sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 17:29
16 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 20:31

Uccisa con una martellata in testa: arrestato il 24enne umbro accusato dell’omicidio di Katia

Si chiama Piter Polverini. Gli inquirenti: «Ci ha detto dov'era l'arma, è come una confessione». Le indagini durate due mesi: svolta dalla C1 e dal Dna

Uccisa con una martellata in testa: arrestato il 24enne umbro accusato dell’omicidio di Katia
Peter Polverini viene portato via (Foto Arezzonotizie.it)

Un colpo di martello alla testa, poi ha gettato il corpo della donna nel greto del torrente Afra. Quindi è salito in macchina ed è tornato a casa, dove ha nascosto l’arma e il cellulare in un cespuglio. Ha ucciso così Katia Dell’Omarino, la 42enne di Sansepolcro morta il 12 luglio scorso, il 24enne residente a San Giustino, Piter Polverini. Ci sono voluti due mesi di indagini serrate per ricostruire i fatti e avere le prove tali da indurre il giovane a confessare. I carabinieri lo hanno arrestato su ordine della Procura della Repubblica di Arezzo, andando a prenderlo nella sua casa.

L’arresto e l’interrogatorio Portato in caserma alle 8 di venerdì, Polverini è stato interrogato dal pm Julia Maggiore alla presenza del suo avvocato. Poco dopo le 13 è stato trasferito nel carcere di San Benedetto. Ad emettere l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stato il gip Anna Maria Lo Prete. Per lui l’accusa è di omicidio volontario.

Indagine di due mesi «Si è trattata di un’operazione condotta magistralmente dall’Arma dei Carabinieri – ha sottolineato il procuratore capo Roberto Rossi secondo quanto riportato da Arezzonotizie.it – in questi mesi di indagini non è stato lasciato niente al caso e lo scrupolo con il quale si proceduto ha dato i suoi frutti. Il presunto responsabile del delitto ha inoltre indicato agli inquirenti il luogo dove era stata occultata l’arma del delitto, un martello. Elemento che equivale ad una confessione esplicita».

La chiave del caso nell’auto Si è arrivati a Piter, impiegato in un centro scommesse di Arezzo, grazie anche alle testimonianze raccolte e alla visione di alcuni video. La chiave è stata una Citroen C1 rossa trovata parcheggiata in via delle Piscine, a Sansepolcro. Qui è stata vista da testimoni e ripresa da una telecamera salire su un Suv. Nell’abitacolo della Citroen c’era un taccuino con un centinaio di numeri di telefono.«Credevamo che avremmo trovato il nome dell’autore del delitto in questo elenco – hanno sostenuto il comandante provinciale dei carabinieri di Arezzo, Luigi Arnaldo Cieri e il colonnello Giuseppe Caturano – . Invece così non è stato». Al contrario, importante è stata la ripresa di una Nissan X-Trail che segue a breve distanza la C1 della Dell’Omarino. Proprio quella di Piter. La prova decisiva, a quel punto è stata il raffronto del Dna del ragazzo con un campione isolato sul corpo della vittima, risultate identiche. «Abbiamo atteso che trascorressero i giorni richiesti dal protocollo per le analisi – spiegano gli inquirenti – poi i plurimi indizi di colpevolezza hanno reso chiare quale fosse il volto dell’omicida».

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