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martedì 1 dicembre - Aggiornato alle 22:07

Ast, piano per traghettare il sito alla vendita: sindacati e azienda al lavoro

Girandola di incontri tra management e sigle metalmeccaniche per trovare un accordo con la regia del Mise, i timori per il futuro

di M. R.

Una serie di incontri per definire il prossimo futuro dell’azienda. Come emerso dal tavolo di mercoledì sera, da giovedì 22 ottobre Tk Ast e le sigle sindacali torneranno a sentirsi per stilare nelle prossime settimane un calendario di incontri finalizzati al raggiungimento di un’intesa. L’obiettivo è arrivare a un accordo che sostituisca quello firmato nel 2019 e scaduto il 30 settembre scorso per traghettare l’azienda fino alla cessione.

I tempi Per quanto riguarda proprio la vendita del sito di Terni, l’amministratore delegato di Thyssenkrupp Massimiliano Burelli, in occasione della videocall con il ministero dello Sviluppo economico di mercoledì sera, ha anche fornito qualche nuova indicazione sui tempi. Intanto la procedura per la vendita deve ancora essere formalmente aperta; dall’avvio ufficiale, per il completamento di tutto l’iter serviranno almeno nove mesi.

Le reazioni – Fismic Alle prime reazioni ai contenuti della videocall con il Mise nella serata di mercoledì si accodano anche quelle della Fismic, tramite le parole del coordinatore Rsu Marco Bruni: «Al tavolo del ministero sono emersi tanti tecnicismi ma poca sostanza. Per questo esprimiamo perplessità anche per le osservazioni del sottosegretario Alessandra Todde, in particolare quando associa il futuro dell’Ast al piano nazionale della siderurgia. Temiamo che Ast in questo modo finisca nel calderone dell’acciaio nazionale insieme a Taranto e Piombino, perdendo così il ruolo di quarto player europeo dell’acciaio. Inoltre, resta alta l’attenzione sulla questione commercializzazione: non è ancora chiaro se Tk voglia vendere esclusivamente le produzioni di Terni o anche i centri servizi».

L’Unione sindacale di base «Come Usb – scrivono dai livelli nazionale e territoriale, Marco Benvenuto ed Emanuele Pica – abbiamo chiesto al Governo di ufficializzare le reali intenzioni del governo sull’Ast e sull’intero settore siderurgico chiedendo di farlo in una sede di confronto specifica. Occorre un piano di rilancio della siderurgia, un settore centrale se vogliamo pensare all’industria, allo sviluppo delle infrastrutture e della cantieristica, con un grado di minima indipendenza dalle produzioni europee ed extra-europee. Mentre in Germania si sta pensando a forti investimenti, 10 miliardi entro il 2030 e altri 20 entro il 2050 per l’acciaio, puntando ad una produzione a basso impatto ambientale, in Italia il quadro è desolante, senza un futuro definito delle produzioni siderurgiche, i siti di Taranto, Piombino, Terni avranno un destino drammaticamente segnato, dal punto di vista occupazionale e ambientale».

L’intervento dello Stato «Lo diciamo da tempo – insiste l’Usb -, di fronte agli interessi conflittuali dei privati, solo un intervento diretto dello Stato, una nazionalizzazione è in grado di tenere insieme piani di sviluppo, esigenze industriali del paese, occupazione e tutela ambientale del territorio. La ricetta delle aziende di socializzare le perdite e tenersi i profitti, non parla agli interessi generali. Nello specifico la vicenda Ast di Terni è emblematica, unico produttore italiano di acciaio inossidabile, dal 2012 rimbalza da una parte all’altra. Quell’anno la Commissione Europea ha rigettato la vendita di Ast alla finlandese Outokumpu, da allora il sito di Terni è tornato nella mani della Thyssenkrupp che più volte aveva dichiarato l’uscita dalla produzione di acciaio e quindi non più core business. Alla scadenza dell’accordo ponte, firmato al Mise, che doveva garantire livelli occupazionali, produzione e investimenti, l’ad Burelli ha comunicato l’impossibilità di mantenere fede agli investimenti e alla trasformazione dei contratti interinali, non garantendo più il numero complessivo di 2350 lavoratori diretti. La vendita di Ast, per la sua produzione strategica non può essere una cosa tra privati, il Governo deve avere la forza di trattare direttamente con la proprietà».

Il periodo che separa Thyssen dalla vendita di Ast «Registriamo la proposta dell’Ad di aprire un confronto con le organizzazioni sindacali territoriali per un ulteriore accordo ponte che abbia come obiettivo la gestione della fase “transitoria” da qui alla vendita, ma ribadiamo che non sarà accettata nessun ridimensionamento occupazionale e qualsiasi “riorganizzazione mascherata”. Verificheremo se di fronte alla nostra denuncia, l’azienda terrà fede all’impegno a riprendere i programmi di manutenzione. Guardiamo con attenzione alla dichiarazione della Sottosegretaria Todde sulla strategicità di AST e circa l’impegno dello stesso Ministero a monitorare quotidianamente gli sviluppi sul sito ternano, che ha sollecitato la firma in tempi brevi, di un accordo ponte che salvaguardi il sito e i livelli occupazionali.
La Sottosegretaria Todde ha dichiarato che il governo sta lavorando al piano nazionale sull’industria siderurgica, anche utilizzando le risorse del Recovery Fund, per il rilancio delle produzioni siderurgiche accompagnando la trasformazione delle produzioni di acciaio con costi energetici e minor impatto ambientale. Seguiremo con attenzione i passaggi che accompagneranno il piano nazionale della siderurgia a livello nazionale e in Ue, di quest’ultima sede dove peserà il giudizio sulla fattibilità e le risorse che saranno concesse. È un quadro complesso che mantiene aperte tutte le nostre preoccupazioni, per questo mentre chiediamo al Governo un tavolo di confronto stabile e torniamo a sollecitare rilanciamo l’urgenza dell’intervento diretto pubblico a difesa dell’occupazione e della tutela dell’ambiente. Sul sito di Terni – conclude l’Unione sindacale di base – come Usb diciamo che è giunto il tempo del rilancio territoriale, un territorio che grida vendetta dopo anni di produzioni industriali che hanno flagellato l’ambiente e la salute dei lavoratori e della popolazione. Un rilancio duraturo, sostenibile e diversificato».

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