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domenica 5 febbraio - Aggiornato alle 12:21

Arvedi-Ast, piani discussi ‘a porte chiuse’: sindacati chiedono «trasparenza»

Accordo di programma su industria e ambiente senza le parti sociali: Cgil, Cisl, Uil e metalmeccanici vogliono vederci chiaro

«Quali sono gli impegni precisi e circostanziati messi sul tavolo romano per raggiungere l’Accordo di programma chiesto da Arvedi per Ast?». Così i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil di Terni e le segreterie delle organizzazioni di categoria dopo che hanno atteso per giorni una convocazione, da parte delle istituzioni locali per essere aggiornati sui programmi di sviluppo per l’acciaieria, che però non è mai arrivata.

Accordo di programma «Abbiamo aspettato nel silenzio più assordante prima di scrivere per verificare se ad azienda, Regione e Comune presenti al tavolo fosse venuto in mente di convocarci per mettere a conoscenza le organizzazioni sindacali di quanto sta accadendo. Vogliamo ricordare che le istituzioni locali e regionali non hanno mai avuto un confronto sulle prospettive industriali del nostro territorio. Pur riconoscendo che la convocazione al tavolo tecnico non sia dovuta, abbiamo sempre ribadito che per opportunità sarebbe stata utile, o in alternativa, si sarebbe almeno potuto costruire un confronto preliminare con chi ha già da tempo svolto analisi e avanzato proposte per lo sviluppo sostenibile delle filiere industriali, che rimangono il pilastro portante dell’economia locale. Partendo dal presupposto che i finanziamenti del Pnrr hanno tra gli assi trasversali l’ambiente e l’energia e che ad oggi Arvedi-Acciai Speciali Terni vuole avviare un graduale, ma deciso e quanto auspicato, processo di decarbonizzazione dell’attività siderurgica attraverso l’utilizzo dell’idrogeno verde, sarebbe utile conoscere gli impegni della Regione dell’Umbria in tal senso e se questi sono coerenti con le azioni e i progetti regionali già finanziati o in via di finanziamento dal Piano di ripresa e resilienza. L’idrogeno, come dichiarato da anni dalle Organizzazioni sindacali, potrebbe rappresentare un’ulteriore opportunità per l’area industriale di Terni e Narni con la rigenerazione della filiera del tubo marmitta che rischia di essere fuori mercato già nel 2035. Allo stesso tempo le categorie dei metalmeccanici non hanno avuto modo di discutere il dettaglio del piano industriale di Arvedi Acciai Speciali Terni: siamo fermi, a quasi un anno dall’acquisizione della nuova proprietà, alle linee guida dei primi mesi del 2022».

Il futuro di Ast Gli importanti investimenti dichiarati devono trovare applicazione reparto per reparto, impianto per impianto in termini di prodotti, processi, livelli occupazionali e riorganizzazione complessiva della fabbrica. Non sappiamo se la congiuntura economica e il tempo trascorso abbiano modificato i piani del gruppo Arvedi, né sappiamo quanto tempo ancora abbiamo per aver confermate le intenzioni annunciate. È la stessa messa in opera del piano industriale che avrà delle inevitabili ricadute sul territorio a partire dall’indotto e dalle aziende che sono parte integrante delle seconde lavorazioni. Sul tema ambientale e della sostenibilità, come organizzazioni sindacali vorremo capire come si sta procedendo e come si procederà. Anche questi sono temi cari al sindacato che nel tempo hanno qualificato e valorizzato la nostra azione. Sollecitiamo anche su questo versante gli enti locali e regionali per conoscere quali interventi infrastrutturali, materiali e immateriali si stanno mettendo in campo sia utilizzando le risorse del Pnrr che quelle dei fondi europei per rendere più competitivo il Sito ternano e le aziende del territorio. Per tutti questi motivi Cgil, Cisl, Uil, Fiom, Fim e Uilm attiveranno tutte le proprie strutture affinché si arrivi in tempi rapidi ad un confronto con le istituzioni e con il gruppo Arvedi per capire gli impegni presi e quando sarà operativo l’Accordo di programma che è necessario per far partire l’intero piano industriale. Chiediamo alle Istituzioni celerità responsabilità e trasparenza: in gioco c’è il rilancio della vocazione industriale del territorio e il governo per una giusta transizione ecologica e tecnologia. Il sindacato confederale è pronto a fare la propria parte».

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