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giovedì 24 settembre - Aggiornato alle 16:43

5G, in Umbria tre antenne già attive e altre 49 richieste. Arpa: «Ecco come funziona»

Finora 35 hanno ricevuto l’ok ambientale: 21 a Perugia e 14 tra Terni, Spoleto e Orvieto. Pericoli e controlli: cosa cambia per la salute

di Ivano Porfiri

Il 5G in Umbria è già arrivato. Tre antenne sono attive, due a Terni e una a Orvieto, mentre è partita a tutti gli effetti la corsa tra i gestori di telefonia vincitori delle gare per accaparrarsi le posizioni migliori per le antenne. Da fine 2019 ad oggi sono 49 le richieste esaminate dall’Arpa, che stila un parere esclusivamente ambientale preventivo all’autorizzazione, che spetta ai municipi. La partita, per ora, interessa i centri urbani più grandi ma presto si estenderà all’intero territorio regionale.

Le antenne 5G accese Il 5G con tutti i suoi servizi, che vanno ben oltre la semplice telefonia, promettendo di rivoluzionare i servizi a cittadini e imprese, è dunque sbarcato già su tre impianti preesistenti e che già ospitano diversi gestori e sistemi di trasmissione. A Terni sono due nella zona delle acciaierie: uno in Strada della Civitella attivo dal 2005 su cui operano Vodafone, Telecom e Iliad e l’altro in Strada della Romita attivo dal 2012 utilizzato da H3G, Telecom, Consorzio Umbria Wireless. A Orvieto, invece, l’antenna col 5G è in piazza della Pace (parcheggio funicolare) dal 2014 e ospita attualmente Vodafone e Telecom. Non è dato sapere, però, quali di questi gestori presenti nell’elenco abbiano “acceso” il 5G.

Le richieste: 26 a Perugia Arpa ha finora fornito, come detto, fornito 49 pareri. Quelli nella zona Umbria Nord (coincidente con il territorio della Usl Umbria 1) sono stati 26, di cui 21 hanno avuto parere positivo e 5 sono sospesi per richieste di integrazione. In 18 casi si tratta di impianti a 3700 MHz e in 8 a 700 Mhz. Particolarità: sono tutti nel comune di Perugia e nessuno è stato ancora attivato.

Umbria Sud Più variegata la situazione nell’Umbria Sud. Ad oggi sono pervenute 23 richieste relative ad impianti 5G. Di queste, 14 sono state valutate positivamente, una negativamente (a Terni), 6 sono in fase di valutazione in quanto sono state richieste integrazioni sia ai gestori che al Comune di competenza territoriale (Terni); 2 sono state valutate negativamente a seguito di quanto pervenuto con le integrazioni dei Comuni per l’irricevibilità dell’istanza (Terni). Delle 14 promosse, 3 sono con potenza a 700 MHz (2 nel comune di Terni e 1 a Narni) e 11 a 3700 MHz distribuite tra Spoleto, Terni e Orvieto. Ovviamente tra queste ultime ricadono le tre antenne già accese. Arpa spiega a Umbria24 che per il 700 MHz, l’impianto è stato valutato in modo statico e cioè analogo al sistema 4G.

Le frequenze Arpa oltre a rendere pubblico il catasto delle antenne presenti in Umbria, ha svolto di recente due webinar per illustrare le implicazioni della tecnologia 5G e ha pubblicato sul proprio sito molte informazioni utili per orientarsi. Tra queste la spiegazione sulle frequenze su cui viaggerà la piattaforma innovativa di rete per l’accesso ultra-broadband fisso e mobile, in grado di abilitare servizi con requisiti eterogenei. Il 5G opera su frequenze diverse rispetto ai precedenti sistemi: in particolare, utilizza due blocchi di bande di frequenze (700 MHZ e 3600-3800 MHZ) e una banda a frequenze molto alte (26 GHZ), mentre le attuali tecnologie sfruttano frequenze comprese tra 800 MHz e 2600 MHz. Ad oggi è utilizzabile solo la banda a 3700 MHZ in quanto quella a 700 è attualmente occupata dal digitale terrestre televisivo. Quando questo migrerà, quindi dal 2022, la banda verrà lasciata al 5G. Ma la corsa dei gestori per accaparrarsi la banda, come si vede, è già partita da tempo.

5G: polemiche e complottismi Il passaggio al 5G non è scevro da ansie e teorie complottiste. Tra queste l’assurda ipotesi che le onde radio possano essere veicolo di contagio per il Covid-19. Ma al di là di questo, cosa dice la scienza sulle esposizioni? L’introduzione della tecnologia 5G – ricorda Arpa – non ha comportato una revisione dei limiti di legge, che rimangono quelli definiti dalle norme attualmente in vigore nel nostro Paese, molto più restrittivi rispetto a quelli indicati dalla normativa europea nella gamma di frequenza 100kHz-300GHz, dove ricadono tutte le frequenze utilizzate dal 5G. Per l’Arpa, «l’introduzione del 5G comporterà probabilmente un aumento del numero complessivo di impianti installati (anche se le richieste finora inoltrate in gran parte riguardano siti già colonizzati da antenne, ndr), ma non un aumento indiscriminato dei livelli di campo elettromagnetico».

Chi autorizza e come Per essere installato, infatti, ogni impianto che emette campi elettromagnetici (compresi quindi i 5G) deve seguire un iter di autorizzazione, che spetta ai Comuni, preceduto da una verifica preventiva da parte delle Arpa, che sono chiamate ad esprimere un parere tecnico sulla compatibilità dell’impianto di cui si richiede l’installazione con i limiti di legge, elaborato in base a calcoli modellistici che tengono conto innanzitutto del contributo emissivo degli impianti già esistenti nella zona. Successivamente all’installazione, inoltre, le Agenzie di protezione ambientale effettuano monitoraggi e controlli periodici dei livelli di campo emessi. Ciò che invece potrebbe cambiare con l’introduzione del 5G è la modalità con cui le Arpa dovranno operare nell’ambito delle proprie competenze. Le caratteristiche sopra accennate della nuova tecnologia 5G, che inoltre impiega frequenze finora non utilizzate per la telefonia mobile, richiederanno verosimilmente un diverso approccio tecnico soprattutto in fase di valutazione preventiva attraverso la modellistica previsionale, alla cui definizione sta lavorando il sistema delle Agenzie.

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