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domenica 16 gennaio - Aggiornato alle 20:23

Ast licenzia ma è boom di contagi Covid, lavoratori in rivolta: «Stop straordinari»

Pandemia e mancato rinnovo interinali complicano organizzazione del lavoro, la denuncia dei delegati sindacali

Tk-Ast (foto Marta Rosati)

Difficoltà organizzative all’interno dei reparti dello stabilimento, dovute alle carenze di organici. È quanto stanno riscontrando le Rappresentanze sindacali unitarie di Acciai speciali Terni in queste ore, alla ripresa della produzione dopo lo stop delle festività. Criticità si sarebbero riscontrate in particolar modo già nella giornata di domenica nell’area a freddo della fabbrica, i reparti Pix 1 e 2, dove si è registrato nei giorni scorsi anche l’amaro mancato rinnovo di contratto per lavoratori interinali occupati al loro interno da ben cinque anni. I delgati sindacali non dimenticano certo di stigmatizzare l’accaduto: «Tra contagi Covid e quarantene, la fuoriuscita di alcuni operatori interinali che erano parte integrante dell’organico tecnologico e che sta aggravando ulteriormente la situazione». La protesta ora ha effetto diretto sull’operatività dell’acciaieria: le Rsu ribadiscono il blocco degli straordinari e invitano i lavoratori a non dare alcuna disponibilità ad eccezione degli obblighi contrattuali.

Covid La situazione all’interno di Ast sarebbe già al limite. Secondo quanto denunciano i sindacalisti lavoratori, erano già state evidenziate nell’ ultima commissione Covid le difficoltà organizzative che si sarebbero create. Gli stessi parlano di atteggiamento dell’azienda, che in queste ore, starebbe telefonando a casa ai lavoratori chiedendo anticipo di orari, cambi turno, richieste di straordinari e non confermando ferie in programma. Le Rsu di Ast denunciano persino l’utilizzo di personale impiegatizio per la copertura degli organici. «In un momento così complicato aggravato dalla situazione covid che ha portato a registrare numerosi casi di positività e quarantene all’interno del nostro stabilimento, oltre che a creare dei gravi disagi ai lavoratori, questo stato di cose mette ancora di più a rischio la salute degli stessi. Riteniamo quindi opportuno che l’azienda non continui a fare forzature in merito».

La riduzione dell’organico Dopo la presa di posizione della Fiom Cgil del 31 dicembre scorso, a intervenire sul caso dei lavoratori per i quali l’azienda ha deciso di non rinnovare il contratto, è l’Unione sindacale di base: «Nell’ubriacatura generale del capodanno Rai in Ast, in cui la narrazione dominante ha raccontato di una città tornata protagonista nel Paese e di un’azienda perfetta, all’interno di un nuovo connubio fabbrica-città, il 31 dicembre scorso, quattro ragazzi, quattro lavoratori della Randstad hanno vissuto il proprio ultimo giorno lavorativo in viale Brin. L’azienda ha deciso infatti di non riconfermare loro l’incarico. Per noi è una decisione grave, unilaterale, a nostro avviso immotivata e che chiediamo venga ritirata. La vertenza del 2014 ha ridotto di molto il numero degli occupanti e da allora la produzione è sempre stata portata avanti con sacrificio da chi è rimasto, con interi reparti ridotti al minimo tecnologico. Inoltre, la pandemia sta portando ad un numero elevato di positivi e di quarantene fiduciarie all’interno dello stabilimento e si sta mettendo a dura prova la tenuta dell’assetto produttivo. Per questo l’aver voluto interrompere il rapporto con questi quattro ragazzi è per noi incomprensibile e soprattutto inaccettabile, anche alla luce del fatto che non siamo in un contesto di ‘surplus occupazionale’ anzi tutt’altro, visto che per mantenere in marcia gli impianti registriamo in queste ore anche forzature da parte aziendale. Se poi fosse confermato – prosegue l’Usb – che il motivo scatenante sia la fruizione di istituti garantiti, ci troveremmo di fronte a un’azione grave dettata solo dalla logica del profitto, e tutto ciò è pericoloso. Da un lato l’azienda cerca di mantenere la produzione, facendo forzature, dall’altro interrompe rapporti lavorativi diminuendo ancora di più la forza lavoro. Anche per questo chiediamo l’immediato reintegro dei quattro ragazzi. Ricordiamo al management di Ast che in presenza di una forte contagiosità della variante Covid in circolo, forzature che di fatto allungano l’orario di lavoro non sono ammissibili. Ricordiamo poi che i 53 milioni di utili raggiunti nel 2021 sono frutto dello sforzo collettivo di tutti i lavoratori del sito, nessuno escluso».

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