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venerdì 30 settembre - Aggiornato alle 23:56

Ast, l’iter per il premio non decolla: volumi scarsi, ipotesi cassa integrazione anche a ottobre

A quattro mesi dall’incremento turni, Arvedi costretto allo stop: rebus fine 2022, piano industriale fermo alla slide di aprile

di Mar.Ros.

Da una parte il cavaliere spinge per istituire un Premio economico tra i lavoratori di Terni, dall’altro però il confronto sul tema avviato coi sindacati non ha sin qui prodotto i risultati sperati. Come reso noto da Umbria24, nei siti Arvedi di Cremona il ‘di più’ in busta paga, nell’arco di un anno, può raggiungere anche quota 7.000 euro, ma le cifre differiscono tra livelli professionali e anche tra diversi stabilimenti produttivi. Quanto all’acciaieria umbra, stando ai primi approfondimenti che i vertici aziendali hanno svolto con segretari delle organizzazioni sindacali dei metalmeccanici e coordinatori delle Rappresentanze sindacali unitarie di Fim, Fiom, Fismic, Ugl e Uilm, sarebbe emerso che in questo particolare periodo storico e alle condizioni attuali dello stabilimento, nonché tenuto conto della differenza tra l’acciaio prodotto al Nord e l’inox colato a Terni, un modello che tenga insieme le prerogative del numero uno (la detassabilità) e quelle dei lavoratori (la concreta fruibilità del premio), non sarebbe stato individuato.

Arvedi-Ast Rispetto all’acciaieria di Cremona i costi energetici e logistici a Terni sono maggiori, data la complessità delle produzioni, lontane dal sistema Esp griffato Giovanni Arvedi che restituisce un coil senza passare per la laminazione a freddo. A questo aspetto si sommano le maggiori difficoltà nel reperire materie prime anche e soprattutto per costi spesso vertiginosi: l’acciaio ternano infatti, oltre ai rottami, necessita di nichel, cromo, molibdeno e altri componenti indispensabili che gravano sulle spese correnti e di conseguenza su qualunque obiettivo produttivo, qualitativo ed economico si ponga a parametro del premio. Se a tutto ciò aggiungiamo le pesanti incognite che caratterizzano il fronte delle commesse le preoccupazioni prendono il largo e investono il rischio di mancate assunzioni dei lavoratori interinali, nonché la sopravvivenza delle ditte terze all’interno di Ast, alcune già rimpiazzate o con appalto ridotto. Da quanto si apprende da voci che corrono per lo stabilimento, gli ordini per il mese di ottobre non supererebbero le 60 mila tonnellate di fuso e gli addetti ai lavori sono pronti a scommettere che la seconda metà di ottobre, almeno per l’area a caldo, sarà ancora di fermo produttivo e cassa integrazione. Mentre nulla sarebbe ancora noto rispetto agli ultimi due mesi dell’anno. Nel gioco delle parti al tavolo delle trattative insomma, questo appare il momento più complicato per gettare le basi alla costruzione di un premio.

Acciaieria di Terni L’incertezza su quelli che saranno i volumi già dal prossimo ottobre, quando la cassa integrazione sarà terminata, salvo proroghe, cozza con quella spinta impressa dal cavaliere nei primi giorni di attività a capo di Ast. Come non accadeva dall’era pre-Morselli, la nuova gestione del sito di viale Brin ha infatti presto rivoluzionato l’area a caldo riportando la produzione su 21 turni anziché 15. La speculazione energetica certo allora non era prevedibile ma quell’incremento produttivo di acciaio fuso all’anno, come tutte le altre soluzioni di investimento proposte il primo aprile scorso in una slide, rischiano a questo punto di rimanere freezate in quella immagine, con slittamento ulteriore di una discussione approfondita su modalità e tempi di realizzazione del programma annunciato. Una situazione che non può che suscitare perplessità sullo stato dell’arte dell’Accordo di programma, così come indicato dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, intervenuto a Terni per la campagna elettorale del centrodestra.

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