mercoledì 20 novembre - Aggiornato alle 23:52

Ast e sindacati a confronto, ultima chance per trovare un’intesa sul piano industriale

Al tavolo per discutere le strategie d’azione illustrate dall’azienda al Mise. Acciaio dall’Indonesia, fenomeno sotto la lente dell’Ue

 

di M. R.

Poche, pochissime le novità emerse sino a questo momento dal confronto con l’amministratore delegato di Ast Massimiliano Burelli e quello in programma per le 16 di martedì è l’ultimo dei tre confronti previsti per discutere il piano industriale recentemente illustrato al ministero dello Sviluppo economico. Si tratta delle linee strategiche tracciate da Acciai Speciali Terni per il biennio 2019/2020 e la discussione, quando se ne è già andato quasi un quarto del periodo, è ancora aperta sulla base delle considerazioni fatte proprio dalle sigle sindacali che ritengono inaccettabile il mix tra riduzione organici e budget investimenti.

Attesa nuova convocazione al Mise Venerdì scorso, dal penultimo tavolo tra le parti è emersa la volontà, da parte del management Ast, di incrementare di tre milioni la spesa per impiantistica, ambiente e sicurezza, ma la mancata comunicazione ufficiale da parte delle sigle sindacali sta probabilmente a significare che non ci sono ancora elementi di chiarezza su questo fronte. L’incontro di martedì pomeriggio potrebbe dunque risultare utile in questo senso. Accanto all’analisi del piano industriale, iter che dovrebbe passare nuovamente dal Mise, i rappresentanti delle tute blu sanno di doversi giocare ancora la partita della contrattazione integrativa di secondo livello. All’imminente tavolo, potrebbero peraltro prendere parte anche i coordinatori Rsu delle sei sigle metalmeccaniche rappresentate (Fim, Fiom, Fismic, Ugl, Uillm  e Usb).

Thyssen-Tata Per ragioni di tempo e opportunità, nonché nel rispetto dell’ordine del giorno concordato, non saranno affrontate altre spinose e importanti questioni che riguardano Acciai speciali Terni e il settore siderurgico italiano in generale, ma su altri tavoli queste tengono senz’altro banco. Da un lato c’è l’allungamento dei tempi per il pronunciamento dell’antitrust sulla fusione Thyssen-Tata, col dubbio che l’operazione vada effettivamente in porto, anche se ricadute dirette su Ast non dovrebbero esservi; dall’altro c’è sempre lo ‘spettro Indonesia’.

Concorrenza asiatica Sul fenomeno delle importazioni, dopo le pressioni del presidente del parlamento europeo Tajani (Fi), e l’interrogazione presentata dal vice Sassoli (Pd), Cecilia Malmström a nome della Commissione europea ha risposto: «Nell’ambito dell’inchiesta di salvaguardia sull’acciaio avevamo esaminato in modo specifico la situazione delle importazioni di acciaio inossidabile dall’Indonesia, giungendo alla conclusione che anche le più recenti statistiche annuali allora disponibili (per il periodo compreso tra metà 2017 e metà 2018) rimanevano sotto la soglia di esclusione del 3% prevista dall’accordo sulle misure di salvaguardia dell’Organizzazione mondiale del commercio. Per questo motivo le misure di salvaguardia definitive in merito all’acciaio non sono state applicate all’Indonesia. La Commissione si è tuttavia impegnata a riesaminare la situazione a intervalli regolari, almeno alla fine di ogni anno in cui sono in vigore le misure di salvaguardia».

Accelerazione dei tempi Ue Il primo riesame della questione è previsto per il primo luglio 2019. Nel frattempo alcuni operatori economici hanno richiamato l’attenzione della Commissione, oltre che sull’aumento delle importazioni dall’Indonesia, anche su altre questioni che dovrebbero a loro volta essere esaminate. Vista l’importanza di tali tematiche e tenendo conto che le misure non possono essere riesaminate continuamente, la Commissione sta ora valutando di anticipare la procedura di riesame al fine di affrontare rapidamente tutte le questioni sollevate. «La Commissaria Malmstrom – commenta Sassoli –  ha capito quanto sia urgente intervenire sulla questione dell’acciaio indonesiano. Adesso  – prosegue – mi auguro che il Governo italiano finalmente intervenga affinché la decisione della Commissione entri in vigore prima dell’estate. Ogni ritardo potrebbe compromettere la produzione di inox italiano e provocare duri colpi all’occupazione». Ad attendere le mosse dell’esecutivo nazionale sono anche gli stessi sindacati, delusi dall’ultimo vertice in via Molise a Roma per assenza di rappresentanti proprio del governo.

Seguiranno aggiornamenti 

I commenti sono chiusi.