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venerdì 9 dicembre - Aggiornato alle 18:16

Ast, nei piani Arvedi un investimento che ‘sa di bruciato’. È scontro aperto coi sindacati

Cavaliere scommette su impianti dal Bahrain che hanno subito incendio, è in rotta di collisione coi rappresentanti dei lavoratori

di M.R.

È arrivata nello stesso giorno in cui le Rsu di fabbrica hanno lanciano l’allarme ‘ambiente e sicurezza’, irritando i vertici aziendali Ast, l’ufficialità su una voce che circolava già da settimane: il primo vero investimento che Arvedi intende effettuare all’acciaieria di Terni è l’installazione di un laminatoio e di una linea in grado di laminare acciaio sia a freddo che a caldo; la particolarità dell’iniziativa sta nel fatto che si tratta di macchinari provenienti dal Bahrain ‘sopravvissuti’ a un incendio verificatosi in uno stabilimento del posto.

DENUNCIA RSU AST IRRITA ARVEDI: LETTERA AI SEGRETARI DEI SINDACATI METALMECCANICI

Acquisti in medio oriente A Umbria24 risulta che il rogo che ha interessato gli impianti in questione sia risalente ai primi anni 2000. Oltre il rischio che si tratti dunque di macchinari stressati dalle fiamme, che possono averli lambiti se non addirittura avvolti, si tratta di strumentazione anche piuttosto datata. Tecnologia e sistemi di sicurezza saranno dunque i sorvegliati speciali. A seguito di alcuni sopralluoghi effettuati all’Ast di Terni dai tecnici preposti (area Pix 1-zona ex Titania), sotto il controllo dell’ingegner Di Pietro, e in modo più o meno discreto, risulta inoltre che il materiale da riassemblare dopo la dismissione dello stabilimento in Medio Oriente, sarebbe ora in mano alla multinazionale Danieli che nelle officine di Buttrio, a Udine, si starebbe nel frattempo occupando della riverniciatura dei pezzi. Inutile dire che i successivi lavori che verranno calendarizzati nella Conca, saranno oggetto di minuziosa attenzione da parte di lavoratori e sindacati. Le Rsu, nel confronto di giovedì, non hanno del resto risparmiato critiche alla direzione aziendale e se c’è stato margine per contestare le manutenzioni interne sin qui eseguite, non è difficile ipotizzare che sui nuovi investimenti l’occhio esperto degli addetti ai lavori sarà ben aperto.

Arvedi A proposito delle accuse al vertice, dai piani alti di viale Brin hanno fatto sapere ai delegati sindacali che se i toni sono questi, le relazioni non possono che precipitare. Quella nota, piuttosto aspra, diffusa dai sindacalisti lavoratori, ha insomma irritato il management di Acciai speciali Terni che rivendica una correttezza nei metodi adottati e nelle scelte sin qui compiute per il bene dell’azienda, con una tendenza a incalzare le Rsu a specificare più nel dettagio a cosa ci si riferisca in quel comunicato, pur nel rischio di un effetto boomerang: il documento porta la firma di tutte le sigle, nessuna esclusa ed è frutto di un confronto consumatosi nel primo Consiglio di fabbrica del nuovo Parlamentino Ast. L’azienda però non si è lasciata intimorire e anzi ha di fatto aperto lo scontro coi sindacati. Alla nota delle Rsu ha risposto infatti con una lettera alle segreterie  lettera alle segreterie provinciali delle cinque sigle dei metalmeccanici. Tornando ai macchinari del Bahrain comunque nulla che avrebbe a che vedere con l’Accordo di programma (quindi l’auspicato aiuto dalle casse dello Stato, che dice di ritenere strategica la siderurgia, chiesto dal gruppo Arvedi all’uscente esecutivo Draghi): i vertici aziendali hanno fatto sapere che questo esula da quanto illustrato nel piano industriale di aprile, del quale come noto non si conoscono dettagli ulteriori rispetto alla slide resa pubblica dal cavaliere di Cremona in persona.

Ast C’è di più: in un passaggio durante il discorso ai delegati sindacali che chiedono confronti, coinvolgimento e chiarezza su intenzioni e prospettive, i vertici aziendali hanno commentato che confidavano in tempi più brevi per quell’Accordo di programma al quale è stato vincolato l’investimento quinquennale. Eppure l’uscente ministro Giorgetti ha detto pochi giorni fa che l’iter era ormai all’ultimo miglio. La speranza insomma è che questa spesa in Bahrain che metaforicamente ‘puzza di bruciato’ non sia alternativa al potenziamento di Ast preannunciato. Per sgomberare il campo da certi dubbi non a caso sono arrivate rassicurazioni secondo le quali Arvedi punta fortemente su Terni; è stato sottolineato che la fabbrica non è ferma del tutto nemmeno in questo difficile momento e che verso la fine di ottobre dovrebbero arrivare notizie positive per la produzione, pur in una situazione di vertiginoso caro energia. Il rafforzamento di Ast e la metafora delle ‘tre gambe’ utilizzata da Arvedi resta dunque un must. Da acciaiere esperto e padre di brevetti rivoluzionari per il settore della siderurgia non vorrà commettere passi falsi quando ha i riflettori puntati addosso e quando in ballo ci sono pesanti finanziamenti. Ciò non toglie che, rispetto agli impianti dal Bahrain, la notizia che si tratti di macchinari incendiati, che saranno soggetti a revamping perché risultino in regola con tutte le norme del caso, suscita un certo effetto quantomeno nei più sensibili a fatti del passato, coi quali più o meno indirettamente l’Ast ha avuto a che fare. Il riferimento è al rogo Thyssen di Torino. Storia vecchia e lontana dalla nuova gestione Ast, che sarà sicuramente da stimolo per Arvedi a fare di più e meglio per la sicurezza in generale.

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