sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 08:59
4 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:24

«Ecco l’antidoto per guarire il calcio dei ragazzini». Squarta: terzo tempo e codice etico per i genitori

Il consigliere regionale di Fratelli d'Italia: ho giocato a pallone 20 anni e conosco le ingerenze dei padri maleducati che incitano alla violenza e delegittimano il mister. Vengano mandati via

«Ecco l’antidoto per guarire il calcio dei ragazzini». Squarta: terzo tempo e codice etico per i genitori
Il consigliere regionale Marco Squarta

Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Marco Squarta, avanza alcune proposte affinché «lo sport sia innanzitutto sano divertimento e rispetto per l’avversario». Per Squarta, a fronte di «episodi spiacevoli in vari campetti dell’Umbria» sarebbero necessari «un Codice etico di comportamento per i genitori dei ragazzini che giocano a calcio nella nostra regione e il terzo tempo come nel rugby».

Codice etico e fair-play «Ogni domenica – è spiegato in una nota del consigliere regionale – accadono episodi spiacevoli in vari campetti dell’Umbria. Pugni, insulti, offese razziste, risse in tribuna, talvolta viene richiesto perfino l’intervento delle forze dell’ordine. Questi episodi non sono più tollerabili, lo sport deve essere innanzitutto sano divertimento e rispetto per l’avversario da parte di atleti, tesserati, genitori». Secondo Squarta sarebbero dunque necessari «un Codice etico di comportamento per i genitori dei ragazzini che giocano a calcio nella nostra regione e il terzo tempo come nel rugby».

Genitori maleducati Squarta ricorda di essere stato «un calciatore e di aver giocato a pallone per quasi vent’anni: ho vissuto sulla mia pelle le ingerenze di alcuni genitori maleducati che delegittimano il ruolo delicato dell’allenatore-educatore e incitano alla violenza. Le società sportive che incassano soldi dalle quote d’iscrizione dei ragazzini devono prendere provvedimenti coraggiosi nei confronti delle persone maleducate che dagli spalti rovinano giornate di sport e di festa per tutti. Al momento dell’iscrizione dei figli – propone Squarta – ogni genitore si deve impegnare a rispettare le regole del Codice etico di comportamento. Qualora non venissero rispettate le regole la società calcistica sarà costretta ad allontanare il giocatore tesserato a causa dei comportamenti del padre o della madre, senza però perdere la quota versata all’inizio della stagione».

Quote di iscrizione perdute «La Regione Umbria, d’intesa con Figc e Ufficio scolastico regionale – specifica il consigliere – dovrebbe siglare un protocollo per intraprendere un cammino virtuoso che insegni i valori di rispetto ed educazione ai più piccoli. L’obiettivo deve essere quello di isolare atteggiamenti scorretti, scomposti e violenti di genitori che offendono avversari, arbitri e supporters delle altre squadre. Genitori – aggiunge – incapaci di accorgersi che con i loro comportamenti danneggiano e umiliano i loro stessi figli. L’iniziativa deve partire al più presto in vista dell’inizio dei prossimi campionati giovanili».

Terzo tempo come nel rugby «Sarebbe utile – conclude il consigliere di FdI – un confronto con il giudice sportivo Marco Brusco, la cui collaborazione risulterebbe senz’altro interessante per inquadrare meglio il problema e intervenire in maniera incisiva contro i genitori attaccabrighe che rovinano un importante momento di integrazione per i giovani. Per questo motivo sono convinto che nel calcio, come nel rugby, andrebbe istituzionalizzato il fair-play, sia in campo che fuori. L’Umbria si faccia portabandiera di un problema nazionale. Il pugno duro dei Daspo ha fatto diminuire gli scontri degli ultras allo stadio, nel calcio giovanile il problema potrebbe essere risolto con provvedimenti meno drastici ma esemplari che toccano il portafogli».

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