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venerdì 17 settembre - Aggiornato alle 22:18

Acciaio, export rottami boomerang per industria siderurgica e ambiente

Costo dei ferrivecchi a 350 euro a tonnellata, atto d’indirizzo del M5s sul tavolo del governo Draghi: «Valore al Green deal Ue»

di Mar. Ros.

Se è vero come è vero, e Thyssenkrupp-Acciai speciali Terni lo sa bene, che l’uso di rottami ferrosi da parte dell’industria siderurgica permette di ridurre di due terzi le emissioni di anidride carbonica è altrettanto vero che nel corso dell’ultimo anno il costo rottame ferroso è aumentato rapidamente ed è oggi quotato a circa 350 euro a tonnellata contro i 200 euro a tonnellata di un anno fa. Dda quando la domanda di acciaio è superiore rispetto alla disponibilità di ferrivecchi, non solo l’aumento del prezzo ne ha ridotto l’economicità ma la loro massiccia esportazione verso Paesi competitori favorisce questi ultimi e non garantisce un processo produttivo in grado di minimizzare le emissioni di gas climalteranti o inquinanti.

Acciaio Su queste riflessioni di Federacciai è basato l’atto di indirizzo del M5s (firmato dai deputati Giovanni Russo, Bologna, Cabras, Leda Volpi, Silli, Del Monaco, Aresta, Tondo, Grimaldi, Romaniello), che impegna il governo a valutare l’opportunità di adottare iniziative tese, nel quadro di una politica industriale più strutturata, a programmare e razionalizzare la quantità di rottami ferrosi esportata, allo scopo di permettere all’industria manifatturiera italiana di essere competitiva e di rispettare gli ambiziosi obiettivi in termini di sostenibilità ambientale fissati dall’Unione europea, ad esempio promuovendo, anche nelle opportune sedi europee e internazionali, la definizione di una serie di parametri in termini di riduzione dell’impatto ambientale derivante dal trattamento dei rottami ferrosi ai quali i Paesi importatori devono obbligatoriamente attenersi.

L’atto del M5s «L’Associazione europea dell’industria siderurgica (Eurofer) – si legge nella mozione – riporta che nel periodo intercorso tra il 2004 e il 2019, le esportazioni totali di rottami contenenti materiali di valore sono aumentate del 66 per cento (da 21.700.000 tonnellate a 36.100.000 tonnellate) e l’esportazione di rottami ferrosi è aumentata del 79 per cento, passando da 12 milioni di tonnellate del 2004 a 21,5 milioni di tonnellate del 2019; il Green deal europeo e il Nuovo piano d’azione per l’economia circolare hanno evidenziato l’importanza in termini di riduzione delle emissioni climalteranti dell’uso dei rottami prodotti internamente in luogo delle risorse vergini; i principali importatori di rottami ferrosi sono anche (come nel caso della Turchia) tra i principali esportatori di acciaio nel mercato europeo, determinando un costo ambientale dovuto sia al trasporto che all’uso produttivo tecnologicamente meno avanzato, e quindi più ambientalmente dannoso, dei rottami ferrosi in molti dei Paesi importatori; l’esportazione dei rottami e l’aumento del loro costo determinano significative difficoltà all’industria italiana, favorendo di conseguenza tanto l’importazione di acciaio con impatto ambientale e carbonico più elevato quanto la produzione interna da materie vergini che, a causa del loro significativo impatto climatico e ambientale, rischiano di rendere incompatibile la difesa dell’industria italiana con il rispetto degli ambiziosi obiettivi europei in termini di riduzione delle emissioni climalteranti».

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