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lunedì 12 aprile - Aggiornato alle 07:42

Acque minerali, protesta sindacale davanti alla Regione per la nuova legge: «Sprecata un’altra occasione»

Nel mirino l’assenza di clausole di salvaguardia per i lavoratori nel caso di cambio imprenditore per la concessione pubblica

La protesta sindacale

«La legge regionale rischia di compromettere il futuro di un settore strategico per l’Umbria come quello delle acque minerali». Sono scesi in piazza i sindacalisti e una rappresentanza di lavoratrici e lavoratori del comparto che, martedì mattina, hanno manifestato di fronte alla sede del consiglio regionale, lamentando anche «il mancato ascolto della Regione pe le richieste messe sul tavolo da Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil» per la definizione della legge considerata «l’ennesima occasione sprecata per valorizzare il nostro territorio e i suoi prodotti, considerato che le acque umbre si distinguono sul mercato da oltre cento anni».

Legge acque minerali in Umbria Tra le problematiche denunciate dai rappresentati dei lavori ci sono, in primis, i meccanismi di assegnazione delle concessioni definiti «lacunosi e incompleti, specificamente l’iter di subentro del nuovo concessionario – contestano i sindacalisti – non prevede una vera e propria clausola sociale, che protegga il lavoro nell’eventualità di cambi di appalto e concessione». Un tema particolarmente delicato, che spinge le sigle a parlare di «una legge che non mette al centro il lavoro e la sua tutela», ma anche a stigmatizzare che erano «necessarie  garanzie reali sul rispetto degli accordi sottoscritti tra Regione, sindacato e aziende concessionarie, per non ripetere casi come quello della Sangemini, in cui i 20 milioni di investimenti previsti sono rimasti sulla carta senza conseguenze sulla concessione».

Protesta, sindacati: «Sprecata un’altra occasione» Sul mancato recepimento da parte della Regione delle indicazioni arrivate, i sindacati dicono che avevano «suggerito emendamenti a difesa dell’occupazione, per scoraggiare – hanno ricordato martedì mattina in piazza Italia a Perugia – chi non ha intenzione di investire seriamente sul territorio», mentre «il criterio della promozione e della salvaguardia di tutta l’occupazione nel rispetto dei contratti nazionali di riferimento doveva essere considerato un aspetto primario nella definizione di eventuali requisiti di assegnazione, proprio in considerazione del carattere pubblico del bene oggetto della concessione»

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