Currently set to Index
Currently set to Follow
martedì 16 agosto - Aggiornato alle 05:27

Ast e altre energivore tra caro bollette, nucleare snobbato e scommessa idrogeno

Spera e Francescangeli (Ugl): «Le aziende non vanno lasciate sole», Porrazzini: «Puntare sul vettore energetico del futuro»

di M.R.

Rincari del 55% per l’energia elettrica e del 42% per il gas naturale questo il trend nel primo trimestre del 2022. Tra la crisi pandemica, quella ucraina e le scelte di svolta green per la quale non si è del tutto pronti, rischiano, come già denunciato, di provocare in molti casi il lockdown industriale per evitare di produrre in perdita. Le maggiori esposte sono le realtà energivore e la siderurgia non è esclusa. Ad accendere un faro su Ast, piena di ordini e già in difficoltà con la disponibilità di forza lavoro tra le quarantene nonché per l’approvvigionamento di materie prime, è l’Ugl metalmeccanici, nelle persone del segretario nazionale Antonio Spera, e del vicesegretario con delega alla Siderurgia, Daniele Francescangeli: «Senza interventi per calmierare anche per le aziende il costo dell’energia, in particolare nel settore metalmeccanico, quello che si rischia realisticamente è una massiccia richiesta di cassa integrazione per migliaia di lavoratori dell’industria e nello specifico di quelli dipendenti da aziende che operano nel settore della siderurgia. Difficile in questo contesto per loro essere o continuare a essere competitive sul mercato con simili costi».

Legge di bilancio Il riferimento è alla recente manovra varata dal Governo. L’esecutivo, secondo quanto trapela, stante il pressing di Confindustria e singoli imprenditori, starebbe valutando un intervento in tal senso con uno scostamento di bilancio a pochi giorni dall’ok. «In base alle norme emanate dalla Commissione europea, in vista della totale trasformazione della produzione di energia, non si è tenuto conto delle numerose criticità da risolvere – spiegano Spera e Francescangeli – prime tra le quali la resistenza dell’opinione pubblica a grandi progetti nel settore energetico e delle infrastrutture, il mix energetico, la necessità di prevedere misure per compensare l’aumento dei prezzi dell’energia, che sarà una conseguenza inevitabile del percorso di decarbonizzazione per passare tutte le industrie all’elettricità». Per i sindacalisti «è di fondamentale importanza che le aziende energivore, in primis siderurgia e chimica ma anche la metalmeccanica, siano protette da aumenti incontrollati dei prezzi, in Italia più alti della maggior parte dei partner economici a livello globale. Il paradosso è che le aziende si sono adeguate agli obiettivi di riduzione di emissioni, ma, nonostante ciò, sono state lasciate sole nel mercato libero della vendita del prodotto. Ricordiamo che in passato la siderurgia nazionale, due esempi su tutte Ast Terni e Ex Alcoa Portovesme, per rimanere concorrenziale sul mercato, ha dovuto subire multe per infrazioni dalla Comunità Europea, non vorremmo che la storia si ripeta».

Transizione ecologica La riflessione dunque va al di là della richiesta di tutele per industrie energivore e tocca la necessità di pensare ogni azione con l’obiettivo della transizione energetica che ci si è imposti. Su questo argomento vale la pena evidenziare come la crisi ucraina che vede Putin e Biden ai ferri corti interessi un territorio nel quale transita un gasdotto che fornisce buona parte del gas russo ai Paesi europei; ma anche l’abbandono del nucleare e altre scelte vedono l’Italia particolarmente esposta alle tensioni sui prezzi dell’energia sui mercati internazionali. Nel frattempo evidentemente l’adozione di fonti alternative ecosostenibili non è ancora sufficiente. Appare allora sempre più evidente come quella dell’idrogeno come vettore energetico sia una sfida sulla quale scommettere. Torna a insistere su questo, l’ex sindaco di Terni e attuale presidente dell’associazione ‘Pensare il domani’, Giacomo Porrazzini.

Idrogeno «L’impennata attuale del costi del metano e le manovre politiche e commerciali della Russia che ha fatto schizzare in alto la bolletta del gas e reso incerta la possibilità di riscaldarsi, nel caso di un inverno molto freddo, conferma l’esigenza di diventare sempre meno dipendenti da gas, petrolio e carbone, affidandosi ad altre fonti energetiche pulite e disponibili, sempre, in natura. Occorre – scrive Porrazzini – liberarsi da tale vincolo, sia, per problemi di costi e sicurezza nelle forniture, sia, per ragioni ambientali e climatiche. Con le fonti rinnovabili e l’uso su vasta scala di idrogeno ‘verde’ si può davvero pensare a ridurre drasticamente le emissioni di CO2, l’inquinamento delle città e il riscaldamento del pianeta. Finora l’ostacolo principale è stato il costo della produzione di idrogeno verde, tramite elettrolisi dell’acqua: almeno 5 euro al kg., contro 2 euro al kg. per l’idrogeno prodotto partendo dal ‘reforming’ del metano. Ora, sia in Israele sia negli USA, sono state introdotte innovazioni tecnologiche che rendono possibile avere idrogeno verde a 2 euro al Kg, entro il 2025 e, addirittura, a 1 euro al kg entro il 2030. Innovazioni riguardanti la scoperta di nuovi catalizzatori per favorire la scissione della molecola di acqua in idrogeno e ossigeno. Si tratta di innovazioni profonde che fanno compiere un vero salto alla prospettiva ravvicinata dell’impiego di idrogeno verde su vasta scala. Si tratta di novità che dovrebbero spingere anche la comunità locale ternana, le sue istituzioni e le sue forze produttive, a predisporre un progetto strategico per la produzione, lo stoccaggio e l’uso plurimo dell’idrogeno, per attività sia industriali che civili. Terni ha tutte le condizioni, per storia tecnologica, per fonti di energia rinnovabile come l’idroelettrico, per realtà industriale utilizzatrice, per infrastrutture apposite come l’idrogenodotto Terni-Neramontoro, per dimensione demografica e ruolo territoriale, per essere, con Narni, una valle dell’idrogeno. Nei prossimi mesi vedremo se il nostro territorio sarà indirizzato, da chi governa, a seguire la strada del futuro».

I commenti sono chiusi.