15 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:59

«E’ cambiato il modo di raccontare le tragedie» Claudio Sebastiani: le mie cronache dai terremoti

Il giornalista dell'Ansa ha seguito il sisma del 1997 in Umbria, inviato a San Giuliano di Puglia e ad Arquata del Tronto: «L'informazione di qualità tra il dolore e i social-network»

«E’ cambiato il modo di raccontare le tragedie» Claudio Sebastiani: le mie cronache dai terremoti
Il giornalista Claudio Sebastiani

di Enzo Beretta

Un attimo dopo la scossa fa paura il silenzio. L’ora maledetta è scoccata di nuovo. Sono le 3.36 del 24 agosto. Claudio Sebastiani, 50 anni, caporedattore dell’Ansa Umbria, impugna il Blackberry in ricarica sul comodino e avverte i colleghi della redazione di Roma. L’agenzia che non dorme mai. «C’è stato il terremoto». «Parti subito», rispondono dal desk. «Le lancette dell’orologio sono tornate indietro di 19 anni – racconta il giornalista -. Il primo pensiero è andato alla basilica di San Francesco crollata nel 1997. Mentre chiamavo i frati di Assisi per avere notizie e confusamente infilavo un cambio di vestiti nello zaino si è affacciato mio figlio sulla porta della camera da letto. Mi ha sussurrato ‘Papà, stai attento‘. Ci siamo abbracciati tutti insieme con mia moglie Patrizia. Durante il sopralluogo nella basilica non erano stati rilevati danni, ho aggiornato il sito dell’Ansa e sono partito».

E’ il terzo terremoto che racconti per l’agenzia più importante d’Italia. Umbria 1997, San Giuliano di Puglia 2002, Arquata del Tronto 2016.
«Era buio a Perugia quando sono uscito di casa per raggiungere Norcia. Ho acceso i fari della macchina e Radio Uno. Quasi tutte le strade erano impraticabili a causa delle frane. Ero in contatto con gli altri colleghi di Perugia quando i soccorsi mi hanno impedito di oltrepassare il viadotto. Grazie alle indicazioni del collega Vincenzo Sinapi, caporedattore aggiunto della cronaca italiana, originario di quella zona colpita della Valnerina, in un’ora sono riuscito ad arrivare».

Nessuna vittima.
«Per fortuna nessuna vittima. Ho dettato le prime righe alla redazione centrale che mi ha chiesto di raggiungere Arquata del Tronto in provincia di Ascoli. Vicino all’epicentro. In fondo alla Salaria squarciata dal cratere».

«Siamo vivi. Questo è tutto», è una delle prime frasi raccolte per il tuo reportage.
«Negli occhi e nei volti dei sopravvissuti ho riconosciuto il terrore del terremoto. Sullo sfondo immagini spettrali di macerie ancora fumanti, case ferite, pareti squarciate. Il dolore devastante di chi ha perso tutto – affetti, ricordi – è il denominatore comune dei tre terremoti che ho raccontato per l’agenzia. Insieme alla dignità e al disorientamento di chi è riuscito a scappare e stringe in una bustina di plastica il proprio futuro».

Alle 14.32 del 26 agosto il tuo lancio «Nelle Marche non ci sono più dispersi» viene ripreso nei titoli dai maggiori siti d’informazione mondiali.
«Era un’informazione raccolta al campo base di Arquata. Ho gioito nel dettarla. Una sorta di liberazione. Faccio questo mestiere da 24 anni ma non si può rimanere indifferenti davanti al dramma di anziani in pigiama che si cambiano sulla panchina di un campo sportivo, a pochi metri di distanza da mamme che si sforzano di sorridere ai propri figli durante improbabili pic-nic».

Ci sono state altre scosse.
«Sono rimasto lì cinque giorni come inviato. Sentivo la terra tremare anche quando entravo in macchina a ricaricare lo smartphone. Un pomeriggio mentre verificavo una notizia al telefono con un collega mi è mancata letteralmente la terra sotto i piedi. Un salto di 15 centimetri».

Com’è cambiato il modo di raccontare le tragedie rispetto al 1997?
«Il modo di fare informazione è rivoluzionato nonostante il primo terremoto ‘multimediale’ risalga proprio al ’97 con le immagini storiche del crollo della basilica di San Francesco. Dal pesante Ericsson al Blackberry è chiaramente un cambio epocale. Ora è tutto più veloce e tempestivo. Piovono notizie dappertutto, compresi i social-network, ma l’Ansa riesce sempre a distinguersi per l’attendibilità del notiziario. In eventi come questi la squadra è tutto: in maniera diversa, dal direttore all’ultimo collaboratore, sono tutti importantissimi. Fino a qualche anno fa l’agenzia si rivolgeva essenzialmente a professionisti e Istituzioni ma ora con internet e le televisioni all-news le nostre informazioni raggiungono il grande pubblico in tempi molto più rapidi. Ormai per noi cronisti è diventato naturale integrare i servizi con foto e video. Sempre consapevoli della responsabilità più grande, riassumibile in appena cinque parole: ‘Lo ha detto l’Ansa‘. Perciò deve essere vero».

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