’autorità europea garante della concorrenza, come quarto player europeo dell’inox. Le istituzioni locali e nazionali hanno espresso viva soddisfazione per l’intesa raggiunta a Essen nella notte tra mercoledì e giovedì e che, Antitrust permettendo appunto, vedrà salire ai piani alti di viale Brin una società industriale italiana. Questo il primo punto di discontinuità, nonché tema caldo nel dibattito che, inevitabilmente, il processo di cessione, che potrebbe durare altri nove mesi, ha già innescato. Sulla partita ci sono luci e ombre; nella lista delle prime, l’ipotesi di un ritorno alla produzione di lamierino magnetico alla quale i cremonesi non sarebbero affatto indifferenti, bensì consapevoli di trovare al Terni il giusto know how.

«AST IN BUONE MANI», LETTERA AI DIPENDENTI
LE VOCI DEI LAVORATORI E DEI SINDACALISTI: VIDEO

Il vescovo A gioire venerdì mattina è stata anche la Chiesa diocesana di Terni-Narni-Amelia: «Al Gruppo Arvedi – dicono da piazza Duomo – diamo il benvenuto tra la nostra gente. La solidità industriale del gruppo acquirente e il suo impegno consolidato nell’economia sostenibile non possono che costituire una nota positiva e ricca di aspettative per il territorio. Esprimiamo l’auspicio che tale realtà industriale, dimostri lungimiranza e coraggio nel declinare il futuro dello sviluppo di Terni e della regione, anzitutto ponendosi in prima linea nell’incrementare la sfida occupazionale, nella attenzione ai giovani e alla loro formazione professionale, nel coniugare quanto più virtuosamente possibile la produzione, l’occupazione e la salvaguardia della salute e dell’ambiente». E al cavaliere Arvedi, animato da profonda fede cattolica, farà sicuramente piacere. Ma per sapere se, e in che misura, le intenzioni della società cremonese siano effettivamente quelle auspicate anche dalla diocesi, c’è bisogno di conoscere il piano industriale.

Piano industriale cercasi Sono dunque prematuri i tempi per giudicare se la rotta intrapresa è positiva. Di sicuro la firma sull’accordo di vendita cade in un periodo particolare: l’anno siderurgico sta per terminare e dopo la pesante perdita dello scorso esercizio, c’è interesse a conoscere lo stato di salute di Ast in fase di ripresa; il Tubificio nel frattempo lavora a singhiozzo, per ragioni legate al settore dell’auomotive e dalle parti di Maratta pare si stia facendo strada l’ipotesi di una riduzione dei turni; il nodo Ilserv non è del tutto sciolto e al netto di numerosi appalti in scadenza, lo sono anche più di cento lavoratori interinali. Non sfugge inoltre il tema degli impiegati: la procedura in atto è per la fuoriuscita di circa 30 unità ma i numeri del comparto impiegatizio dell’acciaieria ternana paragonati a quelli del cavaliere pare siano molto sbilanciati e questo è un aspetto che, detto sottovoce, preoccupa i sindacati, attori non protagonisti sino a questo momento ma determinati a diventarlo da qui ai prossimi mesi. Venerdì primi confronti: in viale Brin è scattata una riunione straordinaria delle rappresentanze sindacali unitarie.

Sindacati Sono molte le sfide che attendono le parti sociali: il mantenimento dell’integrità del sito siderurgico, la difesa dei livelli produttivi se non anche la saturazione dei forni, la garanzia dei livelli occupazionali e da ultimo il rinnovo delle Rsu sono temi caldi, ma ve ne sono anche di bollenti. Se è vero come è vero che le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici hanno appreso dagli organi di stampa della conclusione della fase 3 della vendita, è evidente che i rapporti siano da ricostruire: con l’azienda, e non doversi più confrontare con una multinazionale che parla un’altra lingua potrebbe (condizionale d’obbligo) essere un fatto positivo; con le istituzioni, perché se nessuno ha mai coinvolto le parti sociali, tutti, a vario titolo, si sono però presi il merito di aver concluso l’operazione, stigmatizzando di essere da sempre informati sui fatti; pare ad esempio che  il governo abbia avuto un ruolo di primo piano: «Tutto da dimostrare tuona il coordinatore Rsu Fiom Cgil Massimiliano Catini. Piuttosto – incalza – ora che questo primo tempo è concluso, è il momento di avviare finalmente una fase di interlocuzioni col Mise». Non sfugge in effetti che il piano della siderurgia e l’intervento diretto dello Stato su Ast siano questioni rimaste in sospeso.

Mario Caldonazzo e Giovanni Arvedi

Rsu «Vorremmo essere protagonisti nelle scelte sul piano industriale, gli investimenti per l’ambiente e la produzione, non solo in termini di occupazione ma anche di gestione dei reparti – dichiara Emiliano Petralla coordinatore Rsu Fim Cisl -. Ci auguriamo di essere coinvolti almeno da Regione e Mise come chiesto da tempo». Cauto sul buon esito dell’opeazione il coordinatore dei delegati Fismic, Marco Bruni: «Non dimentichiamo che una notte di alcuni anni fa siamo andati a dormire pensando di essere di proprietà finlandese e ci siamo svegliati al mattino con la sorpresa del ritorno dei tedeschi». Le ombre sul sito di Terni, in termini di possibile ridimensionamento che ovviamente tutti vogliono scongiurare, è legato al tubificio, possedendone già uno proprio Arvedi anche se molti addetti ai lavori sostengono le due realtà non paragonabili, nel senso che qualitativamente e storicamente parlando, il cavaliere non rinuncerebbe a quello ternano.

Il closing Ad ogni modo all’eventuale ingresso di Arvedi al posto di Thyssen o alla convivenza tra i due player manca ancora molto e di aspetti da chiarire ve ne sono davvero tanti, non ultima appunto la partecipazione dei tedeschi: garanzia finanziaria per le proprie casse? interesse a gestire ancora la commercializzazione dell’inox? o contributo di know how e business nei processi ambientali legati ad esempio all’idrogeno? Tutto da verificare come pure il contributo dello Stato: «Che speriamo sia importante – osserva Emanuele Salvati delegato Rsu Usb -. In una fase delicata come quella attuale, di riorganizzazione del comparto a livello europeo – argomenta – il governo italiano non può rimanere a guardare. Ci rasserena lo spirito industriale di Arvedi e il fatto che da una sorta di limbo (animato dal toto nomi Ndr) si sia in qualche modo usciti; ora sappiamo con chi dobbiamo confrontarci ma è opportuno da subito aprire il confronto con la nuova proprietà e il governo. Quanto all’ipotesi del ritorno a produrre lamierino magnetico, Salvati ammette: «Allettante». E a pensarla come lui sono in molti, a patto che questo non vada a discapito di altre produzioni. Un altro punto interrogativo in questo senso è quello della Società delle fucine. Solo il cavaliere e il suo staff sanno probabilmente quali sono i piani ma una cosa a vantaggio di Acciai speciali Terni la certifica l’esperto di Siderurgia di Federmanager Augusto Magliocchetti: «I tentativi di Arvedi di colare acciaio al silicio a Cremona non sono andati a buon fine, qui potrebbe ottere il risultato sin da subito».

Fase cruciale per acciaio italiano «Con l’avvio del processo di acquisto di Ast da parte di Arvedi si apre una fase davvero cruciale per il futuro dell’acciaio italiano, ma non solo: Terni e l’Umbria devono saper sfruttare l’occasione per tornare protagonisti dello sviluppo di un intero territorio». È quanto ha dichiarato in una nota il consigliere regionale Pd Fabio Paparelli, portavoce delle minoranze . «I mesi che ci separano dall’effettivo perfezionamento della compravendita, che presumibilmente si completerà solo nel primo semestre 2022 – afferma il Consigliere Dem – siano utilizzati al meglio per elaborare un piano che dia effettive certezze occupazionali, garanzie sotto il profilo della produzione, della sicurezza e della riqualificazione e rigenerazione ambientale, attraverso un piano industriale che metta le nostre acciaierie nelle condizioni di poter competere al meglio su scala internazionale. Per questo, è quanto mai opportuno che la Regione tenga fede agli impegni assunti, così come l’assemblea legislativa con voto unanime ha recentemente chiesto, e la predidente Tesei si faccia promotrice della urgente convocazione di un tavolo nazionale alla presidenza del consiglio dei ministri in cui avviare un confronto sui tanti, e forse troppi aspetti ancora indeterminati che riguardano la vicenda. Appurare ad esempio, al più presto, quale ruolo intendono riservarsi lo stato italiano e la stessa Thyssenkrup può essere utile a tracciare un perimetro più certo dell’operazione. Ritengo sia fondamentale comprendere da subito quali strategie si intendano mettere in campo per valorizzare un’eccellenza come quella ternana, che può e deve consolidarsi sul piano dei livelli occupazionali, dei volumi di produzione e delle quote di mercato. Quale futuro attende il reparto fucinatura e i centri servizi, e ancor di più il Tubificio, sul quale c’è grande preoccupazione, sono nodi che vanno sciolti oggi. È allo stesso modo urgente – continua -, confermando la necessità di un confronto ai massimi livelli da tenersi, come sempre avvenuto in passato nei momenti decisivi, presso la presidenza del Consiglio dei ministri, anche per verificare le condizioni dell’accordo ponte che scade a fine mese. Parallelamente a ciò, è necessario che Regione e Comune, al di là dei buoni propositi profusi a mezzo stampa, si decidano a svolgere, sulla vicenda Ast, un ruolo finalmente attivo e propositivo, e si impegnino anche al rilancio del processo di Area di crisi complessa, con un nuovo accordo di programma che, partendo dai limiti dimostrati dalla capacità di coordinamento dello strumento in se, può essere la cornice di sviluppo dell’intero territorio della Conca ternana. A questo dovrà servire- chiosa – anche la prossima conferenza dell’economia e del lavoro che si terrà presto a Terni, e che abbiamo promosso proprio perché la vendita e il rilancio di Ast sia parte integrante di un programma generale di sviluppo di un intero territorio».

 

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