di M. R.
«Toni trionfalistici ingiustificati, la politica a vari livelli e da diverse fazioni esulta per un accordo di meno di due mesi che prevede la quasi totale fermata dello stabilimento e l’attivazione della Cassa integrazione. A pensar male si fa peccato ma sembra l’imbocco di una strada che porta dritti dritti al declino delle produzioni Treofan Terni, consegnando al gruppo Jindal le giustificazioni per una futura chiusura temuta già da tempo». A parlare sono un gruppo di lavoratori, una ventina, in particolare una delegazione di impiegati e Quadri che, a poche ore dall’annunciata firma dell’intesa esprimono con una certa rabbia tutta la loro profonda preoccupazione per il domani dell’industria chimica e quindi per il proprio futuro occupazionale.
Sciopero sospeso Intanto a più di 15 ore dal momento in cui sarebbe stata raggiunta l’intesa, non c’è traccia del documento sottoscritto, almeno non di quello ufficiale e non è chiaro se sia stato effettivamente siglato da tutti i soggetti intervenuti alla videoconferenza del ministero dello Sviluppo economico. Stando alle indicazioni delle segreterie nazionali di Femca Cisl, Filctem Cgil e Uiltec Uil, però, tanto per dirne una, ci sarebbe una notevole disparità tra i volumi di prodotto finito che sarà spedito e quelli che l’azienda avrebbe programmato di produrre. «I prodotti finiti – si legge nella nota diramata dai sindacati nazionali di categoria – usciranno nella proporzione del 200% rispetto agli ordini che entreranno nello stabilimento ternano». Tra agosto e settembre, tanto dura l’accordo, la produzione richiederebbe al più una decina di giorni di lavoro con l’equivalente occupazionale impiegato su una sola delle tre linee.
Produzioni Treofan «Non ci sono nuovi ordini, questo il dramma» denunciano i lavoratori. Da qui la necessità di attivare un ammortizzatore sociale; come noto, quello individuato è la cassa integrazione ordinaria con causale emergenza Covid-19. Una vera contraddizione se si pensa che proprio nel periodo del lockdown, non avendo il settore chimico conosciuto stop, proprio Treofan avrebbe lavorato più dello stesso periodo dell’anno precedente tenuto conto che il film di polipropilene prodotto a Terni è utilizzato per il packaging del settore alimentare e di quello dei tabacchi che, allo stesso modo non hanno di fatto conosciuto crisi di consumi. La paura delle maestranze, o almeno parte dei 143 dipendenti Treofan Terni dunque è che «con questa firma, raccontata come una vittoria da diversi esponenti politici, si abbassa l’asticella dell’attenzione che una vicenda così delicata merita».
Stato di agitazione «I recenti 40 giorni di sciopero – tuonano alcuni tra impiegati e Quadri – derivano da un atteggiamento del management che si protrae da un anno e mezzo, da quando Jindal ha acquisito Treofan e gioca a svuotare il suo portafoglio clienti, quindi le sue produzioni e di conseguenza la forza lavoro». Nelle righe dell’accordo anche il riferimento alla sperimentazione per un nuovo prodotto in polietilene: «Non siamo mica un impianto pilota – osservano i lavoratori – se qualcosa va storto ci rimettiamo pure il macchinario offrendo alla proprietà un’ulteriore giustificazione qualora, come sospettiamo da tempo, voglia portare lo stabilimento ternano alla chiusura. È l’unico attualmente senza ordini, l’unico del gruppo per cui si rende necessaria l’attivazione della cassa integrazione».
Il messaggio «Per il bene dell’azienda, anche tenuto conto che polipropilene è nato qui, e per la sopravvivenza dell’intero Polo chimico, è importante – ammoniscono – che tutte le istituzioni alle quali abbiamo fatto appello nell’ultimo mese, mantengano alta la guardia sulla vicenda». Gli appuntamenti fissati sono in effetti molto vicini: non più tardi di settembre una programmazione industriale a più lungo termine è previsto che passi per ben due tavoli: quello del Mise e quello della Regione.
