sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 19:13
26 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:39

E’ ‘guerra’ sulle casette abusive di Punta Navaccia. Il camping: se confermano il sequestro chiudiamo

I proprietari dei bungalow attaccano il Comune di Tuoro e propongono alla Procura il «punto di sintesi» per salvare la stagione estiva. Gli avvocati Viti e Rampini: «Un utilizzo temporaneo»

E’ ‘guerra’ sulle casette abusive di Punta Navaccia. Il camping: se confermano il sequestro chiudiamo
L'avvocato Giancarlo Viti

di En.Ber.

Senza girare troppo intorno alle parole nell’atto difensivo depositato in Procura della Repubblica i difensori dell’85enne perugino indagato per lottizzazione abusiva e deturpamento di bellezze naturali parlano di rischio «dissesto» e «chiusura» del Camping Village Punta Navaccia. Il sequestro preventivo del gip Lidia Brutti di 75 bungalow – 47 su area verde privata, 28 su zona destinata a parco naturale, i numeri sono quelli indicati negli atti – ha messo in ginocchio i titolari del campeggio di Tuoro.

Caparre, tour operator, prenotazioni Gli avvocati Giancarlo Viti e Mario Rampini spiegano al Pm Manuela Comodi che il provvedimento adottato dalla magistratura porterebbe i titolari dell’attività ricettiva a restituire le caparre versate dai turisti, ad un eventuale risarcimento del danno ma «soprattutto alla risoluzione dei rapporti con i tour operators che garantiscono le prenotazioni». «Il permanere del sequestro» porterebbe «in brevissimo tempo al dissesto e alla chiusura» dell’attività ricettiva.

Il «punto di sintesi» Nel sottolineare le «ragguardevoli dimensioni» di una struttura che «favorisce il turismo al Trasimeno» e «offre lavoro stagionale a numerose persone» i difensori suggeriscono al Pm l’exit-strategy più conveniente per loro. La chiamano «punto di sintesi»: le casette abusive rimangono formalmente sotto sequestro ma a Punta Navaccia dovrebbe essere concesso un «utilizzo temporaneo» dell’area e delle mini-abitazioni. Trattativa impervia, per la difesa, ma non certo impossibile considerate le conseguenze per l’economia locale che in un senso o nell’altro provocherà la decisione del magistrato su quella porzione di camping «corpo di reato». Sul tavolo della Comodi, esperta in reati contro l’ambiente, c’è dunque la proposta di «rimuovere» i ‘sigilli’ poiché «difficilmente i turisti accetterebbero di dimorare in alloggi con evidenti segni della sottoposizione a sequestro».

L’ordinanza di demolizione Nell’atto non mancano stoccate contro il Comune. Secondo la difesa quella situazione di presunto abusivismo «è tale da circa 20 anni». «Da tempo – è scritto – il campeggio sta cercando di mettere ordine sull’area sequestrata, attraverso l’adeguamento alle previsioni degli strumenti urbanistici e della disciplina di settore». Dopo «aver preso atto dell’ordinanza di demolizione dei manufatti – ecco l’attacco – era però necessario che il Comune autorizzasse formalmente la rimozione e lo stoccaggio dei materiali in altro sito ma non vi ha ottemperato».

«E’ colpa del Comune» Nell’atto vengono lamentate «altre istanze» non meglio precisate che, «purtroppo, per consuete e non sempre comprensibili difficoltà burocratiche sono ad oggi inevase». Insomma, oltre a quella della «proprietà», pesa la «colpa del Comune di Tuoro sul Trasimeno che con comportamento di dubbia adeguatezza non consente» ai titolari «di mettere ordine». «Il Camping Village – concludono Viti e Rampini – ha accettato le prenotazioni impegnando tutte le casette sequestrate per l’intera stagione estiva». Con il «punto di sintesi» Punta Navaccia spera di «sopravvivere in attesa della regolarizzazione dell’area, Comune di Tuoro permettendo, previa demolizione di tutti i manufatti».

©Riproduzione riservata

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  • Giulio Torresi

    Insomma il comune appoggia i proprietari in nome di un quasi certo dissesto economico.. Adesso io mi costruisco una casina in legno vicino al pantheon, a Roma poi tramite tour operator mi impegno la stagione. Vediamo se me lo lasciano tenere..

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