SPECIALE FESTIVAL DI SPOLETO | 27 giu 2016

Due Mondi, Tim Robbins&Friends suonano per pace e uguaglianza: «A Spoleto mi sento a casa»

Applausi al Romano per il concerto della star sul palco con otto coristi e sette musicisti, il figlio Miles avuto con la Sarandon canta contro discriminazioni di gay e lesbiche

Due Mondi, Tim Robbins&Friends suonano per pace e uguaglianza: «A Spoleto mi sento a casa»

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di Chiara Fabrizi

La star di Hollywood si emoziona al Due Mondi. Veste i panni del musicista per un concerto che probabilmente non dimenticherà mai, Tim Robbins domenica sera a Spoleto con la band The Rogues ma anche col figlio Miles, 24 anni, avuto dalla lunga relazione con Susan Sarandon, interrotta nel 2009.

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Tim Robbins&Friends al Due Mondi Oltre un’ora e mezzo di folk, country blues e un pizzico di rock che convince il pubblico del Festival dopo un inizio segnato da un paio di piccoli intoppi tecnici ma soprattutto da un elevato tasso di emotività. Già, perché il palco del Teatro Romano non è un set cinematografico e il premio Oscar con Mystic River per il primo quarto d’ora fatica a ingranare. A complicare l’avvio anche una corda della chitarra che si rompe al primo brano eseguito, ma è solo questione di tempo e Tim Robbins prima si scioglie e poi si scatena sostenuto dalla sua incredibile band composta da sette elementi e anche dagli otto coristi, che si spostano dal palco alla platea più di una volta.

Rifugiati e soldati in guerra Una quindicina i pezzi eseguiti dall’attore che tra percussioni, fiati, tastiera, chitarre e contrabbasso lascia anche spazio al pubblico col quale canta la celebre Oh Mary don’t you weep registrata per la prima volta più di un secolo fa e considerata il canto degli schiavi. Un inno alla speranza e alla resistenza a cui Tim Robbins, dotato di una buona voce, fa seguire anche Queens of dreams un brano dedicato ai rifugiati e ai loro sogni di pace: «È difficile, certo, ma aprire le nostre porte ai rifugiati è un dovere morale». Fortemente impegnato nel sociale, l’attore esegue anche la sua Time to kill che racconta il dramma di un soldato partito in guerra per combattere i terroristi e tornato in patria con le mani sporche di sangue dei bambini uccisi per errore.

Gay e ovazione Se la star di Hollywood suona la pace e l’uguaglianza, il figlio Miles, lunghi capelli neri, non è da meno. Robbins gli lascia quasi il palco e il ventiquattrenne, dalla voce promettente, esegue con la chitarra e la band due brani. Ma prima pianta una bandiera al Due Mondi contro le discriminazione di gay e lesbiche. E anche qui, come per i rifugiati, l’applauso del Romano c’è ma è tiepido complice forse le difficoltà di comprensione linguistica. Si va avanti così per oltre novanta minuti, chiusi dall’ovazione del pubblico che apprezza parecchio il concerto di Tim Robbins&Friends. «Non è la prima volta che viene al Due Mondi – aveva detto in apertura il direttore artistico Giorgio Ferrara – e non credo proprio che sarà l’ultima». E la star: «No, certo – è la stata risposta – qui ormai mi sento a casa».

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